Gli svizzeri dicono “Sì” alla protezione giudiziaria contro l’omofobia

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Loading...

Gli svizzeri dicono “Sì” alla protezione giudiziaria contro l’omofobia

(Blogmensgo, blog gay del 13 febbraio 2020) Col 63,1% dei suffragi a favore del Sì, la votazione del 9 febbraio 2020 ha dato il via al governo federale per trasformare l'omofobia in reato penale. Più precisamente si tratta di ampliare la norma antirazzismo, vale a dire l'articolo 261 bis del codice penale svizzero (sul suo significato giuridico, vedete il nostro articolo) alle discriminazioni omofobe, lesbofobe e bifobe. L'estensione della norma antirazzista non necessita altre modifiche legislative e potrebbe quindi entrare in vigore da luglio 2020.

I cantoni francofoni, in media, hanno fatto molto meglio. 😉 © bk.admin.ch

Una vittoria incontestabile

Cifre eloquenti

I risultati dello scrutinio non lasciano spazio a dubbi. Non meno del 40,9% dell'elettorato svizzero ha depositato la scheda nell'urna domenica, un alto tasso di partecipazione se lo si compara con le latre votazioni. A livello nazionale, il Sì ha ottenuto il 63,1% contro il 36,9% dei No. Il dettaglio delle cifre rivela delle tendenze sia più fini che più marcate.

Quattro schede su cinquesi sono pronunciate a favore del Sì nel canton Vaud (80,2%), con quasi l'86% a Losanna, che conferma così il suo status di città friendly per eccellenza. MensGo.com è fiero della sua città.

Altri cantoni di lingua francese hanno focalizzato tre quarti degli elettori sul Sì, in particolare Ginevra (76,3%), il Jura (73,8%) e Neuchâtel (73,7%). Il Sì domina nettamente anche nel Vallese (62,7%) nonostante le reticenze nella sua parte più rurale dove fiorisce l'estrema destra.

Nei cantoni tedeschi, la palma spetta a Basilea (71,9%) e Friburgo (68,4%), molto più avanti di Zurigo (63,5%) e molto molto più avanti della capitale Berna (59,5%). Da notare anche, nell'area di lingua italiana, il bel punteggio del Ticino (66,8%).

Solamente tre cantoni su ventisei non si sono accodati alla maggioranza nell'estensione della norma antirazzista, in modo più definito negli Appenzell Innerrhoden (45,9%) e in misura minore nei cantoni di Uri (48,9%) e Schwyz (48,3%).

Ventitre cantoni a favore e tre contrari. Vale a dire come la vittoria del Sì, alta in percentuale, si riveli schiacciante a livello amministrativo. Dopo essere arrivati a convocare una votazione sull'argomento, le due sole formazioni politiche (UDF e UDC) opposte al Sì hanno dovuto ammettere la pesante sconfitta davanti ai microfoni e alle telecamere.

Soddisfazione (quasi) unanime

Solamente queste due formazioni ultraconservatrici apparivano imbronciate al termine degli scrutini. Tutti gli altri partiti politici hanno applaudito la civiltà e il buon senso del popolo svizzero, che si è recato nei seggi elettorali allo scopo di rimettere gli omofobi e l'omofobia al loro posto.

Pink Cross ha salutato positivamente «un segnale forte contro l'omofobia». E anche un primo passo verso la parità universale dei diritti.

Il matrimonio per tutti? Più è verde, più gli svizzeri sono d'accordo. Il Parlamento adesso sa cosa deve fare. © pinkcross.ch

Verso il matrimonio per tutti?

La principale critica che possiamo formulare contro l'estensione della norma antirazzismo agli insulti e agli attacchi omofobi è che si limita all'orientamento sessuale e non menziona i casi di transfobia. Non si tratta di una dimenticanza, ma di una volontà deliberata del parlamento che si era già pronunciato in questo senso lo scorso anno.

La larga vittoria del Sì lascia tuttavia la porta aperta ad una nuova estensione della norma anitrazzista, questa volta sulle questioni legate alla transfobia e all'intersexfobia. Allo stesso modo possiamo sperare in una semplificazione del procedimento relativo al cambio di sesso con le amministrazioni.

E se questa vittoria fosse un primo passo verso obbiettivi più ambiziosi, ma altrettanto legittimi? Intendiamo, tra le altre cose, la legalizzazione del matrimonio omosessuale e l'accesso di tutte le donne alla procreazione assistita (PMA). Un'utopia? Non ne sarei così sicuro…

Dopo questo Sì chiaro, la comunità LGBTI intende approfittare di tali dinamiche perché non solamente l'estensione della norma penale sia una realtà nei fatti, ma anche perché l'uguaglianza di diritti per tutte e tutti sia una realtà in Svizzera come prossima tappa per il matrimonio egualitario.
Pink Cross, 9 febbraio 2020

Di fatto, il Consiglio nazionale (camera bassa del Parlamento) esaminerà a marzo 2020 l'eventuale apertura del matrimonio a tutte le coppie, quale che sia il loro orienatmento sessuale. Non si tratta di un semplice capriccio parlamentare, ma di una risposta degli eletti ad un fenomeno sociale: la maggiore tolleranza degli svizzeri nei confronti dell'omosessualità e la loro migliore accettazione delle rivendicazioni LGBT più basilari.

Matrimonio omosessuale E adozione omogenitoriale? Più è verde, più gli svizzeri sono d'accordo. © pinkcross.ch

Rimane da sapere quale ampiezza i parlamentari daranno alla nozione di uguaglianza. È prevista una parità per tutte le coppie solamente nei confronti del matrimonio, oppure una parità integrale dei diritti, vale a dire con matrimonio omosessuale, adozione omogenitoriale per filiazione automatica e accesso alla PMA per le coppie di donne sposate.

La popolazione, su questi tre argomenti, sembra aver superato la sua rappresentanza politica e parlamentare. Questo è ciò che mostra un'inchiesta condotta da gfs-Zurich su richiesta di Pink Cross e pubblicata il giorno successivo alla vittoria del 9 febbraio, attraverso tre importanti statistiche che tendono alla parità dei diritti:

  • 81% degli svizzeri sono favorevoli al matrimonio per tutti.
  • 67% sono favorevoli all'adozione omogenitoriale.
  • 66% dicono Sì all'accesso per le coppie di donne alla PMA.

L'accettazione del matrimonio omosessuale trascende tutte le fenditure politiche. Anche tra i simpatizzanti dell'UDC - il partito che ha indetto la votazione sull'estensione della norma antirazzista, unica formazione politica a non sostenere ufficialmente il matrimonio gay - il 66% si dice d'accordo alla legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Possiamo riassumere - come fanno notare LOS et Pink Cross, le organizzazioni lesbiche e gay in Svizzera - in due frasi la rivoluzione della mentalità elvetica in questi ultimi anni o anche in questi ultimi mesi:

Die Schweizer Bevölkerung will die Ehe mit allen damit verbunden Rechten und Pflichten öffnen. Die Ehe ist schlussendlich auch da, um Familien und Kinder zu schützen, deshalb müssen diese zwingend Teil der Vorlage zur Ehe für alle sein.
(La popolazione svizzera vuole aprire il matrimonio con tutti i diritti e i doveri che ne seguono. Dopo tutto, il maqtrimonio è lì anche per proteggere le famiglie e i bambini, è dunque imperativo integrarli in un modello di matrimonio per tutti.)
Muriel Waeger, direttrice per la Svizzera francese di LOS e Pink Cross

Metodologia. Inchiesta gfs-Zürich per Pink Cross, realizzata per telefono tra 1.012 adulti rappresentativi della popolazione in Svizzera tedesca (75%) e francese (25%). Questionario realizzato tra il 14 e il 26 ottobre 2019 nel quadro di un'inchiesta omnibus, risultati redatti il 7 novembre 2019, sondaggio pubblicato il 10 febbraio 2020.

La Coca-Cola aveva previsto il successo

Prima della votazione del 9 febbraio, lacampagna di sensibilizzazione non si è limitata alla distribuzione di volantini, alla creazione di siti web o alle decine di migliaia di bandiere rainbow davanti alle abitazioni.

Coca ha scritto «small country», perché la discriminazione omofoba rimane legale in Svizzera… prima dell'effettiva modifica della norma antirazzismo. © Coca-Cola

Una delle manifestazioni più visibili, almeno da un punto di vista mediatico, è stata la campagna della Coca-Cola sui media elvetici. La multinazionale americana ha riempito pagine di pubblicità nella stampa di lingia francese, tedesca, italiana della Svizzera. Per le sue bottigliette di bibite gasate, certo, ma non delle bottigliette qualsiasi: delle bottigliette con un messaggio scritto con i colori delle rivendicazioni LGBT.

La Coca-Cola ha moltiplicato per cinque la suoa bottiglietta, ossia una per ognuna delle lingue autoctone o veicolari in Svizzera: tedesco, francese, italiano, romancio, inglese. In altre parole, impossibile non comprendere il messaggio.

Si tratta di pinkwashing? L'ampiezza e la visibilità della campagna pro-LGBT della Coca-Cola suggerisce di no. Il marchio ha corso anche un vero rischio commerciale; non in Svizzera, ma in Paesi repressivi nei confronti dell'omosessualità e delle persone LGBT, dove la campagna pubblicitaria elvetica potreva nuocere agli interessi commerciali del leader mondiale delle bibite analcoliche.

Cinque bottiglie in cinque lingue. 🙂 © Coca-Cola

La Swiss non vuole più il cioccolato omofobo sui suoi aerei

La Swisspresto non offrirà più il cioccolato Läderacha bordo dei propri aerei. La compagnia aerea ha annunciato in gennaio (la decisione era stata presa a novembre 2019) che le prelibatezze di questo produttore di cioccolato svizzero non saranno più distribuite ai viaggiatori dalle hostess e dagli steward a partire da metà aprile 2020. Motivo: la militanza omofoba di Johannes Läderach, il patrono dell'omonima società, ha fatto venire l'ulcera alla filaile della Lufthansa.

Niente cioccolato omofobo sugli aerei. 😛 © Tetiana Bykovets / Unsplash

Johannes Läderach non si accontenta di gestire l'azienda familiare. Usa il pretesto della sua fede cristiana per militare a favore dell'oscurantismo più reazionario ed omofobo. Per fare ciò, utilizza tre canali: le sue attività personali, il suo commercio di cioccolato e un gruppuscolo evangelico cristiano (CFT) il cui padre, Jürg Läderach, presiede la sezione svizzera. CFT milita apertamente contro la comunità LGBT, contro la pornografia, contro l'aborto e anche contro la saga Harry Potter.

Di base a Bilten, nel cantone di Glaris, l'azienda Läderach afferzero nei confronti… della discriminazione. Il personale di Swiss - in particolare il personale di bordo LGBT - non crede ad una sola parola e si è mobilitato contro questi cioccolatini della discordia e dell'intolleranza.

Nessun razzismo, ma gli svizzeri adorano il cioccolato bianco. ©Elli O. / Unsplash

Swiss distribuisce cioccolatini Läderach da circa dieci anni. Quale marca di cioccolato gli succederà a bordo degli aerei? La filiale della Lufthansa non ha ancora rivelato alcun nome, ma non ha che l'imbarazzo della scelta.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

Nessun commento ancora

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This Blog will give regular Commentators DoFollow Status. Implemented from IT Blögg