Militanza LGBT: calciare senza sbagliare bersaglio è uno sport!

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Militanza LGBT: calciare senza sbagliare bersaglio è uno sport!

(Blogmensgo, blog gay del 10 febbraio 2020) Tutti gli amanti dei modi di dire, lo sanno bene: il migliore è nemico del bene e la vendetta è un piatto che va servito freddo. Ed è proprio quello che è successo a margine dell'Open d’Australie 2020, con una variante tennistico-LGBT. Una storia di tennis con tre campioni: Margaret Court, Martina Navrátilová, John McEnroe. Dove la virtù ha perso un set mandando la pallina fuori campo dopo aver creduto di fare un ace contro il vizio. Spieghiamoci meglio.

John McEnroe e Martina Navrátilová. Nonostante le parole ignobili di Margaret Court, un contrattempo mal concepito e mal eseguito. © Zoë Reeve / Unsplash

Sintesi dei fatti

Riassumiamo la questione senza entrare nei dettagli - ovvero in due set vincenti.

Primo set

Ex campionessa del tennis australiano, Margaret Court detiene il record dei titoli vinti nel Grande Slam, ossia 24 titoli di cui 11 Open dell'Australia (altro record). Margaret Court, la più grande campionessa di tennis di tutti i tempi in Australia e forse anche nel mondo, ha quindi, logicamente, dato il nome alla Margaret Court Arena di Melbourne dal 2003.

Margaret Court ha vinto il primo set.

Secondo set

A partire dal 2012, le dichiarazioni violente ed apertamente omofobe, lesbofobe, bifobe e transfobiche di Margaret Court hanno suscitato scalpore. Molte personalità hanno chiesto che alla Margaret Court Arena venisse cambiato nome. Le proteste sono cresciute quando, col pretesto delle sue credenze religiose, Margaret Courtha intensificato i suoi attacchi omofobi prima del referendum postale sul matrimonio gay e dopo la sua legalizzazione in Australia. L'arena non ha cambiato nome, ma l'ex campionessa è stata screditata.

Margaret Court ha perso il secondo set.

Terzo set

Margaret Courtha pretendeva che venisse celebrato il cinquantesimo anniversario del suo Gran Slam australiano, ottenuto nel 1970, con gli stessi fasti e solennità con cui era stato festeggiato nel 2019 il cinquantesimo anniversario del Grande Slam australiano del compatriota Rod Laver. Una cerimonia solenne ha avuto luogo e due invitati vip, Martina Navrátilová e John McEnroe, hanno approfittato della celebrazione per esibire uno striscione con scritto, a puntini rainbow, Evonne Goolagong Arena.

In altre parole, durante una cerimonia ufficiale che i vertici del tennis avevano ridotto a modeste proporzioni, delle immense glorie del tennis mondiale hanno reclamato che il nome di un'immensa gloria del tennis australiano fosse rimpiazzato con quello di un'altra immensa gloria del tennis australiano. Il tutto è stato giudicato eccessivo, costringendo la Navrátilová e McEnroe a presentare delle scuse.

Gioco, set e match per Margaret Court.

Finta vittoria o vera sconfitta?

Martina Navrátilová e John McEnroe non avrebbero dovuto mai perdere la partita contro Margaret Court; non solamente perché sono due e perché sono più giovani di lei. Hanno esagerato, quando una vittoria facile era a portata di mano. Errore fatale per inettitudine e mancanza di calcolo psicologico. Un vero errore da principianti, indegno di un alto livello professionale e sportivo.

Si può certo comprendere che Martina Navrátilová volesse vendicarsi delle ingominie che Margaret Court aveva detto nel loro primo incontro. Come queste, che ci ricorda Wikipedia:

[Martina Navrátilová], a great player but I’d like someone at the top who[m] the younger players can look up to. It’s very sad for children to be exposed to homosexuality[…].
[Martina Navrátilová], una grande giocatrice, ma preferirei che in cima ci fosse qualcuno per cui i bambini possano avere rispetto. È così triste che i bambini siano esposti all'omosessualità […].
Margaret Court, 1990

Comprendo perfettamente il risentimento della Navrátilová, che fu, così come McEnroe, uno degli idoli della mia giovinezza. Ma il loro happening si è rivelato per lo meno controproduttivo.

Psicologicamente, è stato stupido esigere il cambio di nome di un edificio sportivo nel momento stesso in cui veniva celebrata proprio colei che aevva donato il nome. I vertici sportivi avevano giocato bene la partita trascinando i piedi per organizzare la celebrazione, poi riducendola ad un protocollo vagamente minimalista.

Rigiochiamo la partita

Sarebbe stato più ragionevole -e, mediaticamente, più produttivo - usare l'ironia e la derisione piuttosto che uno scontro frontale.

Come fare? semplice.

Primo, offrire delle parrucche rainbow agli spettatori sulle gradinate e - soprattutto - nelle tribune. Ombrelli arcobaleno, drag queen, il nome di Margaret Court esibito dal pubblico con i colori apertamente LGBT+. Quattordici persone sarebbero state sufficienti a formare una catena M-A-R-G-A-R-E-T🏳️‍🌈C-O-U-R-T con una bandiera o una t-shirt arcobaleno tra il nome e il cognome.

Secondo, far pronunciare discorsi e far distribuire medaglie, premi e onorificenze varie da vecchie glorie del tennis che proclamino a gran voce la propria omosessualità. Ad esempio Martina Navrátilová, e sappiamo bene quanto questo avrebbe riempito di orrore - e di ridicolo - questa vecchia omofoba di Margaret Court. O ancora da Billie Jean King (che fece coming out subito prima di Martina, mi sembra), un'icona della militanza LGBT con la quale la vecchia australiana aveva perso la faccia baciandola davanti alle telecamere di tutto il mondo.

Terzo, chiudere la cerimonia con un grande spettacolo LGBT, con ragazzi che ballano con ragazzi e ragazze che ballano con ragazze.

Quarto, tenere dei discorsiche amplificano le allusioni perfide alla follia di alcune persone, qualunque siano le loro vittorie tennistiche. La religiosità e il fanatismo della Court lo avrebbero sicuramente registrato.

L'esposizione di uno scontro, così forte e violento, non attira l'attenzione del pubblico e dei media che per breve tempo. Un conflitto surclassa l'altro. Ma quando si tratta di matrimonio (omosessuale) tra ironia e humor non c'è dubbio che pubblico e media ne vogliano ancora. L'happening Navrátilová-McEnroe non è durato che il tempo di una foto, di un annuncio radio o di un accenno ai telegiornali. Un metodo più sottile di umiliazione della vecchia omofoba avrebbe potuto diventare virale sui social e sarebbe stato ricordato più a lungo, anche tra i più omofobi.

Un esempio sottile di umiliazione

Dal 30 gennaio al 2 febbraio 2020 si è tenuto il Festival del fumetto di Angoulême. Il presidente francese Emmanuel Macron - che si dice orgoglioso della cultura nonostante la magra considerazione da parte del suo governo per il letterati - ha approfittato della sua presenza alla 47a edizione del festival per pranzare con autori e illustratori di fumetti (BD). Ma le ha prese.

Chi è più intelligente, il normalissimo Jul (sx) o il tecnocrate Macron (dx)? 😉

Subito prima del pasto, il disegnatore Jul e il presidente Macron hanno immortalato l'evento reggendo insieme una t-shirt dove la scritta BD 2020 era preceduta da una lettera rosso sangue L, sotto un disegno che rappresentava un animale maltrattato. In altre parole, il gatto che è il logo del salone BD 2020 si è trasformato in vittima dell'LBD, alias lanciatore di di palle da difesa, acronimo che simboleggia le violenze della polizia e gli abusi di alcune autorità della polizia, dei militari o dei prefetti.

Il capo di Stato, posando in compagnia di un autore emblematico, si è quindi trovato a brandire il simbolo di una repressione che i suoi oppositori affermano essere guidata dall'alto. Jul non ha assolutamente contestato lo statuto presidenziale di Macron, contrariamente a Navrátilová e McEnroe che negarono alla Court il suo status di campionessa. Ma la Navrátilová e McEnroe hanno fallito miseramente nel loro tentativo di secessioen, mentre Jul si è apertamente preso gioco di Macron con la comlicità involontaria di Macron stesso.

Si dice che Macron fosse al corrente di ciò che teneva in mano e che non sia stato ingannato da nessuno. Almeno questo è quello che ha affirmato a posteriori. Ma, a dire il vero, poco importa. La maniera in cui Jul è riuscito nel proprio intento è stata molto più astuta del misero fallimento di Navrátilová e McEnroe.

Prendere in giro Margaret Court in maniera più intelligente del gennaio 2020, John McEnroe l'aveva fatto nel giugno 2017, in modo tanto divertente quanto ironico. Basta vedere questo video:

In conclusione

Non penso che un piccolo happening non sia salutare di tanto in tanto, ma penso che una contestazione più fine, sovente, si riveli più persuasiva. Allo stesso modo non mi verrebbe mai in mente di privare una omofoba come Margaret Court dei titoli e dei premi che merita o di vietare la pubblicazione dei libri di pedofili come Tony Duvert e Gabriel Matzneff, né di bruciare i libri di collaborazionisti come Sachs, Rebatet o Drieu La Rochelle. Si possono perfettamente ricompensare le vittorie e pubblicare gli scritti di una persona ben precisando in cosa tale soggetto sia deplorevole tanto quanto sia eccellente in altro: con allusioni ironiche o sarcastiche nel quadro di un discorso, con avvertimenti, prefazioni o critiche nel caso di un libro, con annunci o inserti durante una trasmissione in diretta o in differita.

Ma come contropartita di questa libertà di parola, di scrittura e di azione, conviene istituire un sistema di garanzie che possano portare davanti alla legge ogni parola, scritto o atto che possa essere illegale. Per questo motivo penso - anche se le due strategie hanno entrambe la loro importanza - che sia meglio buttarla sulla lotta per l'uguaglianza dei diritti e contro le discriminazioni che sugli attacchi ad hominem per quanto mediatici possano essere.

Ecco perché bisogna battersi prima di tutto perché la legge consideri le LGBTfobie, allo stesso modo di razzismo, antisemitismo o xenofobia, come reati veri e propri e come circostanze aggravanti di crimini o reati, di aggressione fisica o verbale, di ingiuria o diffamazione.

NOn importa quanto sia una grande campionessa, Margaret Court dovrà rispondere delle sue ingiurie e delle sue provocazioni omofobe non in un campo da tennis, ma in un tribunale. La legge australiana dovrebbe consentire che avvenga questo e, nel caso di colpevolezza, che sia punita senza privilegi.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

 

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