La Svizzera indice un referendum per rendere l’omofobia un reato, in attesa del matrimonio gay

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La Svizzera indice un referendum per rendere l’omofobia un reato, in attesa del matrimonio gay

(Blogmensgo, blog gay del 23 dicembre 2019) La Svizzera deve considerare l'omofobia allo stesso livello della discriminazione a carattere razziale, etnico o religioso, vale a dire come un reato punito dall'articolo 261 bis del codice penale svizzero? Tale è il quesito di una votazione (referendum popolare) il cui scrutinio si terrà il 9 febbraio 2020. Se la risposta sarà positiva, la Svizzera convaliderà definitivamente una nuova legge già votata dal Parlamento che considera l'omofobia come un reato penale. In caso di risposta negativa, il clan degli omofobi lasceranno la Svizzera allo stesso livello dell'Italia, dove l'omofobia non è né riconosciuta, né sanzionatacome tale dalla legge. Tutti i partiti politici, ad esclusione di due formazioni apertamente ostili, fanno appello al progressismo di un Sì - nonostante le lacune della futura legge.

Omofobia: cosa dice il diritto svizzero

L'articolo 261 bis del codice penale svizzero, che i giuristi chiamano «norma antirazzista», includerà la discriminazione omofoba e bifobica se gli elettori voteranno in tal senso. Ma il diritto penale svizzero distingue l'individuo e il gruppo, vale a dire la discriminazione o aggressione nei confronti di un individuo e quella nei confronti della comunità alla quale appartiene tale individuo. Allo stesso modo, il diritto penale separa i fatti commessi in pubblico da quelli commessi in privato. L'attuale legge e la futura legge ne tengono conto e ne terranno conto.

Una sola data, un solo voto. © contre-les-discriminations-oui.ch

La situazione attuale

Una persona fisica può intraprendere un'azione legale se si ritiene vittima di un'aggressione fisica o verbale legata al proprio orientamento sessuale. In compenso, se l'aggressione o la discriminazione è perpetrata nei confronti di una comunità, di un'appartenenza o di un gruppo, allora la giustizia svizzera esamina innanzitutto contro quale comunità, appartenenza o gruppo un'aggressione o una discriminazione è stata commessa, in modo da assicurarsi che si tratti di un reato penale punito dall'articolo 261 bis.

L'articolo 261 bis utilizza tre volte l'avverbio pubblicamente perché le sue disposizioni non concernono che le aggressioni e le ingiurie perpetrate in pubblico. Se i fatti sono perpetrati in pubblico, l'aggressore è sistematicamente perseguito; se i fatti si svolgono in privato, allora la queastione non è più trattata dall'articolo 261 bis e verrà giudicata caso per caso.

Tale articolo 261 bis punisce oggi con una pena che può arrivare fino a tre anni per gli autori di una discriminazione o aggressione motivata da razza, etnia o religione delle vittime. Ma non per il loro orientamento sessuale o la loro identità di genere.

In caso di aggressione personale contro un solo individuo, la questione viene quindi giudicata caso per caso, ma le associazioni LGBT non possono dichiararsi parte civile. È quindi solo a proprio nome che un denunciante può portare davanti ad un giudice un caso di discriminazione LGBTfobica.

Notiamo subito il carattere simbolico molto forte dell'articolo 261 bis. Riguarda non solamente le questioni di discriminazione razziale, etnica o religiosa, ma anche il negazionismo, vale a dire la negazione o la minimizzazione di un genocidio o di ogni altro crimine contro l'umanità.

Le parti coinvolte

Le organizzazioni LGBT e i principali partiti politici fannon appello ad un «Sì alla protezione dalle discriminazioni». Pink Cross e LOS hanno anche creato un collettivo che invita gli svizzeri a votare Sì il 9 febbraio 2020 e ad issare una bandiera rainbow dalle loro abitazioni prima del voto. Numerose azioni di sensibilizzazione sono programmate fino al 9 febbraio.

La strada verso il matrimonio gay in Svizzera è ancora lunga, ma l'orizzonte diventa più sereno. © Tegan Mierle / Unsplash

Due formazioni politiche, di cui una di estrema destra, affermano di aver raccolto le 50 000 firme necessarie per sottomettere una domanda a referendum, la famosa «votazione» svizzera. Benché la metodologia per la raccolta delle firme abbia suscitato dei dubbi, la convalida della nuova legge è condizionata dallo scrutinio del 9 febbraio.

Quanto ai responsabili religioso, alcuni chiedono di votare per la criminalizzazione dell'omofobia e altri chiedono di votare contro (vedi anche a fine articolo).

La futura legge

È stato il deputato socialista Mathias Reynard a depositare, nel 2013, un' «iniziativa parlamentare» per includere nell'articolo 261 bis delle disposizioni per colpire la LGBTfobia. Il Consiglio nazionale (camera bassa del Parlamento) ha convalidato il testo, ma il Consiglio degli Stati (camera alta del Parlamento) ne ha soppresso le discriminazioni legate all'identità di genere. I senatori considerano che l'identità di genere, la transfobia e l'intersexfobia siano concetti troppo imprecisi per figurare nella futura legge.

Nel dicembre 2019, il Parlamento ha quindi accettato un emendamento legislativo che parla unicamente di omofobia, lesbofobiao bifobia. Gli elettori dispongono di due mesi, ossia fino al 9 febbraio 2020, per decidere il futuro di questo emendamento.

Le persone trans e intersex dovranno di conseguenza continuare a subire insulti e discriminazioni pubbliche come «I trans sono dei malati mentali» o «Le persone intersessuali sono degli errori della natura» senza poter fare causa a titolo individuale e senza che le associazioni LGBT possano far condannare i responsabili di tali atti o frasi d'odio che colpiscono una parte della loro comunità.

Una forte portata simbolica, nonostante le gravi lacune

Viene quindi amputata di una parte non irrilevante del suo testo originario, la legge che sarà sottoposta a votazione. Il testo non implica alcun obbligo da parte dei poteri pubblici. Il perseguimento nei confronti degli autori di discriminazioni diventeranno automatici, certo, ma la legge non imporrà né un obbligo di prevenzione, né una sistematicità delle condanne.

Nessuno obbliga e nessuno obbligherà lo Stato a recensire i casi di omofobia, che si tratti di infrazioni in pubblico o meno, nei confronti di una comunità o di un individuo. Solamente delle iniziative isolate, come quella di Corine Mauch (articolo di BlogMensGo.fr), sindaca di Zurigo di dieci anni fa e la cui municipalità si è impegnata a quantificare gli atti omofobi. I deputati hanno accettato una mozione richiedente delle statistiche affidabili a livello nazionale, ma i senatori non si sono ancora pronunciati su questa mozione.

Le sole statistiche ufficiali di cui si dispone sono quelle relative ai casi dell'articolo 261 bis. Dopo la sue entrata in vigore quasi 25 anni fa (il 1° gennaio 1995), «la norma penale antidiscriminazione è poco applicata e rare sono le condanne», indica l'avvocato penalista Alexandre Curchod in un'intervista al magazine LGBT svizzero 360°.

Religione contro religione

Nel 2020, l'omosessualità potrebbe riebntrare nell'agenda parlamentare non solamente per il voto definitivo dell'articolo261 bis del codice penale. I deputati del Consiglio nazionale esamineranno senza dubbio, in primavera, un progetto di legge sull'apertura del matrimonio alle coppie dello stesso sesso.

Anche tra i cattolici svizzeri troviamo (talvolta) i colori dell'arcobaleno. ©cath.ch

Le coppie omosessuali non possono unirsi, e solamente dal 2007 su scala nazionale, che attraverso un PACS, o «unione registrata» secondo la denominazione locale. Avevamon parlato in questo articolo di BlogMensGo.fr del caso del cantante lirico Hughes Cuénod, che fu e rimane lo svizzero più anziano ad unirsi in PACS - all'epoca aveva 105 anni.

Solamente le coppie eterosessuali possono contrarre un matrimonio civile. In comenso, le coppie omosessuali hanno già diritto al matrimonio religioso qua e là, e forse presto in tutto il territorio svizzero.

La Fédération des Églises protestantes de Suisse (FEPS) sostiene l'apertura del matrimonio civile alle coppie dello stesso sesso dall'agosto 2019. E il 5 novembre 2019, la FEPS si è pronunciata solennemente, e con una larghissima maggioranza (quasi cinque delegati su sei), a favore del matrimonio civile per tutti. La FEPS rivendica 2,4 milioni di fedeli ripartiti in 26 obbedienze o congregazioni religiose - su un totale di 8,5 milioni di abitanti, che non è poco.

Da notare anche chei pastori e gli officianti della liturgia protestante non saranno tenuti a procedere essi stessi alle benedizioni delle coppie omosessuali se ritengono che ciò sia non conforme alle loro credenze o convinzioni.

Con una maggiornaza ancora più schiacciante (33 voti a favore, 1 voto contrario, 3 astenuti), l'Église protestante de Genève (EPG) si è pronunciata, il 28 novembre 2019, per un'«apertura della benedizione alle coppie dello stesso sesso».Non si tratta di un matrimonio omosessuale religioso, poiché il matrimonio civile non è ancora legale per le coppie dello stesso sesso. L'EPG utilizza il termine benedizione, ma si tratta di una benedizione nuziale, cioè un matrimonio religioso con una liturgia identica per tutte le coppie, qualunque sia il loro orientamento sessuale.

Qualche giorno più tardi, il 3 dicembre, l'EPG ha confermato il suo impegno a favore della comunità LGBT organizzando una conferenza sull'omosessualità nella Bibbia.

E tra i cattolici? In Svizzera, le chiese cattoliche suonano le campane in modo molto meno friendly rispetto ai templi protestanti. Le persone con un orecchio molto fine potrebbe anche dire che si tratta di un suono rotto. Se non sbaglio, Nè la Chiesa cattolica, né i vescovi svizzeri hanno ancora preso ufficialmente posizione a favore dell'uguaglianza dei diritti per tutte le coppie per quanto riguarda la liturgia e il matrimonio.

Certo, il matrimonio è considerato un sacramento dalla Chiesa cattolica mentre non lo è per la Chiesa protestante. Dei matrimoni LGBT nella liturgia protestante sarebbero quindi, in teoria, di portata minore rispetto a dei matrimoni LGBT nella liturgia cattolica. Argomentazione puramente speculativa, tranne forse per i teologi (e per gli omofobi).

Qualche iniziativa, qui e là, rischiara talvolta i cattolici svizzeri con un riflesso arcobaleno. E così, il 27 novembre 2019, l’Église catholique vaudoise ha accolto una «serata di formazione e condivisione» dedicata all'accoglienza dell'omosessualità nella Chiesa. La speranza rimane, ma il cronometro è partito.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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