Si censurano i libri

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Si censurano i libri

(Blogmensgo, blog gay dell'8 ottobre 2019) Dal 22 al 28 settembre ha avuto luogo la Settimana dei libri censurati, un evento più conosciuto col nome inglese Banned Books Week. E come raccontavamo già qui nel 2016, ogni pretesto è buono per vietare dei libri, qualunque sia il Paese o il luogo del divieto e qualunque sia il contenuto dei libri incriminati. Numerosi siti, soprattutto anglofoni e in particolare americani, parlano della questione. Ma quasi tutti questi siti omettono una nuova forma di censura: quella che colpisce le persone che hanno la missione di leggere.

Anche i libri più popolari sono stati o sono ancora censurati, come sottolinea questa biblioteca Overdrive negli Stati Uniti (screenshot).

Un errore di digitazione mi ha fatto perdere un lungo paragrafo, e soprattutto le fonti a cui mi richiamavo. Mi limiterò ad una semplice evocazione di una nuova forma di censura: la lettura di libri da parte di persone considerate offensive. Il caso si è presentato, qui e là (che peccato aver perso le mie fonti), per la lettura a dei bambini da parte di delle drag queen. Shocking! hanno esclamato i campioni di virtù, i genitori degli allievi, associazioni religiose ed altre persone dall'apertura di  spirito proverbiale. E, tuttavia… i bambini adorano questo tipo di letture, come ho potuto costatare io stesso nella biblioteca municipale della mia città. Perché per i bambini, una lettura di questo - terzo - genere è più un evento festoso e divertente che una tribuna militante ed inquietante.

Salvo per il fatto che vietare a queste drag queen di leggere dei libri «inoffensivi» a dei bambini, rivela nella miglio delle ipotesi della malizia, nella peggiore dell'arretratezza mentale.

I bambini non vedono il male dove non c'è, al contrario. E non è per mancanza di immaginazione, come attesta questo gentile aneddoto raccontato da una ex star - femminile - del porno in un libro letto recentemente per noia. Questa persona, conosciuta per i suoi ruoli più o meno feticisti e trash, decide un giorno di spiegare alla giovane figlia che lei fa dei film «per adulti». E la mamma, con grande stupore, scopre che la bambina la immagina a recitare il ruolo di supereroina in dei film di vampiri o di gangster.

Dappertutto nel mondo, come segnala questa biblioteca in Oceania (screenshot), alcuni libri sono vietati con i pretesti più diversi.

Se ci riferiamo alla recensione di Robert dei tredici libri più sovente vietati negli Stati Uniti nel 2019, noteremo che nessuno di questi ha scene o frasi a carattere omosessuale. Nella sua lista, i tre motivi principali - almeno di numero - di messa all'indice sono le scene di sesso (eterosessuale), frasi irreligiose o antireligiose e - poiché si tratta degli Stati Uniti, dove l'ipocrisia la fa da padrone - il linguaggio grossolano o volgare.

Ci si farà un'idea un po' più precisa e a livello mondiale consultando la mappa qui sotto, messa online dal collettivo Global English Editing e ripresa in questo articolo di ActuaLitté.

Religione apparenza di religione costituiscono il principale motivo di censura omofoba. ©geediting-com

Nel 2019, la lista dei libri vietati in uno o più Paesi includono dei bestseller mondiali come il Corano (Corea del Nord), la Bibbia (Libia, Maldive) e I versetti satanici (numerosi Paesi musulmani). Alcuni Paesi proibiscono anche i libri che vanno contro la loro dottrina politica, dei loro «romanzi nazionali», o che ricordano un po' troppo i momenti bui della loro storia. Così il Mein Kampf rimane vietato in Austria, così come i libri che evocano il genocidio dei nativi americani negli Stati Uniti (ma il libro di Sherman Alexie contiene anche scene di sesso e un linguaggio poco castigato) e quello degli armeni in Turchia. Senza sorpresa, numerose opere che evocano pratiche sessuali considerate come devianti, in particolare la pedofilia e l'incesto (Lolita in Argentina) o ancora il feticismo e il sadomasochismo (Cinquanta sfumature di grigio in Malesia), ugualmente subiscono divieti temporanei o permanenti, così come i libri scritti dagli oppositori (Liu Xiaobo in Cina) o che danno luogo ad una satira politica troppo aperta (George Orwell negli Emirati Arabi Uniti).

E i libri che evocano, anche con parole velate, l'omosessualità maschile o femminile? Non immaginiamo niente di più temerario di pubblicare o mettere in scena un'opera come Love! Valour! Compassion! di Terrence McNally in Paesi come l'Iran o l'Indonesia. La censura sarebbe molto più imponente e virulenta senza una buona dose di autocensura.

A parte questi casi estremi di Paesi che proibiscono ogni allusione a - o descrizione di - omosessualità, la maggior parte dei divieti variano in base ai luoghi, alle epoche, alle istituzioni, alle persone che le dirigono. Così Lillian Hellman ha potuto scrivere e far rappresentare la sua pièce The Children’s Hour senza difficoltà o censure particolari, ma ha dovuto riscrivere l'adattamento anonimo di questa opera evocando un falso pettegolezzo di omosessualità, perché Hollywood – attraverso il suo fortemente regressivo Motion Picture Production Code – vieta ogni allusione all'omosessualità. Questo non ha impedito il successo del suo capolavoro The Little Foxes in teatro, né nel film di William Wyler, malgrado – se ben ricordo – un sottotesto lesbico che mi era parso palese nella commedia teatrale come nel film.

Vengono censurati i libri… e anche gli adattamenti cinematografici. ©LettMotif

Sulla censura dell'omosessualità nel cinema, consulteremo forse con profitto il libro Homosexualité, censure et cinéma, pubblicato da LettMotif e che un amico mi deve prestare. Noto innanzitutto, avendo guardato la versione in PDF, che i 15 redattori di questa raccolta di saggi sono tutti uomini e che il libro non ha un indice… [update: l'editore ci segnala che il libro contiene un sommario a fine volume.]

La maggior parte dei Paesi che un tempo vietavano opere giudicate diaboliche o che citavano in giudizio i loro autori per moralità hanno, nel corso dei decenni successivi, adottato un'attitudine più conciliante e rinunciato alle vicende giudiziarie. È così che tutti possono leggere John Rechy o Sarah Waters negli Stati Uniti, Oscar Wilde o Emma Donoghue in Irlanda, Pierre Guyotat o Monique Wittig in Francia, Alan Hollinghurst o Virginia Woolf nel Regno Unito.

In questi stessi Paesi, questi stessi autori tuttavia subiscono ancora, qua e là, gli aut aut di bibliotecari, campioni di virtù, politici e associazioni più o meno fanatiche, in particolare col pretesto delle convinzioni religiose. Ma queste censure prendono spesso delle vie inusuali: i libri incriminati spariscono dagli scaffali o non raggiungono mai gli elenchi degli acquisti ufficiali; ad esempio, un amico che lavora in un celebre liceo parigino deve sottomettere la sua lista di acquisti di libri alla direttrice dell'istituto, che boccia sistematicamente ogni opera dal titolo potenzialmente volgare o relativo all'omosessualità - fino al punto di vedere delle allusioni dove non ci sono. E negli Stati Uniti continuiamo a bruciare pagine, di nascosto o sulla pubblica piazza.

Perché censurare? Perché sì! 🙁 ©ala.org

Di fatto, la censura omofoba oggi tende a concentrarsi sul fronte dei libri per bambini (molto piccoli). Adulti con menti limitate si si ribellano rumorosamente quando un libro evoca l'amore che unisce due leoni o due leonesse, due pinguini maschi o due giraffe femmine, o semplicemente due persone dello stesso sesso. Gli omofobi tentano spesso di far credere che i bambini sono troppo piccoli per capire l'omosessualità e che libri che includono avventure o personaggi omosessuali rischino di nuocere al loro sviluppo psicologico.

Questi pruriti della cosiddetta virtù spariranno solo quando le mentalità ristrette saranno sparite a loro volta. La loro scomparsa sarebbe senza dubbio facilitata dai media se questi ultimi non mostrassero un'apparente compiacenza nei confronti dei collettivi e delle personalità omofobe.

La censura non riguarda solo gli scritti o le immagini, ma anche le arti dello spettacolo, in particolare il teatro e i musical. Ancora una volta, molti censori occupano una funzione strategica negli istituti scolastici (insegnanti, genitori degli allievi, presidi, responsabili delle strutture o degli eventi culturali), nei festival (programmazione) e nei teatri pubblici o privati ​​(organizzazione, programmazione, collaborazioni).

Non sorprende che l'adattamento di opere già vietate sotto forma di libro, diventino anch'esse oggetto di censura. Nel 2009, il libro per bambini And Tango Makes Three (E con Tango fanno tre) sia stato bandito da numerose biblioteche statunitensi poiché tratta di omosessualità e di omogenitorialità e si ispira alla storia vera di una coppia di pinguini gay che avevano adottato il piccolo Tango nello zoo. Sei anni più tardi, i genitori di alcuni allievi hanno fatto vietare la rappresentazione di un'opera teatrale omonima in un istituto scolastico di Fresno, in California. Nessun dubbio che questo divieto si ripeterà in altri luoghi degli Stati Uniti e altrove.

Argomenti o scene palesemente o implicitamente omosessuali continuano a motivare il divieto degli spettacoli nonostante delle ricompense talvolta prestigiose. Sempre in California, i genitori di alcuni allievi di una scuola cattolica hanno fatto vietare nel 2013 la celebre commedia Cabaret, di John Kander e Fred Ebb, con diversi pretesti, tra cui il carattere «volgare» dello spettacolo e certi «comportamenti omosessuali» in scena. Un anno più tardi, in Pennsylvania, una scuola ha non solo impedito la rappresentazione della commedia musicale Monty Python’s Spamalot a causa di «temi omosessuali», ma ha anche licenziato l'insegnante di arte drammatica per aver protestato contro tale censura.

La lista degli 11 libri più sovente contestati nel 2018, stabilita dall'American Library Association, ha recensito i casi in cui delle opere hanno subito delle richieste di divieto o di censura, o sono state effettivamente vietate o censurate in un luogo o nell'altro nel territorio americano. I tre primi libri della lista sono stati contestati rispettivamente per l'inclusione di un personaggio transgender (George, di Alex Gino), di «contenuti LGBTQIA+» (A Day in the Life of Marlon Bundo, di Jill Twiss) e di una coppia dello stesso sesso (la serie Captain Underpants, di Dav Pilkey). Altri tre libri di questa lista sono stati contestati - e persino bruciati gli ultimi due - per contenuti, personaggi o temi LGBTQIA+.

Potrete vedere qui sotto, e nell'ordine inverso di classifica, la top 11 delle richieste di divieti di libri nel 2018 (negli Stati Uniti, poiché non è specificato nel video)…

Potremmo, ahimè, andare avanti con gli esempi all'infinito, sia negli Stati Uniti - dove le organizzazioni in difesa delle libertà civili e delle persone LGBT sono spesso meglio strutturate che altrove - o in altri Paesi. Peccato che la Banned Books Week non sia diventata un grande evento che nei Paesi anglosassoni. Vero è che in altri Paesi, ad esempio la Francia, la censura per motivi omofobi è diventata contraria alla legge e i colpevoli rischiano sia sanzioni penali - rarissime, certo - che civili.

Fortunatamente, rari sono i collettivi omofobi che prevedono una delle conseguenze della loro stupida militanza: il successo di scandalo che ottengono le opere censurate. In succès de scandale, c'è certamente scandale, ma c'è soprattutto succès. È sempre lui che vince.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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