Un ritorno letterario nel 2019: Julien Green e Charles Dantzig si svelano

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Un ritorno letterario nel 2019: Julien Green e Charles Dantzig si svelano

(Blogmensgo, blog gay del 26 settembre 2019) Da pochi giorni è uscito l'atteso volume Il diario di Julien Green in versione non riveduta (Bouquins). Nove giorni prima è apparso anche il non meno atteso Dizionario egoista della letteratura mondiale di Charles Dantzig (Grasset). Queste due opere si distinguono sicuramente per il polverone che sollevano, per la loro dimensione monumentale (un migliaio di pagine ciascuno), ma anche e soprattutto per un aspetto poco conosciuto dei loro rispettivi autori: le loro numerose annotazioni sull'omosessualità, sull'omofobia, su una vita nascosta (Green), su un coming out riuscito e le battaglie che sono seguite (Dantzig). Eccone un'anteprima.

Dizionario egoista della letteratura mondiale di Charles Dantzig

Ho acquistato il nuovo libro di Charles Dantzig giusto dopo la sua pubblicazione l'11 settembre 2019. Questo libro di 1.248 pagine è ancora più mastodontico del suo Dizionario egoista della letteratura francese (976 pagine). L'opera monumentale pubblicata nel 2005 brillava per l'intelligenza, la pertinenza delle argomentazioni, l'irriverenza dell'autore di fronte ai valori stabiliti - spesso falsi - e il suo amore per gli scrittori ingiustamente dimenticati o sottovalutati. Quello del 2019 è altrettanto monumentale, brillante, pertinente, irriverente e adorante.

Charles Dantzig: prima del coming out (sx), dopo il coming out (dx)

La differenza tra i due libri, quello del 2005 e quello del 2019. è che Charles Dantzig ha, nel frattempo, fatto il proprio coming out. Per quanto fosse necessario leggere tra le righe per cogliere delle allusioni militanti o anche semplicemente obiettive sull'omosessualità e sulle tematiche LGBT, adesso Charles Dantzig evoca l'argomento frontalmente dalle prime pagine, non esitando a dire «noi» e a porsi come araldo della conoscenza gay.

La recente opera di Dantzig si focalizza sulla letteratura mondiale, ma l'autore approfitta della nuova libertà conseguente al proprio coming out per moltiplicare i richiami ad autori francofoni o addirittura francesi, trattando i particolari più intimi di autori che non avevano niente a che fare con questo libro dedicato agli scrittori non francesi.

Dalle prime pagine si anima, basandosi sulle notizie e tenendola come filo rosso, la figura tutelare di André Gide, attraverso considerazioni, aneddoti, osservazioni una più intelligente e sensata dell'altra, che la loro ambizione sia semplicemente aneddotica o di più ampia portata.

Quello che scrive, a pagina 47, in una nota dedicata al libro dell'autore cubano Reinaldo Arenas, riassume una parte delle osservazioni di Dantzig:

Scrivendo questo libro, avrei potuto inserire meno ricordi della sessualità, ma gli uomini che sono stati perseguitati per questo motivo pensano che questa parte sia tutta per loro. La pignoleria è meno un'ossessione sessuale di quella che ha per origine un'oppressione sociale.
Charles Dantzig

Dantzig ne approfitta per marcare le sue preferenze per alcuni autori dichiaratamente omosessuali o i cui temi letterari offrono punti di riferimento a chi sa leggerli. Tra questi Christopher Isherwood, che evoca a più riprese secondo la classificazione alfabetica per autore (Isherwood), di opera (Adieu à Berlin), o nelle note di un qualsiasi altro articolo.

Quando i gay erano come esiliati interni nella società occidentale e non avevano niente in cui rispecchiarsi, niente, nessuna immagine che mostrasse dei loro simili, cosa che serviva a mantenerli dentro una schiavitù psicologica, essi sapevano bene abbeverarsi con questi romanzi allusivi.
Charles Dantzig, evocando l'opera di Christopher Isherwood

Potremmo moltiplicare all'infinito gli esempi di questo genere, tanto le annotazioni di Dantzig sull'omosessualità e sulla condizione omosessuale sono profuse e ispirate. Mi fermerà a questa recensione sul corto paragrafo che segue.

Il fatto che debba scavare nella mia memoria per trovare un esempio di lettera d'amore di un uomo ad un altro uomo è la prova della sinistra condizione a cui abbiamo sottoposto i nostri amori. Che un amore debba nascondersi è una delle tristezze della vita. Portiamo il sole dove c'è l'ombra.
Charles Dantzig

Si capisce a quale punto è urgente leggere il nuovo scritto di Charles Dantzig. E si inizia a sperare, perché no? che Dantzig e le edizioni Grasset ci propongano in un prossimo futuro una riprogettazione del geniale Dizionario egoista della letteratura francese in versione gay o addirittura militante.

Peccato tuttavia che Dantzig obblighi il lettore a farsi venire i muscoli alle braccia durante le decine di ore che durerà la lettura. Una versione digitale sarebbe decisamente apprezzabile.

Ancora più scioccante mi sembra essere l'assenza di un indice dei nomi e dei temi, sapendo che l'autore moltiplica intenzionalmente i titoli di articolo poco evocativi del soggetto trattato o dell'autore studiato. Capisco perfettamente che un indice - lungo, forzatamente lungo - avrebbe aumentato il volume e rincarato il prezzo. Ma nell'era 2.0, un indice scaricabile in formato PDF o accessibile su una banale pagina web non sarebbe stato un inutile lusso né avrebbe richiesto sforzi disumani da parte di Grasset e del suo autore di punta.

Per saperne di più. Charles Dantzig, Dictionnaire égoïste de la littérature mondiale. Parigi, 2019, 1.248 pp., versione stampata, 34,90 € (non disponibile in digitale).

Diario integrale, 1919-1940 di Julien Green

Gide e la «pignoleria» che evoca Charles Dantzig nel suo nuovo libro costituiscono, anch'essi, il filo rosso del primo tomo del Diario di Julien Green pubblicato nella collezione Bouquins da Robert Laffont in una versione non tagliata.

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L'editore non ha scelto di fare economia degli anni 1926-1928 che, aprendo questo stesso diario personale nella collezione La Pléiade di Gallimard nel 1975 (ho in mano l'edizione del 1998), non presentava alcun interesse. Ma, poiché Bouquins propone un diario personale allo stesso tempo in versione integrale e non spurgato, il primo volume del diario inizia dal 1919, vale a dire un secolo fa. Speriamo che gli anni 1919-1929 presentino un reale interesse, se non letterario, almeno documentario - sugli anni della formazione intellettuale e soprattutto sessuale di Green.

Quanto al resto… Ah! tutto il resto merita che acquisti questo libro non appena ne avrò i mezzi, quindi il mese prossimo, se c'è da credere alla recensione allettante che ne fa Franz-Olivier Giesbert in Le Point del 12 settembre 2019, alle pagine 146-148 (accesso a pagamento), attraverso una mezza dozzina di estratti e molti aneddoti.

Giesbert ha conosciuto Green, il quale gli aveva rivelato l'esistenza di una versione non tagliata del suo diario personale. Se si esclude il primo esempio citato da Giesbert, che nulla apporta poiché figura tale e quale nell'edizione de La Pléiade, tutti gli altri esempi, aneddoti o estratti dei «bonnes feuilles» si rivelano più nitidi o per lo meno molto lontani dal Green insipido e senza sorprese dell'edizione spurgata - per non dire massacrata - da parte di Gallimard o da parte dell'autore stesso.

Facendo riferimento al tristemente celebre articolo 175 del codice penale tedesco, che sopravviverà fino al 1994, Julien Green scrisse nel suo diario queste righe di grande lungimiranza per l'epoca:

Breitbach mi racconta che molti comandanti hitleriani sono stati arrestati a Monaco per pederastia aperta con dei minori, e ne è lieto perché questi stessi hitleriani, per ragioni di strategia politica, si sono opposti con tutte le loro forze all'annullamento del famoso paragrafo del codice penale, ipocrisia insopportabile. Da tutte le parti, circola la voce che Hitler stesso sia un pederasta.
Diario di Julien Green (3 luglio 1931)

Nel momento in cui si tratta di emettere un'opinione sulle personalità che incontra, Green abbandona ogni diplomazia ed emette giudizi senza ambiguità, talvolta divertenti, spesso feroci ed addirittura crudeli. I luminari dell'epoca, come Mauriac e Supervielle, sono stati buttati giù dal loro piedistallo dalla penna tagliente di Julien Green.

E anche - per non dire soprattutto - alt luminari lasciano intravedere un profilo psicologico agli antipodi del mondo accademico. Giesbert menziona in particolare André Gide, Max Jacob e Julien Green stesso, che il diarista dipinge tutti e tre come dei veri e propri erotomani. In altre parole, dei conigli talmente caldi da comportarsi tutti e tre come degli ossessionati sessuali, addetti ad una quantità sconvolgente. Anche la cosiddetta castità della relazione tra Julien Green e Robert de Saint-Jean, suo amante per tutta la vita, si rivela un mito nel diario intimo così come letto da Franz-Olivier Giesbert nella versione non tagliata.

Al di là degli aneddoti delle mutande, aspetto con impazienza di leggere il Diario integrale di Julien Green, se non altro per gli elementi biografici e di critica letteraria che in questa versione non tagliata sembrano poco avari, contrariamente a quella de La Pléiade e delle sue numerose soppressioni. E fremo alla prospettiva di leggere opinioni dettagliate sulla personalità e le opere di Francis Jammes, Paul Valéry, Roger Martin du Gard, ma anche Max Jacob, André Gide e tanti altri.

Guardo questa edizione della Pléiade Hop! Mi sbarazzo della lussuosa versione redatta.

Giesbert non precisa se si incontrano, scorrendo i giorni e le pagine, delle rivelazioni (diciamo piuttosto degli outings) da parte di Green, che avremmo dovuto aspettare il 2019 per scoprire. Rimane da scoprire quali rispettive proporzioni occupino in questo enorme libro la superficialità e la profondità, la mediocrità e il genio, il bisogno e l'ispirazione, la conformità e l'audacia, la vera scoperta e la semplice ripetizione.

Leggendo questa grossa opera lo scopriremo. Notiamo che l'editore della collezione Bouquins figura tra i rari casi che, in Francia, propongono una versione digitale sostanzialmente meno cara della versione cartacea. Sarebbe sbagliato privarsene, se non altro per non sforzare il polso, poiché quest'opera - se ascoltiamo la recensione di Giesbert - si legge con una sola mano.

Per saperne di più. Julien Green, Journal intégral, 1919-1940, sotto la direzione di Guillaume Fau, Alexandre de Vitry e Tristan de Lafond. Parigi, 2019, 1.376 pp., 32 € (versione stampata) o 19,99 € (versione digitale).

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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