Prime sanzioni contro l’omofobia nella serie A di calcio

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Prime sanzioni contro l’omofobia nella serie A di calcio

(Blogmensgo, blog gay dell'11 settembre 2019) Qualche giorno dopo la serie B (seconda divisione del calcio professionistico in Francia), tocca alla serie A (prima divisione) sanzionare le derive omofobe negli stadi di calcio. Cori, striscioni e offese omofobe rischiano ormai sanzioni che non sono ancora arrivate al massimo della pena. L'argomento suscita polemiche un po' da tutte le parti, ma non per le stesse ragioni.

Sommario

Aggiornamento dei fatti

Tutto è iniziato nella serie B, il 16 agosto 2019, quando l'arbitro dell'incontro tra il Nancy e Le Mans ha interrotto brevemente la partita - con un richiamo all'ordine da parte dello speaker - a causa dei cori omofobi intonati dai tifosi del Nancy. Dodici giorni più tardi, la Ligue de football professionnel (LFP) ha inflitto una sospensione di una partita alla tribuna Piantoni, quella dove i tifosi avevano compiuto il gesto omofobo.

Nei due casi (interruzione temporanea e sanzione), si tratta di una prima volta nel calcio professionistico francese.

Incidenti omofobi ricorrenti

Dall'inizio della stagione 2019-2020 e fino al 28 agosto 2019, la LFP ha recensito 18 casi di cori o striscioni omofobi nel campionato di serie A e serie B. Incidenti di questo tipo hanno macchiato le partite di calcio a Brest, Monaco, Lille, Angers, Nizza,tra le altre.

Inutile passare in rassegna tutte le partite segante da incidenti omofobi. Qui, ci accontenteremo di riportare l'episodio più eclatante e scandaloso.

Partita Nizza-Marsiglia (28 agosto 2019)

A partire dal 17° minuto dell'incontro tra OGC Nice e l’Olympique di Marsiglia, prima dei cori e poi degli striscioni decisamente omofobi ha costretto a dei richiami all'ordine da parte dello speaker, prima che l'arbitro Clément Turpin non interrompesse l'incontro al 28° minuto per una decina di minuti e mandando le due squadre negli spogliatoi.

Qui sotto, un reportage e qualche immagine degli striscioni che hanno caratterizzato l'incontro Nizza-Marsiglia…

In un primo tempo, alcuni tifosi del Nizza hanno intonato «I marsigliesi sono dei froci» e «La Lega ti incula». Dopo un messaggio infruttuoso dello speaker, l'arbitro si è rivolto ai capitani delle due squadre, ancora una volta senza risultati. E, prima dell'interruzione prolungata, due striscioni hanno accentuato la dimensione deleteria della serata.

Benvenuti al gruppo Ineos: anche a Nizza amano i froci
(striscione omofobo)

Il primo striscione alludeva al nuovo proprietario dell'OGC Nice, il gruppo Ineos del miliardario inglese Jim Ratcliffe, che possiede anche una squadra di ciclismo omonima. In francese, la parola femminile pédale significa allo stesso tempo cyclismo (familiare) e omosessuale (ingiurioso). Il carattere omofobo dello striscione era tanto più manifesto dato che la parola pédale era scritta in caratteri arcobaleno.

LFP/Instance: parcheggi completi per degli stadi più gay
(altro striscione omofobo)

Il secondo striscione è andato ancora più in là nell'omofobia, suggerendo di riservare dei siti per gli omosessuali negli stadi.

Come era successo per l'incontro Nancy–Le Mans, la ministra per lo Sport, Roxana Maracineanu, si è congratulata con l'arbitro della partita Nizza-Marsiglia per le sue decisioni. L'arbitro Clément Turpin aveva l'intenzione di arrestare definitivamente la partita, prima di ripensarci.

Insoddisfazione unanime

Per delle sanzioni più pesanti e più appropriate

Abbiamo visto che, in occasione della partita Nancy–Le Mans, gli ex calciatori gay Yoann Lemaire e Olivier Rouyer non erano dello stesso parere in quanto alle sanzioni da prendere. Il primo sembra piuttosto soddisfatto di una semplice interruzione dell'incontro e del richiamo all'ordine, il secondo reclama soprattutto delle sanzioni sportive.

E per quanto riguarda la lotta alle discriminazioni omofobe, Jean-Luc Romero – che ha rivelato la propria sieropositività nel 2002, una prima volta assoluta nel mondo politico in Francia – non vuole accontentarsi di qualche minuto di pausa. In un'intervista a Nice-Matin, prevede una sanzione più radicale…

Quando ci sono realmente degli insulti omofobi, non bisogna sospendere la partita dieci minuti, non serve a niente, ma sospenderla definitivamente. Il giorno in cui lo faremo, le persone non omofobe saranno furiose, e forse questo farà ragionare quella minoranza che si permette di fare qualsiasi cosa.

Didier Deschamps, selezionatore della nazionale francese, stima che «bisogna essere intransigenti» di fronte a cori e striscioni omofobi, ma riconosce che «è un problema difficile da gestire, che richiede una riflessione molto approfondita». E lascia intendere che il caso potrebbe riguardare le prossime partite in casa della nazionale francese.

La scala delle sanzioni proposte dagli uni e dagli altri va dunque dalla semplice interruzione, eventualmente prolungata (Yoann Lemaire, Didier Deschamps) alla sospensione definitiva della partita (Jean-Luc Romero), fino alla sanzione sportiva immediata con l'incontro considerato una sconfitta del club i cui tifosi hanno comportamenti omofobi (Olivier Rouyer).

Omofobi senza omofobia?

Molto più indulgenti sono i dirigenti dei club, i tifosi e la maggior parte dei calciatori professionisti.

Diciamo, per semplificare, che i dirigenti affermano di non avere i mezzi per combattere l'omofobia dei tifosi e respingono ogni eventuale sanzione sportiva, che giudicano eccessiva. Passi ancora la sospensione della tribuna o dello stadio, ma giusto per una partita; oppure una multa, ma non troppo pesante.

Da parte loro, molti tifosi (la maggior parte?) invocano sia il carattere non omofobo dei loro cori e dei loro striscioni (che sarebbero semplici insulti senza veri e propri riferimenti all'omosessualità), sia il «folklore» calcistico (una caratteristica tradizionale degli incontri da decenni). D'altro canto, la maggior parte dei tifosi incriminati non vedono alcuna omofobia nelle loro frasi, o non ne comprendono la dimensione esplicitamente o implicitamente omofoba.

In francese, enculé si dice quasi esclusivamente in riferimento alla sodomia praticata tra uomini. Non si parla mai (o rarissimamente) di enculée, cosa che attesta bene il riferimento all'omosessualità maschile e quindi all'omofobia di tale insulto.
(Avremo l'occasione di ritornarci tra qualche paragrafo.)

Un ostacolo alle istanze del calcio

Durante un incontro Lyon-Bordeaux, alcuni gruppi di tifosi hanno risposto in maniera ironica e sarcastica, mettendo le istanze del calcio davanti alle proprie contraddizioni, con diversi striscioni.

Roxana [Maracineanu], parlerai di omofobia in Qatar nel 2022
(striscione ironico)

Fifa, Roxana, [Marlène] Schiappa: l'omofobia è grave solo senza petro-dollari?
(altro striscione ironico)

Questi due striscioni alludono al fatto che, nel 2022, la Coppa del mondo di calcio si terrà in Qatar, Paese omofobo. Fanno anche riferimento, senza nominarlo, al PSG, club parigino finanziato dal Qatar. Si tratta, soprattutto, di affrontare la lotta ufficiale contro l'omofobia negli stadi di calcio francesi, lotta che alcuni tifosi giudicano eccessiva o inopportuna.

Un terzo striscione ha ironizzato sottolineando i rischi di attentare alla libertà di espressione, alla libertà di creazione e al diritto all'umorismo, facendo riferimento alla pièce teatrale Le Père Noël est une ordure, che ha avuto un immenso successo nel 1979 e il cui adattamento cinematografico nel 1982 è diventato un cult, nonostante dei dialoghi talvolta datati…

Le Père Noël est une ordure senza "Je t’encule Thérèse" farebbe sognare quanto uno stadio senza cori.

Commento. Secondo questi bravi tifosi, le espressioni legate alla sodomia (je t’encule, enculé…) non sarebbero per nulla omofobe.

Le loro argomentazioni fanno acqua da tutte le parti.

Innanzitutto, perché queste espressioni legate alla sodomia sono proferite da chi le proferisce e percepite da chi le riceve come autentici insulti; non come una semplice presa in giro giocosa tra supporter delle due squadre, anzi.

Inoltre, perché la sodomia concerne esclusivamente i rapporti sessuali maschili. È rarissimo che l'ingiuria enculé(e) sia indirizzata ad una donna, sicuramente a me non è mai capitato di sentirlo… prima dell'incidente di cui parlo adesso.

Ed ancora una volta è avvenuto in uno stadio di calcio in Francia (il 24 agosto 2019, in occasione dell'incontro Angers-Metz), uno striscione è riuscito nel risultato - se così possiamo chiamare tale prova di bestialità - di esprimere contemporaneamente l'omofobia e la misoginia di alcuni tifosi…

Per coloro che non hanno visto l'immagine, ecco il poco elegante messaggio di questo striscione:

Arbitro inc**ato, è omofobo per una donna?

Lo striscione ha come obiettivo l'arbitro dell'incontro, Stéphanie Frappart, che i cretini dello striscione hanno insultato chiamandolo «arbitre enculée» con l'obiettivo principale di attaccare la Fédération française de football (FFF) e la LFP.

Infine, tali allusioni alla sessualità omosessuale maschile veicolano allo stesso tempo dei cliché ed una volontà di dominazione, addirittura sottomissione. I cliché fanno riferimento alla pretesa mancanza di virilità ed alla pretesa passività che gli omofobi associano ai gay. Ci sarebbe bisogno che questi omofobi si facessero sodomizzare per comprendere, una volta per tutte, la profondità del loro errore. A sua volta, questo riferimento degradante intende sminuire colui che lo riceve al rango di un essere inferiore che bisogna ai diktat di colui che pretende di essere virile o cosiddetto «normale». Sottomissione, ossia soggezione; in altre parole, negare la virilità e l'umanità dell'altra persona considerandola, nel migliore dei casi, un animale.

La società francese degli anni 2010 non è più quella dei decenni 1970 e 1980. Quello che era accettabile come umoristico per il pubblico in quegli anni non lo è più oggi. Gli omofobi hanno quindi un bel lavoro da fare a presentare argomentazioni di altre epoche. Le loro argomentazioni rimangono abiette.

Alcuni affermano che la maggior parte dei tifosi o pseudo-tifosi non hanno conoscenza o coscienza dell'omofobia, delle loro affermazioni e dei loro comportamenti. Senza dubbio è in parte vero. Il modo migliore di dar loro coscienza e di farli riflettere consiste nell'imporre sanzioni che gli rimangano in testa a lungo. E, come sottolineava Olivier Rouyer qui sopra, le sanzioni pecuniarie nei confronti dei club (sospensione di una tribuna o dello stadio, ammenda più o meno cara, ecc.) sono tanto più inefficaci perché non colpiscono il portafogli dei tifosi. Solamente una sanzione sportiva avrebbe un impatto certo: sconfitta a tavolino, vale a dire una partita persa non appena si raggiunge un certo livello di omofobia. Non si può certo prendere una tale decisione se non in casi estremi, dato che è così radicale, ma è la sola soluzione valida per far definitivamente cessare l'ignominia facendo capire a certi tifosi l'imbecillità e l'errore dei loro comportamenti.
E per i comportamenti razzisti? Stessa osservazione, stessa soluzione. Anche in questo caso, servirebbe una reale volontà delle autorità politiche e sportive. (Fine del commento.)

Molto meglio dalla regina d'Inghilterra!

Nel Regno Unito, le istanze ufficiali e i club di calcio non si accontentano di speranze o parole: agiscono. Concretamente.

Esistono gruppi di tifosi di calcio apertamente gay, ad esempio i Gaygooners, espressione difficile da definire a causa della polisemia della parola goon (cretino, gorilla, ruffiano). Non so come si potrebbe tradurre in italiano, considerando che gooner significa anche «ossessionato dalla masturbazione» (maschile) e che i tifosi dei Gunners (i giocatori dell'Arsenal) sono soprannominati Gooners (ossessionati dalla cosa). In poche parole, i Gaygooners nascono e prosperano col club londinese dell'Arsenal.

Associazioni simili sono presenti in altre città, come i Proud Seagulls (gabbiani orgogliosi) di Brighton.

L'associazione Kick It Out, che promuove l'uguaglianza, l'inclusività e la lotta contro le discriminazioni nel calcio inglese, in particolare le discriminazioni omofobe, bifobe e transfobiche nel calcio e a tutti i livelli, nella scuola come negli stadi. L'associazione, in collaborazione con True Vision (un organismo creato dalla polizia), invita testimoni e vittime a segnalare su un sito web ogni crimine, delitto o aggressione per motivazioni di odio o discriminatorie, in particolare legate all'orientamento sessuale o all'identità di genere di una persona o di un gruppo di persone.

© kickitout.org

E dal 2013, in collaborazione con la Premier League (campionato di serie A) e l'English Football League (le divisioni inferiori), l'associazione Kick It Out propone un'applicazione anonima per smartphone iOS e Android che permette di segnalare comportamenti LGBTfobici anche all'interno dello stadio. I testimoni e le vittime possono unire alle loro segnalazioni ogni documento (foto, audio, video) a sostegno della denuncia. Dal 2016, più di una segnalazione (LGBTfobia, razzismo, sessismo, ecc.) su cinque è stata trasmessa attraverso l'applicazione Kick It Out. E qualunque fosse il reato: cori, striscioni, gesti, comportamenti, aggressioni fisiche o verbali.

Al ricevimento di una segnalazione, gli steward si recano sul posto e avvertono i trasgressori. I casi più gravi vengono gestiti dalla polizia e dalla giustizia.

I club non restano con le mani in mano e organizzano - o partecipano a - diverse iniziative di sensibilizzazione, ad esempio i lacci delle scarpe multicolore per i giocatori o le bandierine d'angolo arcobaleno.

Perché un atteggiamento più volenteroso nel Regno Unito che in Francia? Forse perché un solo calciatore professionista di alto livello, Justin Fashanu, ha fatto coming out nel corso della proprio carriera, prima di suicidarsi a causa degli insulti omofobi - e il mondo del calcio inglese se lo ricorda, ad cominciare dai tifosi, i club e la Lega di football.

Chi vivrà, vedrà…

Una riunione è prevista in Francia, l'11 settembre 2019, tra diverse entità: istanze sportive, autorità politiche, rappresentanti dei calciatori e dei club, collettivi di tifosi e associazioni di lotta contro l'omofobia, ecc. Nel corso di questa riunione - che forse avrà già avuto luogo quando leggerai questo articolo -dovranno essere chiarite e affinate la metodologia e la serie di sanzioni contro la discriminazione in generale ed in particolare l'omofobia negli stadi di calcio.

Due personalità di cui abbiamo già parlato diverse volte su questo blog, Olivier Giroud e Olivier Rouyer, hanno alimentato la riflessione su questo argomento in questi giorni. Nessun dubbio che la riunione dell'11 settembre ne avrà tenuto conto.

Olivier Giroud ha dichiarato in un'intervista al quotidiano Le Figaro del 6 settembre 2019 (accesso a pagamento), che conviene distinguere i cori omofobi e gli striscioni omofobi, quindi - suggerisce implicitamente - di applicargli un trattamento differente.

Non bisogna mischiare tutto. Quei canti esistono da anni e non bisogna confonderli con gli striscioni recenti. C'è un'amalgama che non comprendo. Si possono impedire i cori? Non saprei. Ma gli striscioni, sì. Bisogna individuare i fautori di questo problema e metterli fuori dagli stadi.

E l'internazionale francese sottolinea come l'omosessualità resti «un vero tabù» nel mondo del calcio, al punto che si sconsiglia ai calciatori gay di uscire allo scoperto. Anche se il principio di un coming out sembra lodevole, la sua eventuale messa in opera si rivela molto più ardua di quello che sembrasse.

Ma nella realtà, è dura dichiarare la propria omosessualità nel mondo del calcio. Anche impossibile. Alcuni l'hanno fatto, ma personalmente non conosco omosessuali nel mondo del calcio. […] Anche negli spogliatoi, non si sa. […] Il problema è che dopo [un coming out] puoi essere escluso, ci saranno sicuramente delle ricadute negative.

Olivier Rouyer, in un'intervista a M le magazine du Monde datata 7 settembre 2019, conferma la sua idea di una partita persa a tavolino per la squadra in caso di incidenti omofobi allo stadio. L'ex-collega di Michel Platini valuta che si possano applicare gli stessi rimedi contro l'omofobia negli stadi che sono stati usati, con successo, contro il razzismo. E segnala, nella stessa occasione, che i tempi sono cambiati da quando ha lasciato il campo da gioco nel 2006:

Quando io giocavo, l'insulto «frocio» non esisteva. Gli imbecilli dell'epoca se la prendevano piuttosto con i giocatori di colore, li chiamavano «Blanchette» o «Bamboula». E poi è finita! Quindi è possibile. Adesso, siamo allo stesso punto. Gli insulti omofobi, non li vedo che nel calcio. Mai nel basket, nel rugby…

Commento. I tifosi sarebbero più bestie negli stadi di calcio che negli stadi di rugby, di basket, di volley, di curling, di biathlon? No, non sono gli stadi che rendono i tifosi degli stupidi, è la stupidità di una minoranza di tifosi che rende l'atmosfera degli stadi così irrespirabile e che rovina la vita di tutti i gay, che siano tifosi o meno.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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