Pride Month, Il Mese dell’orgoglio ha creato fermento in libreria

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Pride Month, Il Mese dell’orgoglio ha creato fermento in libreria

(Blogmensgo, blog gay del 12 luglio 2019) Giugno 2019 prometteva di essere un mese olto speciale per due motivi. Non solamente corrispondeva al Mese dell'orgoglio (o Pride Month in inglese, fino alla Biblioteca del Congresso) diventato un classico del calendario festoso e rivendicativo, ma, inoltre, in questo mese è stato celebrato, a New York o in altri luoghi, il cinquantesimo anniversario dei moti di Stonewall. Il settore editoriale non ha atteso la fatidica data per cogliere l'occasione e provocare una fioritura di libri più o meno commemorativi, come abbiamo visto in un recente articolo. Ed ecco qualche ulteriore titolo (recente o meno).

Sono molte le biblioteche di Overdrive, in tutto il mondo, a celebrare il Pride M. (screenshot)

Gore Vidal, il revival

Chi si ricorda Myra Breckinridge? Quando ho letto il no romanzo di Gore Vidal, ero senza dubbio troppo giovane e ricordo di non aver ben capito cosa stesse succedendo… probabilmente perché il mio livello di inglese non me lo permetteva ancora.

Vintage International ha fatto uscire, a maggio 2019, una nuova edizione di Myra Breckinridge, arricchita di una nuova introduzione firmata dall'icona femminista e transgender Camille Paglia. L'editore suggerisce astutamente che si tratti di una riedizione per il cinquantenario, anche se riconosce che il libro è stato pubblicato nel 1968 (più esattamente nel febbraio 1968), quindi sono cinquantuno anni e non cinquanta.

Il mitico libro di Gore Vidal riappare nella versione anni '50. (screenshot)

In ogni caso, metto questo libro in cima alla fila, per dargli una seconda chance - e sperando che questo magnifico libro vada meglio dei troppo numerosi romanzi storici di Gore Vidal, molto meno interessanti della maggior parte dei suoi saggi letterari, sociali e politici.

Il diario di Julien Green in versione non riveduta

Chi ricorda gli interminabili anni del diario di Julien Green? Io ho arrestato la lettura dopo solamente qualche centinaio di pagine, perché mi era sembrato insipido, perché le osservazioni interessanti erano celate sotto troppe considerazioni banali o oziose, perché il misticismo del diario era meno sopportabile di quello dei suoi romanzi.

La collezione Bouquins, che celebra quest'anno il suo quarantesimo anniversario, segnala che il 19 settembre 2019 uscirà il primo tomo del Diario integrale di Julien Green. Integrale, vale a dire non censurato, non spurgato delle numerose notazioni riguardanti la sessualità, l'omosessualità e la vita amorosa dell'autore - che non appaiono in alcune delle edizioni del diario di Green pubblicate fino ad ora.

Ce n'è da leggere a giugno… e per il resto dell'anno. (screenshot)

La rivista online ActuaLitté ha rivelato l'informazione precisando, con una foto di copertina, che questo primo volume riguarderà il periodo 1926-1940. E precisa anche che ci sarà «circa un 60% di testo supplementare». L'impaginazione non è indicata, ma possiamo supporre che supererà largamente il migliaio di pagine. Per comparazione, lo stesso periodo 1926-1940 finisce alla pagina 549 nella lussuosa, ma casta, edizione de La Pléiade.

La vita amorosa e sessuale di Julien Green, molto presente nel manoscritto del diario, e descritta con dettagli forti, immagini molto esplicite, è stata sistematicamente omessa, autocensurata, anonimizzata e molto distanziata nella versione pubblicata.
(Victor de Sepausy, in ActuaLitté, 21 maggio 2019)

In altre parole, tutta una sezione del personaggio di Julien Green e della sua vita privata - in particolare sessuale - potrebbe mettere in dubbio l'intelligenza più o meno condivisa delle precedenti edizioni del suo diario. Green ha spesso fatto il ritratto di autori gay o bisessuali, come Gide, Mauriac, Cocteau, Montherlant, Jouhandeau e molti altri, ma il suo manoscritto è stato decisamente «tagliato» per non dire macellato, suggerisce a mezze parole Victor de Sepausy su ActuaLitté. Ecco spiegato, forse o almeno in parte, perché ho tanto amato Green romanziere, mentre Green diarista mi sembrava così insipido.

Evviva settembre!

Martin Sherman, Tom Wright o Samuel Adamson ?

Oggi edito dal gruppo Bloomsbury, l'eccellente collezione Methuen Drama ha appena pubblicato due opere teatrali a tematica apertamente LGBT. Una buona notizia per diverse ragioni.

Gently Down the Stream, di Martin Sherman (Methuen Drama). ©Bloomsbury

L'opera Gently Down the Stream del drammaturgo americano Martin Sherman è stata rappresentata per la prima volta nel 2017 (a New York) e pubblicata lo stesso anno. Non è quindi una vera e propria novità. Ma la prima londinese risale solamente al 13 febbraio 2019 e la seconda edizione del libo porta la data del 22 febbraio nella versione stampata e del 3 maggio in quella digitale, secondo l'editore.

La copertina è esplicita: si tratta di una storia d'amore, ma non di un romanzo eterosessuale. Al trio amoroso si aggiunge una riflessione sull'evoluzione degli incontri tra gay attraverso internet e l'evocazione di figure totemiche grazie alle quali i diritti LGBT hanno iniziato a non essere solo più dei sogni.

Undetectable, di Tom Wright (methuen Drama). © Bloomsbury

Invece, l'opera Undetectable del drammaturgo inglese Tom Wright (da non confondere né con il drammaturgo australiano, né con l'attore americano, né con l'attore australiano omonimi) è molto più recente: la versione stampata è stata pubblicata il 12 maro 2019, la generale ha avuto luogo il giorno successivo al King’s Head Theatre di Londra, la prima due giorno più tardi e la versione digitale è apparsa il 28 maggio, sempre secondo Bloomsbury.

Ancora una volta si tratta di una storia d'amore gay, ma «post-chemsex», quindi più contemporanea e più apertamente marcata sul sesso. Contrariamente alle vecchie copertine, quella di Undetectable è tanto esplicita quanto lo permette l'affissione in un luogo pubblico come possono essere una libreria o una biblioteca: due uomini a torso nudo - la parte bassa del corpo non appare - si stringono e sono sul punto di baciarsi.

Biblioteche online più interessanti di altre hanno approfittato del Pride Month per acquisire queste due opere ed esporle agli occhi di tutti, con buona pace degli omofobi. Quale dei due leggerò per primo? Bella domanda… La risposta potrebbe essere: «Nessuno dei due, almeno non prima di aver letto Wife di Samuel Adamson.

Wide, di Samuel Adamson. © Faber & Faber

Il drammaturgo australiano Samuel Adamson ha pubblicato la sua ultima opera non per Methuen ma per Faber & Faber, uno dei gradi editori britannici di teatro. La prima di Wife risale a fina maggio 2019 e le rappresentazioni sono terminate il 7 luglio, quindi gli impazienti non potranno fare altro che leggere la pièce prima di un'eventuale seconda tournée.

Dal suo account Twitter, Samuel Anderson ammette l'influenza - e l'ammirazione - per Alan Hollinghurst, uno degli autori LGBT più letti al mondo, e Wife contiene numerose allusioni al romanziere inglese, e scopro, poiché ne parla molti in Stonewall, che ha ottenuto uno Stonewall Book Award nel 1989 per La piscina-biblioteca (The Swimming-Pool Library) e una nomination nel 2005 per La linea della bellezza (The Line of Beauty).

Per tornare a Wife, l'opera racconta la vita queer di quattro coppie, ciascuna in un'epoca differente (1959, 1988, 2019, 2042) e come filo conduttore la pièce di Ibsen La casa delle bambole (A Doll’s House en anglais). Nel 1959, ad esempio, Daisy esita tra una vita eteronormata con il marito Robert e una vera vita amorosa con Suzannah.

Un'opera «generazionale» in tutto il significato del termine, se guardiamo il trailer ufficiale dell'opera…

Per saperne di più, potete anche guardare questa intervista a Sirine Saba (che interpreta il ruolo di Suzannah) di Anna Hur.

da notare che l'opera di Samuel Anderson è dedicata a Scott Forbes, che fu uno dei fondatori dello Studio One, una celebra discoteca LGBT di West Hollywood, che oggi si chiama The Factory.

Per numerose altre proposte teatrali - tutte in inglese - a tematica LGBT, potete approfittare di questo articolo di Alex Wood.

Genere e sessualità, dalla A alla Z

Jessica Kingsley Publishers si è fatta conoscere nell'universo editoriale per la pubblicazione di numerosi libri sull'autismo. Un altro tema dominante meno noto nel suo catalogo riguarda l'universo LGBT - e anche le persone LGBT affette da autismo.

The A-Z of Gender and Sexuality, di Morgan Lev Edward Holleb. © Jessica Kingsley Publishers

In The A-Z of Gender and Sexuality: From Ace to Ze, Morgan Lev Edward Holleb risponde all'obbiettivo indicato dal titolo del libro (queer and LGBT+ words) esplicitando i concetti e gli eventi e restituendoli nel contesto storico e sociologico. Di fatto, l'opera va dalla A (come agender, asessaule, aromantico), fino a zucchini, parola che significa «buon(a) amico(a) ma non amichetto(a)». Non è specificato se il senso originale deriva dalla parola italiana zucchina.

Il vocabolario LGBTQIA+ si evolve tanto velocemente perché le accezioni si propagano alla velocità di internet e la comparsa di una tale glossario nel 2019 è sicuramente benvenuta. Apprezziamo in particolare, nella versione digitale, i rinvii ipertestuali di numerosi articoli verso parole e concetti annessi o connessi. Peccato, in compenso, che l'indice alla fine dell'opera non segnali nessun URL non generico; ci si ritrova, allora, con dei link di twitter.com o theguardian.co.uk che non presentano alcun interesse in sé.

Alcune biblioteche Overdrive hanno messo in primo piano diversi libri di cui abbiamo recentemente parlato su questo blog. (screenshot)

Stonewall, ancora e sempre

Ecco altri due libri recenti dedicati ai moti dello Stonewall Inn.

Stonewall, di Martin Duberman. © Plume

Il primo libro è recente senza esserlo del tutto, poiché si tratta di una nuova edizione. Firmato da Martin Duberman e pubblicato da Plume, Stonewall: The Definitive Story of the LGBTQ Rights Uprising that Changed America corrisponde all'edizione arricchita e attualizzata nel 2019 di un libro pubblicato nel 1993. L'introduzione è estratta da un testo pubblicato nel 2018 e l'epilogo corrisponde ad un inedito del 2019.

Il libro include numerose foto d'epoca, tutte in bianco e nero, abbondanti note e, per l'edizione digitale che ho consultato, un copioso indice (di nomi, di luoghi, di concetti) interamente cliccabile. In breve, questo libro rimane uno dei grandi riferimenti su Stonewall e le sue conseguenze, ma anche - se non soprattutto - sulla sua genesi.

The Stonewall Riots, di Gayle E. Pitman: per adolescenti, quindi comprensibile a tutti. © Abrams.

L'altro libro di riferimento che propongo corrisponde, contrariamente a quello di Duberman, ad una vera e propria novità editoriale del 2019 e rivolto ad un pubblico piuttosto giovane, diciamo di adolescenti. In The Stonewall Riots: Coming Out in the Streets, pubblicato da Abrams Books for Young Readers, l'autrice Gayle E. Pitman evoca Stonewall e il suo cinquantenario attraverso 50 oggetti emblematici: foto d'archivio, insegne, libri, volantini, vetrine, trasmissioni TV, ecc. In altre parole, un'evocazione da un piccolo punto di vista che parla del soggetto senza parole sentenziose.

Di fatto, anche Gayle E. Pitman ha vinto uno Stonewall Book Award, ma questa volta nella categoria libri per bambini e giovani adulti (Negli Stati Uniti, la categoria editoriale young adult corrisponde ad un pubblico adolescente). Avvenne nel 2015, per This Day in June.

Alcune biblioteche di Overdrive hanno discretamente scelto di non celebrare il Pride Month; quindi hanno messo in primo piano qualsiasi altra cosa. (screenshot)

Pour salutare Stonewall

Le rivolte dello Stonewall Inn non hanno solamente animato il 28 giugno 1969 e i giorni seguenti nella città di New York. Hanno lasciato una traccia visibile nella stampa generalista - diciamo «eterosessuale» per semplificare - in un buon numero di Paesi occidentali. Cosa hanno in comune le pubblicazioni di Bloomberg Businessweek, Entertainment Weekly, Harper’s Magazine, Le Monde Magazine, Publishers Weekly e molte altre ancora? Hanno tutte dedicato un dossier più o meno voluminoso al cinquantenario di Stonewall e ne hanno quasi tutte fatto uno proprio.

Stonewall, Pride Month, LGBT: talmente tante nozioni che alcune riviste per eterosessuali le padroneggiano - e veicolano - meglio di altri.

Non si tratta più del banale articoletto di tre pagine ogni anno per tale Pride Month o tale Pride locale, ma un vero dossier in cui decine di pagine sono destinate ad un pubblico relativamente vasto e non interessato a priori alle tematiche LGBT. Certo, ogni titolo ammicca a Stonewall e alla comunità LGBT secondo un punto di vista più familiare ai lettori, ad esempio quello dell'economia in Bloomberg Businessweek (le cui edizioni americane, europee e asiatiche ne hanno tutte fatto uno proprio sul cinquantenario) e quello dell'attualità editoriale in Publishers Weekly.

Questa «appropriazione» di Stonewall da parte dei media eterosessuali e del grande pubblico attesta, secondo me, il cammino percorso in cinquanta anni e l'evoluzione irreversibile delle mentalità attraverso una migliore accettazione dell'omosessualità e delle persone LGBT, nonostante qualche fase regressiva qua e là. Speriamo che in molto meno di cinquanta anni, le grandi riviste dell'Asia, dell'Africa subsahariana e del mondo intero scriveranno in maniera più positiva su Stonewall e sulle tematiche LGBT come gli occidentali hanno fatto nelle ultime settimane.

Dieci anni prima dello Stonewall Inn a New York, c'è stato il Cooper Do-nuts a Los Angeles

Chi ricorda lo scrittore americano John Rechy? Ha avuto il suo momento di gloria agli inizi degli anni Sessanta fino alla fine degli anni Novanta. È tornato sulla scena dal 2017, col suo romanzo After the Blue Hour che ha ottenuto nel 2018 un Lambda Literary Award nella categoria romanzi gay. Nel 2018, un editore ha anche pubblicato il primo romanzo di Rechy, fino ad allora inedito e intitolato Pablo! - una prova tangibile che l'autore, quasi novantenne, è tornato di moda.

City of Night, di John Rechy: lotta nella letteratura! © Grove Press

Il ritorno in primo piano di John Rechy porta la data del  2013, quando Grove Press ha ripubblicato City of Night in un'edizione per il cinquantenario accompagnata da una postfazione inedita dell'autore. In City of Night, Rechy evoca la rivolta di Cooper Do-nuts, di cui fu lui stesso uno dei protagonisti.

Cooper Do-nuts era un caffè aperto giorno e notte nel centro-città di Los Angeles, dove una numerosa clientela LGBT - in particolare trans - era abituale. Nel maggio 1959, frustrati dalle costanti molestie della polizia, alcuni clienti si sono ribellati nel momento in cui tre clienti, tra cui John Rechy, venivano arrestati dalla polizia, sulla quale volò tutto ciò che era a portata di mano, iniziando da donuts,, tazzine, piattini.

Questi furono, dieci anni prima dello Stonewall Inn, i moti del Cooper Do-nuts. Non dei veri e propri moti, a Los Angeles, poiché la ribellione non è durata che qualche ora, ma un evento sufficientemente importante da essere ricordato e da entrare nella letteratura.

Nei libri digitali o negli audio-libri, come pubblicazioni nuove o meno recenti, c'è molta saggistica. (screenshot)

Tra Myra Breckinridge di Gore Vidal e City of Night di John Rechy, quale (ri)leggerò prima? Forse anche tutti e due contemporaneamente…

Post-scriptum. A parte le riflessioni fatte per stuzzicarvi, credo che inizierò con The Ritz, di Terrence McNally. Questa commedia racconta l'avventura di un tale che finisce per errore in una discoteca gay utilizzata dalla mafia come covo, in un'epoca in cui l'omosessualità era illegale e i luoghi di ritrovo LGBT erano gestiti dai peggiori in circolazione a ragione del loro carattere più o meno clandestino. Immaginiamo se questo tale fosse arrivato, senza saperloe  senza comprenderlo, allo Stonewall Inn il 28 giugno 1969… 😉

Molte biblioteche Overdrive (non questa) del Grande Sud americano hanno recensito, forse inavvertitamente, dei libri LGBT. Nessuna novità. Caso avvenuto in una piccola biblioteca dell'Alabama e alla biblioteca pubblica di Austin, in Texas. (screenshot)

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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