Gurshad Shaheman e Jeremy O. Harris, due generazioni di commediografi gay scuotono le regole del teatro

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Gurshad Shaheman e Jeremy O. Harris, due generazioni di commediografi gay scuotono le regole del teatro

(Blogmensgo, blog gay del 18 marzo 2019) Uno esplora le scene teatrali da più di quindici anni; l'altro scrive mentre studia drammaturgia a Yale. Uno si esprime - senza alcun accento - in una lingua, il francese, nella quale non ha pronunciato la prima parola che in adolescenza e rovescia la prospettiva traducendo anche opere non dal francese al persiano (sua lingua madre), ma dal persiano al francese; L'altro sta preparando la sua ultima opera teatrale mentre non ha ancora finito gli studi e sceglie un'inversione di prospettive dove il nero gay si appropria del bianco gay (o eterosessuale). Gurshad Shaheman e Jeremy O. Harris hanno composto entrambi delle opere drammaturgiche dove l'omosessualità non è né un pretesto, né un tema fine a sé stesso, ma il traguardo di un percorso singolare, accompagnato, talvolta, da un ritorno a sé stessi e restituito in una maniera intelligente, o almeno originale.

Gurshad Shaheman, un drammaturgo che regala

Pourama Pourama, di Gurshad Shaheman, è un'opera che incarna tre pièces teatrali più o meno distinte , o almeno scritte in tre anni. Evocando il padre dell'autore e la vita in Iran, Touch Me mobilizza il senso del tatto. Evocando la madre dell'autore e l'esilio verso la Francia, Taste Me si appella al gusto. La terza parte, Trade Me, racconta una vita in Francia dove le pregiate relazioni omosessuali fanno appello ai sensi del gusto e del tatto.

Qui sotto, Gurshad Shaheman presenta il concept e l'approccio di Pourama Pourama (se il video non parte, potete cliccare qui).

Il titolo Pourama Pourama si riferisce ad una canzone di Patricia Kaas. Non diremo molto, se non che la canzone girava in radio nel 1990, quando il giovane Gurshad è arrivato in Francia senza conoscere la lingua, né gli artisti del varietà. Ma l'aneddoto che racconta spiegando l'origine del titolo è interessante.

Ho assistito all'opera al nuovo teatro di Montreuil, l'8 marzo 2019. Il trittico avrebbe dovuto durare quattro ore e mezza, secondo gli organizzatori, è durato cinque ore e dieci minuti, secondo il mio orologio. E non ci siamo annoiati.

tre scenografie e tre luoghi differenti: pubblico seduto o sdraiato su dei cuscini in una sala teatrale, poi spostamento verso un edificio annesso lontano 150 metri per una cena seduti, poi ritorno al teatro principale in una terza sala dove il pubblico circonda uno spazio quadrato reso traslucido da delle tende. Nelle prime due parti, non si sente che la voce di Gurshad e nella terza è (quasi) solo in scena, microfono agganciato all'orecchio, per più di un'ora e mezza.

Qui sotto, lo spot di Touch Me, prima parte del trittico Pourama Pourama.

Come suggerisce l'immagine, l'attore-performer si fa carico di un rischio incredibile: se nessuno si alza a va a toccare lo schermo prima dei 59 secondi, la prima parte dello spettacolo si ferma.

Nella seconda parte, Gurshad si occupa egli stesso della cucina e del servizio, in abito di lamé dorato e tacchi a spillo, mentre la colonna sonora intreccia la sua voce e delle canzoni degli anni '90.

Nell'ultima parte, Gurshad è nella sua tebaide circondato da veli, a volte da solo, a volte insieme a persone estratte a sorte dal pubblico.

È nella seconda parte che narra le sue prime emozioni - e follie - omosessuali. La terza parte è dedicata in maniera più lunga, più precisa, più intensa e più cruda la sessualità, quella di un giovane uomo di 22 anni, di origine iraniana che vende il proprio copro alla tariffa unica di 80 franchi dell'epoca (circa 12 euro), che si tratti di due minuti o di tutta la giornata.

Faremmo un torto all'opera ad al suo autore con un riassunto. Dai primi minuti, la sua voce cattura il pubblico ancora più della sua presenza scenica (l'inizio dello spettacolo consiste nell'offrire al pubblico una vodka ai frutti rossi). Dai primi minuti fino alle ultime parole dello spettacolo, si è sedotti da un fraseggio unico, da parole memorabili, da una qualità della scrittura ipnotizzante. Si comprende allora, anche retrospettivamente, che Gurshad Shaheman è sicuramente un attore, ma anche un performer, un autore, un regista di alto livello. L'apparente semplicità della sua scrittura maschera - uso questa parola apposta e se ne capisce il motivo nella prima parte dello spettacolo - una vera perfezione formale.

Ecco un breve trailer di Pourama Pourama, con i sottotitoli in francese.

Cinque ore dopo l'inizio dello spettacolo, Gurshad ha lasciato la scena. Il pubblico, poco avvezzo a questo tipo di performance, si chideva se l'opera fosse finita. Sono orgoglioso di essere stato il primo ad applaudire. Il resto del pubblico mi ha subito seguito. Calorosamente. E il giorno successivo, le altre date a Montreuil erano sold out, il prezzo irrisorio (da 16€ a 31€, cena inclusa) potrebbe non essere estraneo alla cosa.

Si noti. Alcuni fortunati che risiedono o si recano nel dipartimento del Nord, potranno assistere allo spettacolo Pourama Pourama, di Gurshad Shaheman, il 3 e 4 aprile 2019 al teatro del Manège, a Maubeuge (clicca sul link, non ti costa un centesimo). All'incredibile prezzo di 10€, cena compresa.
(Precisiamo che la cena, dati i tempi, non include alcun dessert e che conviene portarsi una barretta di cioccolato o altro snack facile da estrarre dalla tasca prima di alzarsi da tavola.)

Pourama Pourama esiste anche sotto forma di libro (144 pag, 15€) pubblicato da Les Solitaires intempestifs – peccato che il sottotitolo de libro riveli l'origine aneddotica del titolo.

Jeremy O. Harris, un drammaturgo che cavalca ( e che dichiara la propria razza)

Sulle riviste anglofone si moltiplicano le pagine su Jeremy O.Harris. È stato questo articolo, apparso la settimana scorsa su The Economist, che mi ha fatto scoprire l'autore. Un giovane di 29 anni che non si è ancora diplomato (studia drammaturgia a Yale) ma la cui bibliografia conta già quattro opere teatrali e quattro altre opere più corte. Nessuno degli otto pezzi sembra essere stato pubblicato.

Qui sotto, Jeremy O. Harris spiega come e perché sia diventato drammaturgo. Immagini e suono (inglese con sottotitoli in inglese) di ottima qualità, le riprese sono state co-firmate da Gucci…

E per leggere Water Sports; or Insignificant White Boys bisognerà attendere giugno (negli Stati Uniti) o luglio 2019 (in Europa). Questa pièce immagina un incontro tra lo scrittore James Baldwin e il fotografo Robert Mapplethorpe. Ovviamente l'ho già ordinato.

Il tono della commedia (il 5 luglio 2015, James Baldwin e Robert Mapplethorpe hanno pianificato un brunch insieme) suggerisce molti dei temi e delle ossessioni che Harris racconta dettagliatamente in un saggio intitolato « Decolonizing My Desire ». In questo saggio scopriamo come un giovane gay e nero è cresciuto e ha studiato in un universo bianco ed eteronormato. Jeremy O. Harris rivela in questo testo i fondamenti della sua tematica ossessiva: il copro e lo sguardo (di sé stesso e di altri, su sé stesso e su altri), il sesso, il colore della pelle, la razza, la cultura.

Si scoprono anche dei temi ed una fraseologia che mi hanno fatto subito pensare ad un altro scrittore nero e gay, Jarrett Neal, di cui avevamo parlato qui. I due uomini sono ossessionati dalla questione razziale, dai comportamenti, i condizionamenti ed i pregiudizi che implica. Tutti e due hanno evocato l'industria pornografica Harris in Xander Xyst, Dragon: 1 e Neal in  What Color Is Your Hoodie? Essays on Black Gay Identity. I due autori adottano prontamente un punto di vista allo stesso tempo autofunzionale e sociologico. La differenza consiste nel fascino di Harris per i bianchi (i loro corpi e anche la loro cultura di cui è impregnato), che lo ha condotto verso un'operazione di disintossicazione fisica e ideologica che ha intenzionalmente designato come decolonizzazione.

Jeremy O. Harris e Danya Taymor, autore e regista di Daddy, la sera della prima. © Anita & Steve-Shevett

Il drammaturgo americano è in scena con la sua opera Daddy, che è stata prodotta nonostante la giovinezza e la mancanza di notorietà dell'autore, nonostante le scene di nudo, nonostante i disegni sessuali e nonostante la presenza in scena di una vera piscina, la cui istallazione è costata 100.000 dollari da sola, secondo The Economist. Il pubblico può assistere all'opera da febbraio, ma la prima di Daddy ha avuto luogo ufficialmente il 5 marzo 2019.

La storia è conforme alle tematiche enunciate prima: l'incontro di due uomini, due corpi, due sguardi - l'uno, un giovane artista nero, l'altro, un vecchio collezionista bianco.

Jeremy O. Harris è anche autore, tra gli altri della pièce Slave Play, di cui abbiamo due lunghe ed appassionate interviste qui. La prima con Brittany Jones-Cooper…

…e la seconda, con Saeed Jones, dove spiega anche le sue tecniche di regia…

Gurshad Shaheman e Jeremy O. Harris evocano entrambi il modo in cui la società considera alcune minoranze della popolazione e lo sguardo che tali persone o tale popolazione porta su altre persone o su altre popolazioni. I due autori lo fanno in modo più o meno esplicito quando si tratta di raccontare l'orientamento sessuale e il modo di vivere. Tutti e due si rivolgono ad un pubblico in maggioranza non giovane, non gay, né fisicamente tipizzata, né veramente marginale (vale a dire ai margini del pensiero dominante).

Ma quando Gurshad preferisce lasciare il pubblico farsi da solo un'opinione sull'attitudine della società nei confronti di stranieri, omosessuali, dissidenti, ecc., Jeremy adotta una postura nettamente più frontale dove le parole (de)colonizzazione e schiavitù non sono lontane.

In breve, ecco due autori che hanno sviluppato in me un sentimento di urgenza. Urgenza di scoprire i loro percorsi e le loro rispettive opere.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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