Taiwan si avvia verso la legalizzazione di un’unione omosessuale… dai contorni ancora indeterminati

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Taiwan si avvia verso la legalizzazione di un’unione omosessuale… dai contorni ancora indeterminati

(Blogmensgo, blog gay del 20 dicembre 2018) Nonostante il fallimento del referendum sulla legalizzazione del matrimonio gay a Taiwan, 3.951 coppie dello stesso sesso si erano dichiarate alle amministrazioni locali, l'8 dicembre 2018, come conviventi. Quindi circa 4.000 coppie in tutto… ma dal 2015 la legalizzazione del PACS omosessuale è in vigore nella maggior parte delle città e delle contee del Paese. Si tratta di un primo passo, in attesa della promulgazione - reclamata dalla Corte costituzionale - di una legge che gli permetta veramente di sposarsi, cosa che la legislazione nazionale non autorizza ancora.

Nessun entusiasmo per il PACS gay

Ci si può unire in PACS a Kaohsiung dal 20 maggio 2015 e a Taipei dal 2016. In ordine decrescente, secondo le statistiche del Ministero per gli Interni, è a Taipei (818 PACS omosessuali), a New Taipei City (743), a Taichung (694) e in altre tre «municipalità speciali» (Taoyuan, Tainan e Kaohsiung) che le coppie omosessuali sono state più numerose a formalizzare la propria unione.

Taipei, all'alba… di una rivoluzione LGBT? ©outcast85/123RF

Oggi, 18 delle 22 circoscrizioni urbane dell'isola accettano di ufficializzare tali dichiarazioni di convivenza dichiarate da coppie omosessuali. Hualien, Taitung, Yunlin e Penghu sono le sole città o contee che non accettano i PACS, tanto che la città di Matsu non ha, per il momento, registrato alcun PACS omosessuale.

Il desiderio di registrarsi varia fortemente a seconda dei vantaggi che le amministrazioni locali accordano alle coppie unite in PACS. Vantaggi talmente simbolici a livello locale, se paragonati a quelli delle coppie sposate e talmente poco riconosciuti dalle autorità nazionali che solamente 173 coppie gay e lesbiche si sono unite a Kaohsiung, in fondo alla lista delle unioni civili, nonostante sia stata una delle prime ad istituirli.

Dei 3.951 PACS notificati dal 2015, ne sono stati recensiti 1.091 conclusi quest'anno fino a novembre.

Una mongolfiera LGBT si avvicina a Taiwan. Gli abitanti sapranno accoglierla? ©kchung/123RF

Il matrimonio gay a Taiwan è inevitabile…

La Corte costituzionale ha dato tempo fino a maggio 2019 al governo per legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso. La più alta corte taiwanese ha stimato, in una sentenza del maggio 2017, dare alle coppie omosessuali diritti e doveri inferiori rispetto a quelli delle coppie eterosessuali sia contrario alla Costituzione. Poiché non po' essere in questione ridurre i vantaggi accordati alle coppie eterosessuali sposate, diventa imperativo che anche le coppie omosessuali possano sposarsi in modo da ottenere lo stesso status e i vantaggi ai quali esso dà diritto.

La presidente Tsai Ing-wen, nonostante le sue promesse elettorali, ha subordinato la legalizzazione del matrimonio gay al referendum del 24 novembre 2018. Gli elettori hanno scelto di mantenere il divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso (vedere qui di seguito), il governo si vede adesso costretto a preparare una legislazione mirante a legalizzare le unioni omosessuali sull'insieme del territorio.

Si tratterà di un semplice PACS omosessuale (conforme ai risultati del referendum) o di un vero e proprio matrimonio omosessuale (conforme alla costituzione taiwanese)? Non ci vorrà molto a saperlo, poiché il ministro per la Giustizia, Tsai Ching-hsiang, conta di depositare una bozza di progetto di legge al Parlamento (o Yuan legislativo, secondo la terminologia ufficiale) entro il 1° marzo 2019. Il ministro Tsai riconosce il proprio ministero non ha ancora deciso tra l'ipotesi di un matrimonio e quello di un PACS.

Esempio di formulazione ingannevole che consiste nel far rispondere Sì ai votanti. ©nat.gov.tw

…nonostante la sconfitta al referendum del novembre 2018

Molte questioni relative ai diritti LGBT sono state sollevate in occasione di un referendum organizzato per il 24 novembre 2018. Il verdetto delle urne ha avuto una sola vincitrice, l'omofobia.

Una delle questioni domandava se il codice civile potesse definire il matrimonio non più come l'unione tra «un uomo e una donna», ma tra «due persone». Il testo del quesito 10, nella sua traduzione inglese, si presentava più esattamente così:

Do you agree that marriage defined in The Civil Code should be restricted to the union between one man and one woman?

Risultato senza possibilità di appello: 7,7 milioni di elettori hanno votato per una definizione esclusivamente eterosessuale del matrimonio, mentre 2,9 milioni di votanti si sono pronunciati contro una definizione del matrimonio così omofoba. Se il 55,8 % degli elettori hanno risposto a tale quesito, il totale dei voti favorevoli allo status quo non è stato espresso che dal 38,76% dell'elettorato.

Il quesito 12 ha prodotto risultati in una scala simile, ma questa volta per la protezione dei diritti delle coppie dello stesso sesso, almeno in un preciso contesto:

Do you agree to the protection of the rights of same-sex couples in cohabitation on a permanent basis in ways other than changing of the Civil Code?

In altre parole, circa il 60% dei suffragi espressi ha manifestato la volontà di proteggere i diritti delle coppie gay o lesbiche, ma a condizione di non toccare il codice civile. Un verdetto omofobo ottenuto grazie  a meno di un terzo (32,4%) degli elettori.

Il quesito 14 evocava lo stesso argomento usando una terminologia inversa:

Do you agree to the protection of same-sex marital rights with marriage as defined in the Civil Code?

Siete d'accordo per proteggere i diritti di matrimonio delle coppie dello stesso sesso con una definizione di matrimonio conforme al codice civile? No, secondo due terzi dei suffragi espressi.

Da notare anche che due quesiti relativi ad un'educazione sull'uguaglianza di genere hanno subito ognuno un voto contrario, ma concordante. Il quesito 11 vieta che un insegnamento dell'uguaglianza di genere sia convalidato, mentre il quesito 15, che suggeriva la necessità di un'educazione all'uguaglianza di genere, è strato respinto.

Le considerevoli differenze nella formulazione di domande così simili si spiega con il fatto che alcune sono state proposte da associazioni LGBT, altre da gruppi religiosi o conservatori. Basta che 280.000 persone (ossia l'1,5% degli elettori) firmino una petizione per avere il diritto di includere i propri quesiti in uno scrutinio referendario.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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