Pourvu qu’il soit heureux, di Laurent Ruquier, o il coming out al contrario

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Pourvu qu’il soit heureux, di Laurent Ruquier, o il coming out al contrario

(Blogmensgo, blog gay dell'11 ottobre 2018) Il coming out ha come conseguenza di rivelare, alla famiglia ed in particolare ai genitori, l'orientamento sessuale di un gay o di una lesbica o l'identità di genere di una persona trans. L'intrattenitore, comico e drammaturgo francese Laurent Ruquier ne ha fatto il tema della sua ultima opera, Pourvu qu’il soit heureux (Finché sia felice). Il risultato è un'opera divertente, ma anche seria, in cui Laurent Ruquier – che ha rivelato pubblicamente la sua omosessualità oltre vent'anni fa – ha reinventato una parte della sua storia personale.

Pourvu qu'ils soient tous heureux ! [Finché siano tutti felici!] ©theatre-antoine.com

Un coming out vissuto dai genitori

Le parole del titolo, «Pourvu qu’il soit heureux», sono pronunciate successivamente da Claudine (Fanny Cottençon) e da Maxime (Francis Huster), genitori di Camille (Louis Le Barazer). E forse anche, nei suoi pensieri, da Camille stesso. Per questa storia di coming out, l'autore ha costruito due scenari così come avrebbe potuto immaginarli il suo personaggio principale – nel senso che tutto l'intrigo ruota intorno a lui – trasformato in un'Arlesiana, poiché non lo si vede apparire che nel terzo ad ultimo atto.

Pubblicando sulla copertina una foto che svela la relazione tra un uomo molto noto e il giovane Camille, una rivista di gossip fa outing a Camille la cui maggiore conseguenza non sarà rivelata che alla fine del terzo atto, in occasione di un inatteso colpo di scena.

Laurent Ruquier ha strutturato la sua opera in una modalità comparabile al mutevole schema tesi-antitesi-sintesi, ma con meno didascalismo e più creatività.

Nel primo atto, sottotitolato «Ipotesi 1», il padre è un omofobo che tenta di far ragionare la moglie dallo spirito sessantottino molto più aperto. Il secondo atto, sottotitolato «Ipotesi 2», inverte i ruoli e mette in scena una madre cattolica e reazionaria ed un padre molto comprensivo. Le due «ipotesi» in questione sono quelle immaginate dal figlio Camille, il cui personaggio non appare che nel terzo atto, dal titolo «Realtà finale».

Di fatto, Camille immagina e smantella uno per uno i meccanismi e le argomentazioni che le persone male informate o ignoranti possono elaborare nei confronti dei gay, delle lesbiche e di un'omosessualità che giudicano senza comprendere.

Camille : Questa storia degli animali omosessuali è un argomento idiota per contrastare gli omofobi che pensano che sia contro natura, ma quello che è contro natura è l'omofobia! Questa è la verità, perché non troverete mai un animale omofobo.
(Pourvu qu’il soit heureux, atto 3)

Laurent Ruquier utilizza per Pourvu qu’il soit heureux una ricetta comparabile a quella che impiega Benoit Solès ne La Machine de Turing. Ma, mentre Solès affidava più ruoli sencondari allo stesso attore, Ruquier inverte i ruoli che interpretano due dei tre attori. Ne risulta una doppia bravura legata all'interpretazione, ma anche ad una maggiore complicità degli spettatori, a cui viene offerta una maggiore possibilità di identificazione empatica.

Divertente, ma non caricaturale

Ovviamente, Laurent Ruquier ha messo molto di sé stesso nell'opera. Addirittura il nome della rivista (Voici) menzionata nell'opera, cioè lo stesso titolo della stampa francese di gossip che, fotografando Ruquier, aveva fatto outing al suo compagno dell'epoca.

Le similitudini non si fermano qui, poiché il «vero» Laurent Ruquier ha fatto coming out due decenni fa attraverso un monologo (o one-man-show) e la sua famiglia era, possiamo dirlo, in prima fila.

Non mi inserisco in una logica comunitaria. Sono favorevole agli avanzamenti sociali a favore degli omosessuali – come il matrimonio e, forse, più avanti la GPA –, ma non sono un attivista. Semplicemente, so di cosa parlo. E spero anche di aver trattato l'argomento con pertinenza.
(Laurent Ruquier, in L’avant-scène théâtre del 15 settembre 2018)

Si potrebbe rimproverare la scelta di attori molto più vecchi rispetto all'età dei personaggi da interpretare. Certo, Fanny Cottençon ha 61 anni e Francis Huster ne ha 70, ma bisogna riconoscere che difficilmente si sarebbero potuti trovare due attori più talentuosi per questi ruoli.

Si potrebbe trovare che il colpo di scena finale sia un po' eccessivo, ma bisogna riconoscere che la «caduta» – utilizzo questa parola appositamente – dell'opera sia travolgente e che dia il pretesto per un'ultima replica potente e memorabile.

Nel testo dell'opera non manca la componente divertente. Ci sono, tuttavia, meno humor e ironia rispetto alla maggior parte delle precedenti opere di Laurent Ruquier. Il soggetto principale non è né l'omosessualità, né il coming out in quanto tale, ma la messa a nudo di come l'omofobia sia un meccanismo spaventoso e… comprensible.

La tematica dell'opera e la sua dimensione ovviamente molto personale agli occhi dell'autore spiegano in parte che Pourvu qu’il soit heureux sia anche – soprattutto? –un'opera che fa riflettere. Ed è tanto più evidente per il fatto che Ruquier si cura di evitare eccessi caricaturali ed omofobici che sono sati inflitti al pubblico, per più di un secolo, da numerosi drammaturghi. Questo non è il merito minore di Laurent Ruquier – ve ne convincerete andando a vedere lo spettacolo o leggendone il testo.

Per saperne di più
Pourvu qu’il soit heureux, opera in tre atti di Laurent Ruquier, diretta da Steve Suissa, anteprima il 13 settembre 2018 al Théâtre Antoine – di cui Ruquier è stato co-direttore fino all'agosto 2018 – e interpretata da Fanny Cottençon, Francis Huster e Louis Le Barazer.
Da vedere dal 13 settembre al 30 dicembre 2018 al Théâtre Antoine, a Parigi (posti fino a 61 euro).
Da leggere in L’avant-scène théâtre del 15 settembre 2018 (n° 1448, 90 pagine, 14 euro).

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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