Il teatro diventerà finalmente LGBT-friendly ?

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Il teatro diventerà finalmente LGBT-friendly ?

(Blogmensgo, blog gay del 21 settembre 2018) Da qualche anno, ogni nuova stagione teatrale propone qui e là una produzione a tematica più o meno LGBT. Mi sono accorto, consultando diversi programmi per la stagione 2018-2019, che la tendenza si generalizza e che non riguarda solo produzioni dal pubblico ristretto, anzi. Ci sono state produzioni particolari come Love! Valour! Compassion! di Terrence McNally nel 1994 o Angels in America di Tony Kushner nel 1993, ma erano gocce friendly in un mare di omofobia - così classifico tali commedie, come La Cage aux folles di Jean Poiret, nel kitsch che verge verso l'omofobia. In ogni caso, adesso posso constatare che i direttori di teatro non esitano più a programmare spettacoli visibilmente gay, lesbici, trans o friendly, i registi a metterli in scena, gli attori ad interpretarli ed il grande pubblico a venire ad applaudire. Qui di seguito, troverete alcuni degli spettacoli della stagione 2018-2019 che hanno attirato la mia attenzione.

Avignon 2018: caldo, omosessuali e trans

Faceva troppo caldo quest'estate perché potessi occuparmi - il sudore, davanti al computer diventa insopportabile - di parlare dell'edizione 2018 del Festival d’Avignon. La manifestazione diretta dal drammaturgo francese Olivier Py, che non nasconde né il proprio cattolicesimo, né la propria omosessualità. Anzi.

Olivier Py, sulla copertina di Transfuge. ©transfuge.fr

Non saprei dire se la programmazione ad Avignone di quest'anno avesse degli accenti mistici e religiosi. In compenso (pura coincidenza?), gli spettacoli a connotazione LGBT , per la parte ufficiale, come per l'Off, mi sono sembrati proporzionalmente numerosi e hanno beneficiato di una buona esposizione mediatica. Il festival è finito e non sono riuscito ad andarci, cosa che mi dispensa da elencare gli spettacoli da vedere.

Il Seneca de Thyeste rivisitato da Thomas Jolly

Uno degli spettacoli di punta ad Avignone altro non era che il Thyeste de Seneca, in una messa in scena di Thomas Jolly che riprendeva la sontuosa traduzione di Florence Dupond - che ha tradotto tutte le opere di questo autore in un volume dell'eccellente collezione Thésaurus, presso Actes Sud; l'avevo comprato per Fedro ed è stata Thyeste ad eccitarmi di più.

Thomas Jolly, sulla copertina di Télérama.©telerama.fr

A priori, l'opera non ha niente a che vedere con l'omosessualità. Tranne per il fatto che l'attore e regista Thomas Jolly la fa rivivere in un'afosa Aginone. In un intervista a Télérama, è Jolly stesso a raccontarlo, a titolo molto personale, ma decisamente universale:

Sono arrivato a scuola e al college senza piangere, ma le derisioni sono iniziate. I miei genitori non mi avevano insegnato i codici, avevano lasciato la mia parte femminile libera di esprimersi. «Frocio»? Non sapevo neanche cosa volesse dire. Ho resistito come ho potuto al bullismo, alle molestie. Conosco la sofferenza dei bambini. Allora mi sono inventato un mondo.
(Thomas Jolly, in Télérama del 30 giugno 2018)

Non posso evitare, qui, di citare una massima di Thomas Jolly:

È quando si ferma il pensiero che sorge la violenza.
(Thomas Jolly, in Télérama del 30 giugno 2018)

Phia Ménard e Mathilde Daudet, transgender nella vita come in scena

Lo stesso numero speciale su Avignone di Télérama, tra gli altri autori o spettacoli a tematica LGBT, cita Saison sèche dell'artista transgender Phia Ménard, che dichiara:

Non ho scelto né il mio sesso, né il mio colore, né di essere eterosessuale, omosessuale o trans. In tali condizioni, bisogna accettare che ognuno si sviluppi a proprio modo e per il bene della società, piuttosto che mettere l'individuo in una condizione in cui coltiverà il malessere.
(Phia Ménard, in Télérama del 30 giugno 2018)

E sullo stesso tema, la bellissima frase dell'autrice transgender Mathilde Daudet, la cui opera autobiografica Choisir de vivre è stata, oggi, adattata per il teatro:

La transizione di genere è come un setaccio per i coglioni: solo i migliori rimangono dopo aver visto la nuova creatura…
(Mathilde Daudet, in Télérama del 30 giugno 2018)

Senza collegamento con la tematica del blog, la drammaturga Pauline Bureau, commentando la sua opera Mon Cœur (che evoca lo scandalo del Mediator), esprime questa frase che volentieri collegheremmo al tema della paura di dichiararsi:

Più si parla di quanto sia difficile parlarne e più ci si rende conto che la vergogna è comune e che può svanire una volta che viene nominata.
(Pauline Bureau, in Théâtre(s), estate 2018)

Change Me, incontro a tre sulla transidentità

Che rapporto c'è tra il poeta latino Ovidio, lo scrittore francese Isaac de Benserade e il transgender americano Brandon Teena ? La transidentità, da una nascita femminile ad un'identità maschile in tutti e tre i casi. E per Ovidio e Benserade, l'omosessualità femminile.

Nella loro messa in scena, Camille Bernon (che fa anche parte degli interpreti) e Simon Bourgade mescolano da un lato il mito di Ifi e Iante, nati ne Le metamorfosi di Ovidio (libro IX, versi 666-797) e ripreso da Isaac de Benserade nella sua commedia Iside e Iante (sic), dall'altro lato la vita di Brandon Teena (assassinato nel 1993 all'età di 21 anni), attraverso degli elementi ispirati dal documentario The Brandon Teena Story di Susan Muska e Greta Olafsdottir piuttosto che alla biografia Boys Don't Cry di Kimberly Peirce.

Di seguito un teaser girato da una telecamera che si muove molto - e quasi troppo…

Tutto questo per dire che, nonostante le apparenze, forse non si tratta di uno degli innumerevoli «documentari teatrali» senza infamia e senza lode, ma che la giustapposizione di elementi storicamente e geograficamente eterogenei, promette di suscitare emozioni.

Avevo già molta voglia di vedere questo spettacolo, ad esempio il 22 novembre 2018 al nuove teatro di Cachan, e ancora prima di leggere le critiche (qui o qui).

Ecco un secondo teaser, meno movimentato, ma con una dizione che richiede uno sforzo delle orecchie:

Si può assistere anche a Change Me al teatro Paris-Villette, il 26 e 27 settembre 2018.

Ai teaser video, preferisco sicuramente le belle foto della stampa pubblicate sul sito del teatro di Cachan…

Change Me. I tempi cambiano – le persone anche. ©theatrejacquescarat.fr

Una coppia omosessuale nella commedia musicale Company

Chi si ricorda di Company, la commedia musicale del compositore e paroliere americano Steven Sondheim su un libretto di George Furth? Io no. Questo spettacolo è stato adesso ripreso nel regno Unito, con una coppia gay tra i personaggi… che non compariva nella versione originale del 1970.

Marianne Elliott ha proposto un adattamento dello spettacolo che non ha avuto la fortuna di piacere a Steven Sondheim. Ma Sondheim, secondo Wikipedia, si è infine mostrato entusiasta dopo aver visto degli estratti della sua opera così modificata.

Bisogna dire che la direttrice di teatro britannica ha proposto delle modifiche non banali. Ad esempio, il personaggio di Bobby è stato rimpiazzato da un personaggio femminile, Bobbi, interpretato da Rosalie Craig. In maniera ancora più audace, il personaggio di Amy è stato rimpiazzato da Jamie (Jonathan Bailey), ma con lo stesso fidanzato, Paul (Alex Gaumond).

La coppia eterosessuale sono state, quindi, rimpiazzate nella versione del West End londonien, da una coppia omosessuale. Meglio ancora, Sondheim ha rielaborato sceneggiatura e testi, in collaborazione con Elliott, in modo che il pubblico potesse applaudire anche una coppia dello stesso sesso al Gielgud Theatre, dove la commedia musicale è in programma dal 26 settembre fino al 22 dicembre 2018.

Ricordiamo al volo che Marianne Elliott ha coprodotto quest'anno un monumento del repertorio LGBT, cioè la pièce Angels in America di Tony Kushner.

La commedia Oklahoma! ritorna in modalità LGBT

Settantacinque anni dopo la sua creazione negli Stati Uniti, il musical Oklahoma!, scritto da Oscar Hammerstein II – basato su un'opera di Lynn Riggs – e composto da Richard Rodgers, diventa l'oggetto di due remake decisamente differenti dalla produzione originale.

La versione messa in scena da Bill Rauch è in programma all'Oregon Shakespeare Festival fino al 27 ottobre 2018. Questo rifacimento, fruibile all'Angus Bowmer Theatre dopo il 18 aprile, si smarca dall'opera originale per l'intrigo e per il cast.

Certo, continua a narrare l'amore di Laurey (Royer Bockus) e Curly, salvo che Curly è un'attrice (Tatiana Wechsler) e non un attore e che l'amore eterosessuale è adesso un amore saffico. Quanto alla storiella tra Ado Annie e Will, si sviluppa nella versione rimaneggiata tra Ado Andy (Jonathan Luke Stevens) e Will (Jordan Barbour), quindi tra due ragazzi.

E il meno che si possa dire è che lo spot fa venir voglia di andare a vedere lo spettacolo nonostante sia palesemente kitsch…

Dopo un primo momento di perplessità, il rappresentante dei proprietari dei diritti, Ted Chapin, ha letto il testo e avvallato la versione LGBT di questo remake di un'opera che aveva già all'epoca sfidato le convenzioni.

I just kept looking at it, thinking, man, you couldn’t have done this five years ago.
(Continuavo gettargli uno sguardo dicendomi, vecchio mio, avresti potuto farlo cinque anni fa. — Ted Chapin, in American Theatre di settembre 2018)

Ma perché trasformare gli amori eterosessuali in amori omosessuali? Bill Rauch, che convive col compagno da 37 anni, spiega, in sostanza, che quando erano più giovani, il suo amore smodato per le commedie musicali era contrario alla loro eterosessualità militante. La trasgressione era rappresentata dalla razza (con attori il cui colore della pelle non corrispondeva a quello del ruolo), poi dal genere (più ruoli femminili o femminilizzati) e infine dall'orientamento sessuale. Questo è ciò che Bill Rauch spiega, tra le altre cose, in questa intervista:

Che questo spettacolo sia oggi messo in scena da Bill Rauch sembra perfettamente logico, poiché Lynn Riggs, autore dell'opera originale (Green Grow the Lilacs), era anch'egli omosessuale.

La machine de Turing, empatico e celebrativo

Benoit Solès è attore e drammaturgo. Il drammaturgo aveva già avuto occasione di evocare un'altra icona gay, Tennessee Williams, nella sua opera Appelez-moi Tennessee. L'attore, conosciuto soprattutto per i suoi numerosi ruoli in film e serie TV, si caratterizza per il suo viso simpatico e gentile - nonostante a Parigi militi per un partito di destra, ma questa è un'altra storia. 😀

Amaury de Crayencour (a sinistra) e Benoit Solès (a destra) : 1 + 1 = 4 (voire 5). ©Fabienne Rappeneau

Benoit Solès è allo stesso tempo autore e attore principale de La machine de Turing, un'opera messa in scena da Tristan Petitgirard. Alcuni l'hanno visto ad Avignone nel luglio 2018, gli altri potranno vedere La machine de Turing al teatro Michel dal 4 ottobre al 30 novembre.

Quattro personaggi si dividono la scena, ma non ne vediamo che due. C'è Alan Turing, interpretato da Benoit Solès, e altri tre personaggi che hanno segnato la sua vita, tutti interpretati da un solo attore.

L'idea, astuta, è doppiamente piacevole. Benoit Solès, con il suo bel volto ed il suo magnetismo, per quanto si possa giudicare dalle foto pubblicate ne L’avant-scène théâtre n° 1446 nell'agosto 2018, sembra essere fatto su misura per il ruolo di un Turing  che riprende fino alla balbuzie, unendo la bravura da attore alla fedeltà biografica. Il fatto di affidare ad un unico attore (Amaury de Crayencour) gli altri tre ruoli principali - così come un quarto brevissimo ruolo - crea uno di quei tour de force scenici in cui gli attori impazziscono e che instaura una complicità col pubblico, sempre amante dei tour de force e dei travestimenti di ogni tipo.

Ho letto la sceneggiatura e la prima cosa che ho notato, senza aspettare l'ultima pagina, è che deve essere divertente da interpretare a da vedere. Dalla scrittura di Benoit Solès traspirano empatia e gentilezza, offrendo al lettore una lettura veramente piacevole. Niente a che vedere con quelle opere di «teatro documentario», spesso mediocri che riempiono le librerie e le programmazioni.

La storia? L'omosessualità non costituisce che un elemento tra gli altri, anche se più importante degli altri perché sarà l'omofobia della società inglese a condurre Turing, uno dei più grandi geni della sua epoca, fino al suicidio. La trama de La machine de Turing funziona come un caleidoscopio, associando tre elementi biografici diversi per comporre un quarto elemento narrativo.

In breve, una pièce accessibile ad ogni tipo di pubblico, dove ciascuno troverà la maniera di riflettere, in funzione del proprio sguardo e della propria griglia analitica.

In Pourvu qu’il soit heureux, Laurent Ruquier evoca il (proprio?) coming out

Segnaliamo, inoltre, che L’avant-scène théâtre consacra il prossimo numero - quello di metà settembre 2018 - alla nuova opera di Laurent Ruquier, Pourvu qu’il soit heureux. L'intrattenitore, umorista e drammaturgo francese evocherà il tema del coming out in modo che viene vissuto non dal principale interessato, ma dai suoi genitori.

Questa pièce, di ispirazione apparentemente molto autobiografica, è rappresentata a Parigi al teatro Antoine fino al 30 dicembre 2018. Visti i prezzi (da 20 € a 61 €, il prezzo maggiore varia a seconda dei giorni), mi accontenterò di leggere l'opera e di dire qualche parola su questo blog in un altro articolo o in un aggiornamento di questo.

Christophe Honoré fa rivivere Les Idoles in Svizzera e in Francia

E poiché parliamo di drammaturghi francesi, non possiamo non nominarne uno dei più conosciuti, Christophe Honoré, la cui pièce Les Idoles è in programmazione dal 13 al 22 settembre 2018 al teatro Vidy-Lausanne, quindi in Svizzera. Il mese successivo e fino a febbraio 2019, la stessa opera sarà in tournée in Francia.

Les Idoles, di Christophe Honoré. ©Jean-Louis Fernandez

Di quali idoli si tratta? di quelli che hanno incantato la gioventù di Christophe Honoré prima di morire di AIDS: gli scrittori Bernard-Marie Koltès, Jean-Luc Lagarce e Hervé Guibert, i registi Cyril Collard e Jacques Demy, o ancora il critico Serge Daney.

Queste figure oggi scomparse sono liberamente interpretate dalle attrici Marina Foïs (nel ruolo di Hervé Guibert) e Marlène Saldana (Jacques Demy) e dagli attori Youssouf Abi-Ayad (Bernard-Marie Koltès) e Jean-Charles Clichet (Serge Daney), mentre Jean-Luc Lagarce rivive attraverso due attori (in alternanza?), Harrison Arévalo e Julien Honoré (Jean-Luc Lagarce).

Da notare che Vidy + Forum organizza, il 21 settembre 2018 alle ore 18.00, un dibattito su «Sessualità, genere e società».

Milo Rau trasforma un crimine omofobo in opera d'arte

Si occupa soprattutto di «teatro documentario», di omicidi o genocidi. Questa volta, il drammaturgo e regista svizzero Milo Rau prende come soggetto la tortura e l'omicidio, a Liegi, di un giovane gay di 32 anni, Ihsane Jarfi, in una pièce intitolata La Reprise. Histoire(s) du théâtre (I).

La Reprise, di Milo Rau. Al di là del teatro. ©Michiel Devijver

Questo crimine di stampo chiaramente omofobo aveva suscitato orrore, nel 2012, in tutto il Belgio, sia di lingua francese che olandese. Milo Rau e lo scenografo Anton Lukas lo restituiscono in scena con una minuzia che sarebbe insostenibile senza la dimensione metateatrale che l'accompagna: la messa a morte è filmata sulla scena, gli attori non smettono di mettere in discussione il proprio ruolo e l'evento che restituiscono.

Un trattamento così distanziato di questo fatto ne accentua l'orrore senza cadere nel voyeurismo.

Non avendo visto o letto questa pièce, non saprei emettere in giudizio. «Avevamo le lacrime agli occhi», conclude il resoconto di Fabienne Pascaud per Télérama, di cui mi sono servito per scrivere questo pezzo.

I più fortunati tra voi hanno potuto vedere lo spettacolo in maggio a Bruxelles e in luglio al festival del teatro di Avignone 2018. Gli altri potranno applaudirlo, in olandese (sottotitolato) e in francese, al teatro degli Amandiers, dal 22 settembre al 5 ottobre 2018, nel quadro del Festival d’automne.

I Desasterkids esplorano il metalcore tedesco in tutti i suoi stati

Un gruppo di metalcore che «rappresenti la simbiosi perfetta tra il rock moderno contemporaneo e una punta di hardcore old school…»
gli Scorpions di Hanovre? No.

Un gruppo di metalcore alternativo che rifiuta «la pressione e i problemi della scena metal dominata da uomini bianchi eterosessuali…»
I Desasterkids di Berlino? Sì!

Desasterkids, quattro tatuati nel vento… (photo courtesy of Red Toad Music)

Il calore di questa estate non sembrava per niente propizio all'ascolto di brani che facessero salire la temperatura, quindi ho rimandato. Ho fatto male, perché mi sono perso l'uscita (inizio agosto 2018) del loro secondo album, intitolato Superhuman e le prime date del loro tour estivo che termina a fine settembre 2018 (ad Hannover, Wiesbaden e Berlino). Ho fatto male, perché quello che ho ascoltato mi sembra di ottima qualità - per chi ama questo genere musicale.

Non avendo alcuna conoscenza musicale precisa e recente, ignoravo a cosa potesse somigliare il metalcore. Ebbene, è quello nel video ufficiale della canzone «Oxygen» qui sotto…

Quindi a metà strada tra l'heavy metal dei Motörhead, il punk avanguardista dei Public Image Limited, il grunge dei Nirvana e, molto bene, le sonorità glam rock non così lontane degli AC/DC - e, più in particolare, in questa canzone dei Def Leppard. Sì, lo so, i miei esempi sono vecchi perché il mio cervello era giovane. 😀

La differenza in confronto ai loro gloriosi anni e agli altri gruppi di metalcore, è che i quattro berlinesi (Andi Phoenix, Iain Duncan, Max Rosenthal e Tommy Hey) non si limitano ai riff, ai decibel e al testosterone nelle loro canzoni. Parlano anche di moda e di omosessualità.

Il loro ultimo album parla molto di oppressione, di autostima vacillante, di confronto, malintesi, slittamento, rottura, ma anche si auto affermazione e di orgoglio.

Just Scream and shout
The choice is yours to make you proud
Just let it out
Because we are the here and now
Desasterkids, in « Here and Now » (album Superhuman)

Per farsi un'idea più completa, ecco «Break Me», la prima canzone dell'album Superhuman, con sonorità un po' più elettroniche e R&B.

Se vuoi ascoltarli ancora, puoi ordinare l'album qui (tranquilli, non prendiamo un centesimo sulle vendite).

Terrence McNally ha l'ultima parola

Dato che ho iniziato questo lungo articolo evocando Terrence McNally, non potrei chiuderlo senza una citazione dello stesso drammaturgo, di cui sto per leggere l'opera più celebre. Dice proprio questo nella prefazione di Love! Valour! Compassion! :

The time has come to speak about gay theatre. Fortunately, that’s a phrase you don’t hear much anymore. Unfortunately, there was a time when that’s pretty much all that was said about a play if the characters and/or the playwright were out. Theatrical excellence or originality of mind were not held up for critical scrutiny if the play and its author could be labeled as gay. Rather, these plays and their playwrights were swept into a collective dust heap and marginalized as theatre written by a minority for a minority.
Terrence McNally, preface to Love! Valour! Compassion, 2015
(È arrivato il momento di parlare del teatro gay. Fortunatamente, ecco un'espressione che non sentiamo più spesso. Sfortunatamente, c'è stato un tempo in cui quasi tutto quello che si diceva di una pièce era se i personaggi e/o l'autore erano dichiarati. L'eccellenza teatrale o l'originalità della creazione non erano argomento di esame critico se l'opera o il suo autore potevano essere catalogati come gay. Queste opere e questi autori venivano spinti verso l'oblio collettivo e marginalizzati come teatro scritto da una minoranza per una minoranza.)

I tempi sembrano essere un po' - in realtà molto - cambiati in appena due decenni.

Oggi, numerosi teatri pubblici o privati, famosi o avanguardisti, non hanno più esitazioni a mettere in programmazione spettacoli che trattano di genere, invertendo i ruoli o mettendo avanti l'inversione. I più amareggiati non vedono in questo un ulteriore oltraggio, che subiscono così come hanno subito spettacoli postmoderni, folli, iconoclasti, concepiti da artisti e registi più o meno ispirati, per non dire illuminati.

Oggi, la critica non parla più di gay e di lesbiche che scrivono pièce teatrali, ma di drammaturghi che si trovano ad essere gay o lesbiche - quando il loro orientamento sessuale, anche se noto, non è passato semplicemente sotto silenzio, perché non pertinente agli occhi dei critici e del pubblico.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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