Angels in America si fa rubare la scena ai Tony Awards 2018

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Loading...

Angels in America si fa rubare la scena ai Tony Awards 2018

(Blogmensgo, blog gay del 20 giugno 2018) La 72a cerimonia dei Tony Awards, che celebra l'industria teatrale e musicale di Broadway, il 10 giugno 2018, è da ricordare per diverse ragioni. Innanzitutto, la pièceTony Kushner, Angels in America, nonostante le sei nomination – record assoluto per un'opera teatrale ai Tony Awards –, non ha ottenuto che tre statuette. Ma anche perché Robert De Niro ha improvvisato un tonante «Fuck Trump!» di cui il canale CBS – che trasmetteva l'evento in diretta  – ha immediatamente fatto sparire la prima parola.

Angels in America ha ottenuto, sotto la direzione di Marianne Elliott, il Tony Award della miglior regia di una pièce. Riconoscimento tanto più importante perché, contrariamente alla maggior parte delle altre categorie, questa metteva in lizza non meno di cinque opere, di cui quattro scritte da veri e propri mostri sacri: Tony Kushner, Edward Albee (per Three Tall Women, che leggerò stasera), Eugene O’Neill e Tom Stoppard.

Tony Kushner e la squadra di Angels in America ©Theo Wargo / Getty Images

L'autore Tony Kushner aveva impiegato tre anni per scrivere il proprio capolavoro venticinque anni fa. La pièce era stata prodotta in due parti, Millenium Approaches e Perestroika, interpretate in prima mondiale ad un anno di intervallo, rispettivamente nel 1991 e nel 1992. Tony Kushner ha effettuato alcune modifiche sulle due parti, per cui la versione definitiva dura circa sette ore e mezza, quindi otto ore e mezza contando gli intervalli.

La reprise di Angels in America ha prima conquistato il National Theatre di Londra e successivamente il Neil Simon Theatre di New York tra la metà di marzo e la metà di luglio 2018. Aveva già ottenuto, quest'anno, numerosi premi, oltre alla miglior pièce di teatro in reprise.

Nathan Lane ottiene il terzo Tony della sua carriera, questa volta per la sua interpretazione di Roy Cohn. ©Kevin Mazur / Getty Images

Nell'opera originale come nel remake, tutti i personaggi sono fittizi tranne uno: l'avvocatoRoy M. Cohn, anticomunista e noto omofobo, ma anche omosessuale e morto nel 1986 di un AIDS da lui ufficialmente camuffato in cancro al fegato. Nathan Lane, che interpreta Roy Cohn, ha ottenuto per tale interpretazione un Tony Award come miglior attore maschile non protagonista.

L'altro grande vincitore nella categoria maschile, questa volta come attore protagonista, è Andrew Garfield, interprete di Prior Walter, ancora una volta un personaggio gay e  sieropositivo, ma che accetta la propria omosessualità, a differenza di Roy Cohn.

Andrew Garfield, grande cuore e papillon… ©Theo Wargo / Getty Images

Ricevendo il premio, Andrew Garfield ha reso omaggio ai «personaggi LGBTQ che hanno combattuto e che sono morti». Poi, come possiamo vedere qui sotto…

… Andrew Garfield ha parlato di attualità e di dolci:

Let’s just bake a cake for everyone who wants a cake to be baked!

La frase di Andrew è uno slogan. Uno slogan anche semplicistico, a mio parere. Immaginate che dei gay o delle lesbiche vogliano ordinare una torta nuziale ad un pasticcere la cui omofobia arriva a non voler servire dei clienti? Non so se si tratti di rigidità giuridica (tengo ai miei principi e lo dimostro) oppure militanza controproducente (meglio promuovere le pasticcerie friendly che tentare di convertire gli idioti).
[Evocando la cerimonia dei Tony Awards, attraverso al penna di Steven Zeitchik, le Washington Post invia un commento molto chiaro sui diversi modi di (non) militare pubblicamente per/contro una causa o un'ideologia.]

Tornando ad un'intervista registrata dietro le quinte prima della proclamazione dei risultati, Andrew Garfield ha dichiarato che secondo lui, Angels in America è la più grande pièce del mondo. Poi ha comparato la regista Marianne Elliot in «Mother Earth», detta anche Gaia – la dea anche chiamata Gê, che in francese e in molte altre lingue si pronuncia gay. Ecco quindi l'inizio e la fine di questa intervista, dove Andrew è insieme all'attrice britannica Carey Mulligan:

La pièce non ha ottenuto le sei statuette per cui era nominata, tra cui miglior regia (Marianne Elliott) e due come miglior attrice non protagonista (Denise Gough e Susan Brown). Denise Gough era tra le favorite. Le altre cinque nomination per Angels in America corrispondono a premi tecnici.

Dato che ne avevamo parlato prima, Tony Kushner si è accontentato di augurare buon compleanno ad un'icona gay per eccellenza: Judy Garland, nata un 10 giugno e scomparsa troppo presto.

È stata quindi la breve allocuzione di Robert De Niro a catturare l'attenzione – quasi esclusiva – dei media e dei social network. Per due volte, l'attore e regista ha detto «Fuck Trump!». E per due volte, come si sente qui sotto, un beep ha coperto la prima parola.

Su YouTube, gli estratti della cerimonia riprendono la diretta della CBS e quindi anche i due beep inseriti direttamente nella serata. Solamente due fonti esterne alla CBS hanno captato il discorso e hanno potuto diffonderla nella versione non censurata, come qui:

Tutti hanno parlato di censura, ma si tratta anche - e soprattutto - di un obbligo legale per il canale CBS. Negli Stati Uniti, è vietato per legge ai canali gratuiti e diffusi in chiaro di trasmettere ingiurie e scene di nudo. Per questo motivo le dirette non sono effettive. Nel caso della CBS, una differita di sette secondi tra la ripresa e la trasmissione lascia il tempo ad un impiegato della CBS di bippare tutte le oscenità dei partecipanti.

Ricordiamo l'evento ridicolo del capezzolo di Janet Jackson, la cui sfortunata trasmissione è costata all'emittente un'ammenda colossale. CBS rischiava finanziariamente un po' meno non tagliando il «Fuck Trump!» di De Niro, ma rischiava comunque. È quindi sbagliato parlare di censura da parte della CBS della frase di De Niro, poiché si trattava di un obbligo legale. Allo stesso modo, è sbagliato dire che YouTube ha censurato lo stesso discorso, poiché la piattaforma di video si limita diffondere senza modificare i video che vengono caricati.

Un angelo sulla copertina di American Theatre del marzo 2018. ©americantheatre.org

Torniamo all'importanza di Angels in America. Contrariamente all'idea che potremmo farci in Europa continentale (quindi, Gran Bretagna esclusa), l'opera di Tony Kushner ha avuto un incredibile successo nel mondo anglofono in generale e negli Stati Uniti in particolare, sia tra gli eterosessuali che tra i gay.

Ricordiamo che la versione iniziale della pièce aveva ottenuto all'epoca sette Tony Awards (tra cui quello come miglior pièce teatrale per ciascuna delle due parti), più il premio Pulitzer come miglior pièce, oltre ad innumrevoli altri premi negli Stati Uniti e altrove.

Non c'è quindi da stupirci se la rivista specializzata, American Theatre, abbia dedicato nel numero di marzo 2018 tutto un dossier al remake di quest'opera emblematica.

Angels in America risulta una richiesta a Tony Kushner da parte di due direttori di teatro, di cui uno, anche lui chiamato Tony (Taccone) ha partecipato al remake un quarto di secolo più tardi. L'intervista di Tony Taccone sarebbe stata molto più interessante senza le innumerevoli ridondanze e gli errori di layout che attestano il dilettantismo dell'intervistatore (che confonde intervista e semplice trascrizione, cosa che in un'intervista, salvo rare eccezioni, non dovrebbe mai succedere) e il lassismo del caporedattore.

Angels in America, di Tony Kushner: LA pièce teatrale LGBT più emblematica. ©TCG

Molto più interessante è l'evocazione, per la giovane generazione di drammaturghi e di interpreti (le figure emergenti secondo il cliché in voga) negli Stati Uniti, di ciò che ha rappresentato Angels in America nel percorso teatrale, dagli anni della formazione fino agli anni della scrittura o dell'interpretazione. Dubito che l'insieme delle interviste sia il risultato di una selezione preliminare, ma sono comunque rimasto sorpreso dall'impatto di quest'opera su tale generazione: un impatto significativo, addirittura fondante. Angels in America sembra aver ispirato innumerevoli vocazioni, sia per la scrittura che per l'interpretazione, sia come vettore di riorientamento professionale.

Sappiamo che Angels in America sia l'opera teatrale più emblematica per la comunità LGBT negli Stati Uniti. Ha marcato tutta una generazione che ha conosciuto il trionfo della versione iniziale, marcherà la generazione che sta scoprendo il remake nella versione di Tony Kushner, e avrà marcato le generazioni che si sono succedute per un quarto di secolo.

Che dei drammaturghi, dei registi e degli interpreti LGBT portino in trionfo Angels in America non ci sorprende. Dato che quasi tutte le persone intervistate da American Theatre – che non è una rivista gay – affermano che ci sia stato, nella loro maturazione personale e nel loro percorso professionale, un prima e un dopo Angels in America. Dato che si stratta di «professionisti del mestiere», qualunque sia il loro orientamento sessuale, ecco il più bell'omaggio che si possa fare ad una pièce teatrale – di cui i Tony Awards non mostrano che la punta di un'emozione multi generazionale.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

 

 

Nessun commento ancora

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This Blog will give regular Commentators DoFollow Status. Implemented from IT Blögg