L’UE accorda il diritto di soggiorno senza restrizioni al coniuge non europeo in una coppia gay

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L’UE accorda il diritto di soggiorno senza restrizioni al coniuge non europeo in una coppia gay

(Blogmensgo, blog gay del 13 giugno 2018) Nessuno Stato membro dell'Unione Europea, anche se vieta le unioni omosessuali, può rifiutare ad un europeo il diritto di soggiorno di lunga durata per il coniuge dello stesso sesso, anche se la nazionalità del suo coniuge è extraeuropea. Così ha deciso la Corte di giustizia dell'Unione Europea (CGUE), in una sentenza del 5 giugno 2018, dopo deferimento da parte della Corte costituzionale della Romania, a seguito della domanda di una coppia gay rumeno-americana e dell'associazione rumena Accept, in un caso che li opponeva all'ispezione generale rumena per l'immigrazione e al ministero degli Interni rumeno.

Una sentenza decisiva

Oltre ai regolamenti comunitari abituali relativi alla libera circolazione delle persone, la CGUE ha, in particolare, appoggiato le proprie decisioni su due elementi della direttiva del 29 aprile 2004.
Uno di tali elementi considera come «membro della famiglia» il co-firmatario di «un'unione registrata» (PACS) «sulla base della legislazione di uno Stato membro [dove] i co-firmatari registrati sono equivalenti al matrimonio».
L'altro elemento vieta le discriminazioni relative all'orientamento sessuale.

«Ne consegue che la direttiva 2004/38 […] non può fondare un diritto di soggiorno derivato a favore del Sig. Hamilton » (il coniuge di nazionalità americana), ammessa in un primo momento dalla CGUE (punto 21), ma precisando comunque «che a dei cittadini di Stati terzi […] possa tuttavia essere riconosciuto tale diritto». In particolare, annuncia la sentenza nel punto 24, se «si sia sviluppata o consolidata una vita familiare in uno Stato membro» (il Belgio), allora, impone «che la vita familiare che tale cittadino abbia condotto nello Stato membro suddetto possa proseguire al suo ritorno nello Stato membro di cui possiede la cittadinanza» (la Romania).

La nozione di coniuge «è neutra dal punto di vista del genere e, quindi, suscettibile di inglobare un coniuge dello stesso sesso», precisa la sentenza (punto 35). Tralasciando diversi elementi nazionali di ispirazione omofoba (i governi di Lettonia, Ungheria e Polonia hanno testimoniato a favore della Romania in tale disputa), la CGUE sostiene che «Pertanto, un simile obbligo di riconoscimento ai soli fini della concessione di un diritto di soggiorno derivato a un cittadino di uno Stato terzo non attenta all’identità nazionale né minaccia l’ordine pubblico dello Stato membro interessato». In altre parole, un caso particolare non mette in pericolo il caso generale.

E la CGUE conclude (punto 51) che…

[…]  in una situazione in cui un cittadino dell’Unione abbia esercitato la sua libertà di circolazione, recandosi e soggiornando in modo effettivo […] in uno Stato membro diverso da quello di cui ha la cittadinanza, e in tale occasione abbia sviluppato o consolidato una vita familiare con un cittadino di uno Stato terzo dello stesso sesso, al quale si è unito con un matrimonio legalmente contratto nello Stato membro ospitante, l’articolo 21, paragrafo 1, TFUE  [trattato di Roma], deve essere interpretato nel senso che osta a che le autorità competenti dello Stato membro di cui il cittadino dell’Unione ha la cittadinanza rifiutino di concedere un diritto di soggiorno sul territorio di detto Stato membro al suddetto cittadino di uno Stato terzo, per il fatto che l’ordinamento di tale Stato membro non prevede il matrimonio tra persone dello stesso sesso..

Questa è stata la prima conclusione della CGUE. Riassumendo: la non presa in considerazione da parte di uno Stato europeo di un matrimonio omosessuale legalmente contratto in un altro Stato europeo, non è ammissibile.

La seconda conclusione va nello stesso senso: uno Stato dell'Unione europea non può limitare un diritto di lungo soggiorno – superiore ai tre mesi – per il motivo che il coniuge è dello stesso sesso del cittadino dello Stato di richiesta.

Riassunto dei fatti

Dopo aver convissuto per molti anni a New York, un cittadino rumeno-americano (R.A. Coman) e un cittadino americano (R.C. Hamilton) si sono sposati, a Bruxelles, il 5 novembre 2010. L'ispettore rumeno per l'immigrazione rifiuta dal 2012 al coniuge americano un visto di lungo soggiorno – superiore a tre mesi – in Romania per il ricongiungimento familiare, per il motivo che il coniuge americano non può essere considerato come facente parte della famiglia da ricongiungere in Romania, perché il codice civile rumeno non riconosce il matrimonio omosessuale.

La coppia ha intentato un'azione giudiziaria, ma il tribunale di prima istanza ha chiesto una pronuncia pregiudiziale alla Corte costituzionale (Curtea Constituţională), che si è, da parte sua, rivolta nel dicembre 2016 alla CGUE per ottenere a sua volta una pronuncia pregiudiziale (vale a dire un parere esterno prima di pronunciarsi). La più alta Corte rumena voleva in particolare conoscere la definizione applicabile alla parola «coniuge» e sapere se la nazionalità non europea del coniuge potesse modificare la situazione.

La sentenza della CGUE dovrà essere applicata dalla Corte costituzionale rumena, che trasmetterà le sue conclusioni al tribunale di primo grado in modo che il caso possa essere giudicato.

La Romania rifiuta di legalizzare il matrimonio omosessuale e non ha neanche istituito dei PACS gay. Molti tentativi di revisione costituzionale sono stati tentati per definire il matrimonio come l'unione di un uomo e di una donna. In compenso, il matrimonio tra persone dello stesso sesso è perfettamente legale in Belgio.

Commento. La CGUE si è impegnata in un fine esercizio di gesuitismo giudiziario. Il suo ragionamento considera come legittima la domanda di visto di una coppia gay unita in PACS in un Paese che non riconosce le unioni omosessuali e sempre legittima la legislazione nazionale che proibisce le unioni omosessuali.

Nella forma, equivale a dire che la rarità di domande di visto per lungo soggiorno in un tale contesto, non può ostacolare un Paese, per quanto omofobo sia. Di fondi, vale a dire che l'omofobia può benissimo ospitare l'omosessualità e che l'omosessualità può convivere con l'omofobia.

Non sappiamo chi sia la capra e chi i cavoli in questa questione, ma a voler salvare capra e cavoli, si finisce per prendere decisioni contestabili tanto per la capra che per i cavoli.

Bucarest in ebollizione arcobaleno

Nella capitale rumena, Bucarest, il 9 giugno 2018, il 14° Pride ha beneficiato di tre icone circostanziali, ma benvenute: la recente sentenza della Corte di giustizia dell'Unione Europea (CGUE) e la coppia di gay grazie ai quali tale emblematica decisione di giustizia è stata pronunciata. In effetti, Relu Adrian Coman e il coniuge americano Robert Claibourn Hamilton hanno partecipato alla parata, insieme a un numero che va dalle 3.000 alle 10.000 persone LGBT e a molte personalità rumene e straniere.

Il numero di partecipanti varia in base alle fonti. Presumiamo che i due numeri corrispondano rispettivamente alle persone nel corteo e a quelle che hanno assistito alla sfilata.

Adrian e Claibourn sono in coppia da sedici anni, vale a dire un anno dopo la depenalizzazione dell'omosessualità in Romania. Hanno posato di buona lena per un numero incalcolabile di selfie, poiché tutti volevano immortalare l'evento in loro compagnia, come si vede qui sotto nel breve reportage in francese di Euronews.

Paul Brummell e Cord Meier-Klodt, ambasciatori del Regno Unito e della Germania, hanno aperto il corteo insieme a Angela Cristea, capo della rappresentanza della Commissione europea in Romania.

La parata ha trasformato in un percorso arcobaleno e festoso Corso della Vittoria (Calea Victoriei), che è l'equivalente a Bucarest degli Champs-Elysées a Parigi o la 5a Avenue a New York. Anche se la maggioranza della società rumena rimane in maggioranza omofoba, questo percorso inedito contrasta con gli spazi chiusi dei precedenti Pride nella capitale e suggerisce una società - leggermente - più tollerante di prima.

Per quelli che preferiscono le news in tedesco, ecco qui un altrettanto breve reportage di Euronews in tedesco dedicato al Gay Pride 2018 a Bucarest.

Tutto questo bel corteo era circondato da una massiccia presenza della polizia. Non per impedire ai partecipanti di modificare il percorso o di lasciare il corteo, ma per proteggerli ed evitare ogni collisione con dei contro-manifestanti.

Perché, nello stesso momento, una contro-manifestazione stava raccogliendo individui che si definivano «normali», ebbri di cristianesimo ortodosso e che volevano sottoporre a referendum l'idea che un matrimonio non potesse unire che due persone di sesso opposto. La contro-manifestazione è stata organizzata dal Partito Socialdemocratico (PSD, al potere), cosa che spiega perché non sia stata vietata.

Coloro che parlano solo inglese, possono guardare il reportage di Euronews in inglese britannico…

Da notare che Petre-Florin Manole, giovane deputato del PSD, milita invece contro tale referendum e per l'istituzione di un PACS in Romania il più presto possibile.

Per quelli che vogliono vedere di più, qui un reportage in rumeno, in presa diretta e senza commento. Si vede la presenza dell'ormai celebre coppia rumeno-americana in missione commando selfie. Speriamo che i carri – non quelli armati! – si vedano a Bucarest per un Pride ancora più festoso nel 2019. Sperando di festeggiare, nel frattempo, la legalizzazione del PACS omosessuale, e perché non anche del matrimonio gay in Romania? E perché no?…

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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