Gli adolescenti americani che contraddicono il proprio orientamento sessuale hanno un rischio di suicidio superiore del 70%

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Gli adolescenti americani che contraddicono il proprio orientamento sessuale hanno un rischio di suicidio superiore del 70%

(Blogmensgo, blog gay del 28 marzo 2018) Che siano omosessuali o eterosessuali, gli adolescenti americani il cui orientamento sessuale è contraddetto dalle apparenze presenta un rischio di suicidio del 46,3% contro il 22,4% di coloro la cui sessualità corrisponde al proprio orientamento sessuale. Dopo aver ponderato e corretto le statistiche, questi adolescenti che hanno una «discordanza dell'orientamento sessuale» sono il 70% più a rischio di intenzione o di tentativo di suicidio rispetto ai loro coetanei il cui comportamento sessuale è conforme all'orientamento sessuale. Tali sono le conclusioni di uno studio condotto dai ricercatori dei CDC(Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta (Georgia), diretto da Francis B. Annor e pubblicato dall'American Journal of Preventive Medicine.

Uno studio unico nel suo genere

Lo scopo dello studio

Francis Annor e la sua equipe hanno lavorato su un questionario basato su 99 elementi, compilato da 15.624 allievi di istituti pubblici e privati nelle classi che vanno dalla terza superiore fino all'ultima (ossia, secondo il sistema scolastico locale, 9th-12th grades) disseminate nei 50 Stati più il Distretto di Columbia. Lo studio ha quindi conservato un campione di 6.790 allievi omosessuali che avessero già avuto almeno un rapporto sessuale.

I ricercatori di Atlanta pensano che si tratti del primo studio mai dedicato al rischio di suicidio tra gli adolescenti americani, dato che gli studi simili si focalizzano quasi tutti sulla popolazione in generale, soprattutto quella adulta. Sicuramente, si tratta del primo studio ad avere una parte affinato statisticamente la definizione metodologica dell'orientamento sessuale e dall'altra parte confrontato la discordanza dell'orientamento sessuale ed il rischio di suicidio tra gli adolescenti americani (dettagli qui sotto).

Il questionario include due domande relative alla sessualità e tre domande riguardanti il suicidio.
Gli intervistati dovevano definire la propria identità sessuale (omosessuale, eterosessuale o bisessuale, quindi da non confondere con l'identità di genere) poi l'identità sessuale dei propri partner attuali o precedenti (sempre dello stesso sesso, sempre del sesso opposto, o di entrambi i sessi). La «discordanza dell'orientamento sessuale» (sexual orientation discordance) si caratterizza per il fatto di avere una sessualità che non corrisponde alla propria identità sessuale: un gay o una lesbica che hanno rapporti con una persona del sesso opposto o con persone di entrambi i sessi o, anche, un eterosessuale che ha rapporti con persone dello stesso sesso o di entrambi i sessi.
Il rischio di suicidio si limita ai dodici mesi precedenti alla somministrazione del questionario (nel 2017) e si basa dalla semplice idea del suicidio alla preparazione e al tentativo di suicidio.

Principali risultati

I ricercatori hanno lavorato secondo il postulato che l'orientamento sessuale risulta da tre fattori: l'identità sessuale (omosessuale, eterosessuale, bisessuale), il comportamento sessuale, l'attrazione sessuale. Se la discordanza dell'orientamento sessuale porta in principio su una contraddizione tra due fattori , l'equipe di Atlanta ha limitato tale discordanza ad un'incoerenza tra l'identità sessuale e il «contatto sessuale».

Nel gruppo finale di 6.790 allievi, circa il 3,9% attesta una discordanza dell'orientamento sessuale. Ma tra il 2,2% di allievi che si definiscono  gay o lesbiche, non meno del 31,9% presenta una discordanza dell'orientamento sessuale.

Le differenze più notevoli si possono osservare sul fattore di rischio di suicidio elevato. Questo alto livello di rischio concerne più le ragazze (29,5% del gruppo femminile) che i ragazzi (18,4% del gruppo maschile). La proporzione di rischio elevato varia da semplice a doppio a seconda che si tratti di omosessuali (45,9%) o di eterosessuali (22,8%). La disaggregazione nei confronti della discordanza di orientamento sessuale accentua ancora la differenza, poiché il livello di rischio elevato concerne il 46,3% degli individui con discordanza e solamente il 22,4% degli intervistati senza discordanza.

Due fattori sembrano suscettibili di elevare il livello di rischio di suicidio. Primo, il bullismo scolastico, poiché il forte rischio di suicidio accompagna il 42,2% delle persone bullizzate, ossia il doppio rispetto alle persone non bullizzate (22,4%). Tra le persone che sono state costrette fisicamente ad un rapporto sessuale, il rischio di suicidio arriva al 51,4% (una persona su due!), mentre le persone che non hanno subito tale tipo di forzatura (in altre parole, uno stupro) si attestano al 20,3% di rischio elevato di suicidio.

Questo ultimo parametro ha un impatto diretto sull'elemento statistico complessivo. Se non consideriamo gli studenti che hanno subito un rapporto sessuale forzato, gli adolescenti con una discordanza dell'orientamento sessuale presentano un rischio elevato di suicidio superiore del 60% rispetto a quelli senza discordanza. Ma se includiamo gli intervistati discordanti che hanno subito uno stupro, il tasso di forte rischio di suicidio è superiore del 70% rispetto a quello degli studenti senza discordanza.

La comparazione delle statistiche tra studenti con/senza discordanza dell'orientamento sessuale evidenzia enormi differenze nei confronti di un rischio elevato di suicidio.
In caso di bullismo a scuola, il forte rischio di suicidio raggiunge il 40,2% degli studenti con un orientamento sessuale concordante, ma l'80,6% degli studenti con un orientamento sessuale discordante. In caso di rapporto sessuale forzato il rischio di suicidio si stabilisce al 49,1% tra gli studenti concordanti e al 74,7% tra quelli discordanti, ossia rispettivamente la metà e i tre quarti degli studenti che hanno subito abusi sessuali.

Conclusioni allarmanti, ma preziose

Gli autori dello studio stimano che le loro statistiche siano comparabili a quelle degli studi similari condotti sulla popolazione adulta. Diverse variabili (depressione, alcolismo, uso di droghe) appaiono più frequentemente tra le persone che presentano una discordanza dell'orientamento sessuale e delle tendenze al suicidio, tanto tra gli adolescenti che negli studi dedicati agli adulti. ma i ricercatori di Atlanta si limitano a constatare una semplice concomitanza accennando a queste tre variabili, senza concludere una reale causalità.

In compenso, l'equipe di Francis B. Annor suggerisce che gli studenti con una discordanza dell'orientamento sessuale subiscono ed interiorizzano il peso della discriminazione e della stigmatizzazione sociale, ossia del rifiuto. Da qui la necessità di creare ambienti più sicuri e sistemi scolastici più inclusivi e più favorevoli alle minoranze sessuali. L'ideale sarebbe promuovere la diversità degli orientamenti sessuali, o, almeno, riconoscere le diversità e lottare meglio contro le discriminazioni.

Alcune debolezze metodologiche

L'errore è già perdonato

Gli autori dello studio riconoscono subito di non aver tenuto conto del criterio dell'attrazione sessuale e di non avere, quindi, considerato che due dei tre ingredienti dell'orientamento sessuale (identità sessuale, sesso dei partner).

Allo stesso modo riconoscono che le loro statistiche, svolte nel 2017 su una metodologia e una demografia del 2015 (corpus YRBS), sono perfezionabili. Questo stesso corpus non include che studenti, non tratta quindi l'insieme della popolazione adolescente degli Stati Uniti e potrebbe avere un sottogruppo LGB (lesbiche, gay e bisessuali) suscettibile di essere proporzionalmente più significativo tra gli adolescenti non scolarizzati.

Più imbarazzante in un contesto americano-statunitense, la nozione di relazione sessuale (sexual contact) non è definita nel questionario. In un Paese in cui un ex presidente aveva affermato, giurando sulla Bibbia, che una fellatio non costituisce un «rapporto sessuale»…

Allo stesso modo, gli autori riconoscono che potrebbero aver ridotto la proporzione di persone LGB per il semplice fatto che hanno eliminato tutte le risposte del tipo «non so» dalle domande sull'orientamento sessuale. Gli adolescenti non sono sempre in grado di determinare con certezza la propria identità sessuale, e questo costituisce un pregiudizio, così come il fatto di aver volontariamente scartato i questionari degli studenti che si identificavano come bisessuali.

Infine, riconoscono Francis Annor e la sua equipe, il fatto che un adolescente sperimenti nell'adolescenza altri elementi della sessualità rispetto a quella a cui appartiene non è illogico: fa parte di un processo di esplorazione e di introspezione naturale, frequente in quell'età, senza che sia per forza causa di depressione o disagio.

Errori non premessi…

Si noterà che il campione presenta molte altre limitazioni più o meno gravi.

Lo studio si basa su due livelli di scolarizzazione e non su fasce d'età. Non tiene quindi conto degli allievi precoci (che hanno saltato una o più classi) e soprattutto dei ripetenti. Sappiamo bene quanto un semplice anno di differenza possa portare considerevoli variazioni di percezione nella vita di un adolescente.

Le principali carenze di questo studio riguardano la componente statistica. I ricercatori riconoscono di non aver effettuato alcun campionamento preliminare. La rappresentatività del campione finale mostra una sovrarappresentazione  di Neri e di Ispanici ed è stato necessario raddrizzare i risultati.

Un tale aggiustamento non è stato operato sulla ripartizione per sesso. Troviamo così una griglia di analisi con un forte disequilibrio di genere, con il 56% di ragazzi e il 44% di ragazze.

L'aspetto quantitativo del campione finale non include che 194 allievi che si considerano gay o lesbiche e 311 che presentano una discordanza dell'orientamento sessuale. Considerando che lo studio comprende l'insieme dei 50 Stati più il Distretto di Columbia, il valore statistico e soprattutto la rappresentatività dei risultati mi sembrano troppo bassi. Speriamo che studi simili, per ogni Stato o per zone regionali, forniscano risultati più precisi.

Notiamo infine che solamente persone viventi hanno risposto al questionario. Non è una battuta, ma significa che gli studenti che sono «riusciti» nel loro suicidio non sono contabilizzati nei risultati dello studio. Di conseguenza, il rischio di suicidio reale è superiore alle cifre ottenute con i soli studenti in grado di rispondere al questionario. Questo rischio è ancora maggiore poiché sono state conteggiate solamente le idee, le strategie e i tentativi di suicidio degli ultimi dodici mesi scolastici, mentre i comportamenti a rischio precedenti non sono stati considerati.

Concludendo

I ricercatori di Atlanta hanno condotto uno studio i cui risultati, per quanto perfezionabili, devono essere usati per guidare le politiche di educazione e di prevenzione verso pratiche più inclusive, in particolare nei confronti di gay, lesbiche e bisessuali.

L'anello mancante di questo studio – ma questo non era il tema – è legato ai metodi più attuabili di lotta contro l'omofobia, una lotta tanto più essenziale in quanto si tratta, nei casi più gravi, di una questione di vita o di morte.

Lo studio mostra l'importanza cruciale delle strutture di ascolto in grado di evitare ai giovani sofferenti un gesto definito e fatale. Altrettanto determinanti sono il coming out e la sua ricezione in famiglia, tra gli amici e nel luogo scolastico. Anche qui, restano dei progressi da fare – da parte di tutti, anche fuori dall'ambiente scolastico.

Riferimenti dello studio: Sexual Orientation Discordance and Nonfatal Suicidal Behaviors in U.S. High School Students. Annor, Francis B. e al. American Journal of Preventive Medicine, Vol. 54, Issue 4, pag. 530-538.

Love, Simon, di Greg Berlanti

Dal momento che non si può minimizzare l'importanza del coming out, è attraverso i media di massa, in particolare nel cinema, che si possono informare gli adolescenti in maniera positiva.

In questi giorni sta per uscire, oltreoceano, un film di Greg Berlanti intitolato Love, Simon (qui sopra il trailer ufficiale in inglese) che, giustamente, parla della difficoltà di fare coming out e delle prime emozioni omoerotiche di u adolescente. questo lungometraggio americano racconta la storia di Simon (Nick Robinson) e delle difficoltà ad accettare la sua omosessualità.

Potrebbe interessarvi questo trailer alternativo, sempre in inglese:

Il regista canadese Xavier Dolan sottolinea in maniera positiva il modo in cui il film di Greg Berlanti affronta l'argomento del coming out.

Qui sotto, il trailer del film intitolato Avec amour, Simon in versione franco-canadese. Il film uscirà in Francia il 27 giugno 2018.

Speak no Evil, di Uzodinma Iweala

Gli autori dello studio di Atlanta hanno accuratamente evitato ogni riferimento alla religione. Hanno parlato a malapena di «norma sociale» e di «pressione sociale» come «fattori di stress» in grado di condurre al disagio e di amplificarlo, in particolare tra gli adolescenti che presentano una discordanza di orientamento sessuale.

Speak no Evil, di Uzodinma Iweala, pubblicato da HarperCollins.

Nel suo romanzo Speak no Evil, lo scrittore americano Uzodinma Iweala racconta la storia di Niru, figlio di immigrati nigeriani, che è l'orgoglio dei suoi genitori (tanto che rimane nascosto). Naturalmente, poiché è giovane, bello, sportivo e colto, dopo il liceo approda in modo brillante ad Harvard. Da notare che, come il narratore, l'autore è figlio di immigrati nigeriani e ha studiato ad Harvard.

Tutto andrebbe bene se non fosse per la follia religiosa dei genitori che combacia con una furiosa ed altrettanto folle omofobia. Per loro, essere gay equivale ad incarnare il male assoluto. Quando scoprono l'omosessualità di loro figlio, padre e madre lo bombardano di religiosità in quella che potremmo considerare una terapia riparativa.

Non ho ancora letto il libro, ma sia la storia che l'autore sembrano interessanti.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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