La Corte interamericana dei Diritti dell’Uomo invita l’America Latina a legalizzare il matrimonio gay

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La Corte interamericana dei Diritti dell’Uomo invita l’America Latina a legalizzare il matrimonio gay

(Blogmensgo, blog gay del 16 gennaio 2018) In risposta ad una richiesta formulata due anni fa dal presidente del Costa Rica, la Corte interamericana dei Diritti dell'Uomo (CIDH) invita il Costa Rica e gli altri Stati americani ad allineare i diritti delle persone LGBT a quelle eterosessuali. In altre parole, a riconoscere le coppie omosessuali e a legalizzare il matrimonio tra persone dello stesso sesso. La decisione del 9 gennaio 2018 si rivolge in particolare ai Paesi dell'America Latina e dei Caraibi che non hanno ancora legalizzato il matrimonio omosessuale, ma non ha che un semplice valore consultivo – tranne in Costa Rica, come vedremo.

Il titolo è esso stesso indice di discriminazione? ©corteidh.or.cr

Riassunto dei fatti

Durante la campagna elettorale presidenziale del 2014 in Costa Rica, il candidato Luis Guillermo Solís militava a favore dell'istituzione di un PACS, ma senza legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Una legge del luglio 2013 accordava alle coppie omosessuali stabili (insieme da almeno tre anni) alcuni diritti fiscali e patrimoniali comparabili a quelli delle coppie sposate, senza che queste unioni corrispondessero a matrimoni o a PACS.

Nel maggio 2016, il presidente Luis Guillermo Solís ha presentato alla Corte interamericana dei Diritti dell'Uomo – che ha sede in Costa Rica – una richiesta mirante a donare più diritti alle persone LGBT.

La decisione della Corte interamericana dei Diritti dell'Uomo

Con sede a San José, capitale del Costa Rica, la corte consultiva degli Stati d'America (OEA) ha stabilito che le coppie dello stesso sesso devono essere trattate esattamente come le coppie eterosessuali, quindi senza alcuna discriminazione. «La Convenzione americana [dei Diritti dell'Uomo] non protegge alcun modello di famiglia preciso», ricorda la decisione resa pubblica il 9 gennaio 2018.

La Corte interamericana dei Diritti dell'Uomo raccomanda, di conseguenza, nella sua decisione di 145 pagine, agli Stati americani che non lo hanno ancora fatto di prendere misure in modo da instaurare una piena uguaglianza di trattamento per tutte le coppie, indipendentemente dall'orientamento sessuale. L'uguaglianza di trattamento non dovrebbe limitarsi ai diritti patrimoniali e dovrebbe inglobare l'insieme dei diritti umani così come sono riconosciuti alle persone eterosessuali, tanto a livello internazionale che in ogni Stato membro.

I diritti LGBT non possono essere limitati come fossero categorie di rango inferiori rispetto alle persone eterosessuali, che si tratti di unioni di fatto, di PACS o di matrimonio. In altre parole, la distinzione tra PACS omosessuali e PACS eterosessuali, o tra matrimonio omosessuale e matrimonio eterosessuale è contraria alla Convenzione americana dei Diritti dell'Uomo. E' scritto qui sotto, nero su bianco.

Non avremo saputo essere più chiari… ©corteidh.or.cr

Ogni Stato deve inserire questa uguaglianza di trattamento nella propria legislazione nazionale. Oppure, se ciò richiedesse troppo tempo, attraverso decreti provvisori. Le convinzioni religiose o filosofiche non saranno considerate argomentazioni valide per respingere una piena uguaglianza dei diritti civili, precisa la decisione.

Il parere consultivo precisa, inoltre, che l'orientamento sessuale e l'identità di genere appartengono a «categorie protette» per la Convenzione americana dei Diritti dell'Uomo. In altre parole, «ogni norma, atto o pratica discriminatoria fondata su una di queste caratteristiche di una persona», è conseguentemente da prescrivere.

Sempre qui, la CIDH invita tutti i Paesi a non fare più distinzione tra le persone sulla base del loro orientamento sessuale, della loro identità di genere o della loro espressione di genere.

Le persone che desiderano effettuare una modifica di genere sui loro documenti ufficiali devono poterlo fare senza procedure giudiziarie, né impedimento particolari, precisa la CIDH nella propria decisione.

Le conseguenze di questa decisione storica

Il presidente Solís ha salutato la decisione della più alta Corte consultiva interamericana, facendo sapere che il legislatore del Costa Rica andrà a trasporre integralmente tale decisione nel diritto nazionale del Paese.

La decisione di tale Corte internazionale non concerne che gli Stati membri dell'OEA che hanno ratificato la Convenzione americana dei Diritti dell'Uomo, ossia una ventina di Stati in America e nelle isole caraibiche. Ciò esclude in particolare gli Stati Uniti e il Canada, così come il Venezuela.

Si tratta, tuttavia, di una decisione consultiva, quindi senza obbligo giuridico di ottemperanza per i Paesi firmatari. Tranne per il Costa Rica, Paese sede della CIDH, dove le decisioni della Corte interamericana sono considerate obbligatorie nel diritto del Costa Rica.

In America Latina, il matrimonio gay non è legale che in quattro Paesi (Argentina, Brasile, Colombia, Uruguay) e in qualche Stato del Messico così come nella capitale federale Mexico. PACS omosessuali sono statti istituiti in Cile e in Ecuador. Gli altri Paesi della regione concedono, talvolta, agli omosessuali alcuni diritti o vantaggi comparabili a quelli degli omosessuali (come in Costa Rica), ma non riconoscono né il PACS omosessuale, né il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

(qui sotto, update del 22 gennaio 2018)

Primo matrimonio gay in Costa Rica

Mario Arias, 28 anni, e Roberth Castillo, 25 anni, avrebbero dovuto essere la prima coppia dello stesso sesso a sposarsi in Costa Rica. Il matrimonio era previsto per il 20 gennaio 2018. Avrebbe dovuto essere celebrato da un notaio prima di essere registrato allo stato civile. Questo primo matrimonio avrebbe permesso a Roberth, cittadino venezuelano, di regolarizzare la sua situazione amministrativa in Costa Rica, cosa che non sarebbe possibile per Mario in Venezuela poiché il Paese del fidanzato vieta il matrimonio omosessuale.

Mario e Roberth vivono insieme da due anni. Si sono conosciuti nel 2010 su internet (Roberth è un grafico web e Mario un creatore di software) e si sono incontrati per la prima volta tre anni fa nell'isola di Curaçao, al largo del Venezuela. Roberth ha poi deciso di trasferirsi in Costa Rica per vivere con Mario.

Un «evento Facebook» molto molto speciale (screenshot). 🙂

Presumiamo che sia Roberth ad aver creato il loro annuncio di matrimonio riprodotto qui sotto. E, se ho ben capito, tutti sono invitati (ma in un locale che serve alcolici, quindi vietato ai minori di 18 anni).

Questo invito entrerà nella storia LGBT del Costa Rica!

Dopo i primi matrimoni gay in Australia, ecco quindi il primo matrimonio in Costa Rica tra due uomini – a cui noi facciamo i nostri migliori auguri.

Panama si appresta a legalizzare i matrimoni gay

Isabel de Saint Malo, vice-presidentessa e ministri per gli Esteri di Panama, ha dichiarato il 16 gennaio 2018 che la costituzione panamense «garantisce [già] il principio di non discriminazione» e che anche il suo Paese applicherà la decisione della CIDH.

Panama fa parte dei Paesi firmatari che applicano in maniera quasi sistematica le decisioni di tale corte interamericana. Isabel de Saint Malo e la moglie del Capo di Stato, Lorena Castillo, sono notoriamente favorevoli al matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Il ministero degli Esteri trasmetterà a tutte le agenzie governative la decisione presa dalla CIDH il 9 gennaio. Isabel de Saint Malo non ha, tuttavia, precisato entro quanto tempo potranno essere celebrati i primi matrimoni gay e lesbici a Panama. Presto, speriamo…

Il Costa Rica mantiene la suspense…

Il Consiglio superiore del notariato del Costa Rica ha fatto sapere, venerdì 19 gennaio 2018, che i notai non potranno sposare alcuna coppia dello stesso sesso fino a che la legge sul matrimonio in Costa Rica non sarà stata modificata in tale senso. I notai affermano, di conseguenza, di non essere stati in grado di sposare Mario Arias e Roberth Castillo il 20 gennaio.

Concretamente, i notai reclamano sia una modifica legislativa, sia l'annullamento per decreto dell'articolo 14, paragrafo 6 del codice di famiglia. Secondo tale paragrafo, «il matrimonio è legalmente impossibile tra persone dello stesso sesso».

Il ministro per la Giustizia, Marco Feoli, ha immediatamente dichiarato che l'atteggiamento dei notai andava contro la CIDH ed il potere esecutivo costaricano.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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