L’Australia organizza un referendum sul matrimonio gay

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L’Australia organizza un referendum sul matrimonio gay

(Blogmensgo, blog gay del 18 settembre 2017) Il governo australiano ha lanciato, l'11 settembre 2017, un referendum consultativo tramite le poste per chiedere ai cittadini se consentono ad aprire il matrimonio alle coppie dello stesso sesso in Australia. La procedura sarà in atto per due mesi e i risultati saranno comunicati il 15 novembre 2017, ma l'esito del voto sembra incerto.

Update del 19 ottobre 2017. Il Sì è in testa ai sondaggi (in coda all'articolo).

Il primo ministro liberale, Malcolm Turnbull, è favorevole al matrimonio omosessuale. Anche l'opposizione laburista ed ecologista è favorevole al matrimonio gay e lesbico. Ma l'opposizione reclama un voto parlamentare mentre il Primo ministro federale vorrebbe imporre un referendum nazionale sul matrimonio gay senza passare dal Senato, dove la coalizione al potere è in minoranza.

Le migliore argomentazione per il matrimonio gay è quella diffusa nella propria famiglia – ma non si tratta di una famiglia politica:

Dopo mesi di negoziati, il governo Turnbull ha optato per un referendum che in realtà somiglia poco ad un vero referendum.

Should the law be changed to allow same-sex couples to marry?
(Bisogna modificare la legge per autorizzare le coppie dello stesso sesso a sposarsi?)

Si tratta di un referendum postale a partecipazione facoltativa e dal risultato puramente consultativo, mentre in Australia, per principio, la partecipazione ad uno scrutinio referendario è obbligatoria ed il risultato di tale scrutini è vincolante.

Se lo scrutinio postale desse la vittoria al matrimonio gay, allora il Parlamento federale potrà occuparsene. Se dovesse perdere, la legalizzazione del matrimonio gay dovrà attendere un cambio di governo.

E' più facile tosare le pecore che votare, perché non c'è bisogno di andare all'ufficio postale… ©equalitycampaign.org.au

Tra il 60% e il 70% della popolazione australiana è favorevole al matrimonio omosessuale, secondo i sondaggi degli ultimi anni. La partecipazione al referendum postale introduce, in compenso, una doppia incertezza sul tasso di partecipazione e sull'incitamento a partecipare. In compenso, il fatto che si tratti di una consultazione per via postale – e non di uno scrutinio dove si inserisce un biglietto in un'urna o per via elettronica – non corrisponde sicuramente alle abitudini dei più giovani elettori, vale a dire dell'elettorato più favorevole al matrimonio gay.

Di fronte al risultato ipotetico della consultazione, il fronte del Sì e quello del No si sforzano per convincere gli elettori a votare a loro favore.

E' così semplice che non si può sbagliare…©equalitycampaign.org.au

Molte associazioni vicine all'integralismo cristiano partendo dall'ex-Premier Tony Abbott, la cui sorella è lesbica militante) rivaleggiano in dichiarazioni chiaramente omofobe. Una delle loro campagne afferma, ad esempio, che la legalizzazione del matrimonio gay obbligherà i maschi a vestirsi da donna a scuola. Anche per evitare la propagazione e la banalizzazione di certi discorsi omofobi, l'opposizione ecologista e laburista rifiuta il referendum preferendogli un dibattito ed una votazione parlamentare.

La principale sfida per le associazioni LGBT australiane consiste nel far andare i giovani elettori in un ufficio postale per esprimere il proprio voto. Per ottenere questo risultato si sono mobilitati internet e i social. Una faq spiega, ad esempio, agli elettori come votare per il Sì e cosa succederebbe in caso di sconfitta. Nel frattempo un documento online si propone di controbattere tutti i pregiudizi e le false scuse degli omofobi.

Diventata virale, una campagna friendly invita gli elettori ad esporre dei neon luminosi (#putoutyourfairylights). Ma in un modo particolare: in modo da formare la parola YES – per festeggiare il Natale in anticipo.

Si sta anche diffondendo in Australia l'hashtag #RingYourRellos, ispirato all'hashtag #RingYourGranny in voga poco prima del referendum sul matrimonio gay in Irlanda. Risultato: video minimalisti e divertenti, come quello di Lisa qui sotto che conclude questo articolo con un happy end.

Update del 26 settembre 2017. La sera del 25 settembre, l'Australian Bureau of Statistics (ABS) ha spedito i 16 milioni di schede elettorali. Gli elettori che non hanno ricevuto la propria hanno tempo fino al 20 ottobre per chiedere una scheda sostitutiva o per ritirarla in uno degli appositi uffici. La stessa persona non potrà votare due volte, poiché ogni scheda è unica e la scheda sostitutiva annulla la scheda originale.

I voti dovranno essere spediti entro il 27 ottobre o al più tardi entro il 7 novembre, ultimo giorno. L'ABS pubblicherà i risultati ufficiali della consultazione il 15 novembre 2017 sul proprio sito web.

Subito dopo, in caso di vittoria del Sì, una proposta di legge sarà depositata in Parlamento e sarà oggetto di una votazione senza istruzioni di voto nelle due settimane successive, quindo tra fine novembre e inizio dicembre 2017. Molti deputati favorevoli al No hanno dichiarato che voteranno a favore della legge se il referendum dovesse risultare a maggioranza di Sì.

In questo particolare contesto più di 10.000 persone hanno sfilato, il 23 settembre 2017, in occasione del Brisbane Pride 2017. Senza contare le centinaia o migliaia di persone che li hanno acclamati sventolando bandiere arcobaleno dalle finestre o dai balconi. Qui sotto un breve video, filmato con entusiasmo da Easton Peloe:

Più di 100 scrittori, artisti, registi e nomi della cultura, tra cui il Premio Nobel per la letteratura di origine sudafricana J. M. Coetzee, hanno firmato una lettera aperta invitando gli australiani a votare per il Sì.

In the interest of fairness, equality and social reform, we encourage Australians to vote Yes in the same-sex marriage postal survey.
(Nell'interesse della giustizia, dell'uguaglianza e della riforma sociale, incoraggiamo gli australiani a votare Sì nella consultazione postale sul matrimonio tra persone dello stesso sesso.)

La maggior parte dei firmatari sono famosi in Australia, ma qualcuno anche fuori, come gli scrittori Helen Garner, David Malouf, Christos Tsiolkas.

Questa lettera aperta ha anche il merito di avermi fatto scoprire che Tsiolkas è australiano e che Coetzee lo è diventato.

Update del 19 ottobre 2017.

Verso un'ampia vittoria del Sì al matrimonio gay

Secondo un sondaggio Newspoll pubblicato da The Australian il 18 ottobre 2017, il Sì dovrebbe vincere a grande maggioranza.

Il 15 ottobre, ossia dodici giorni prima della chiusura degli scrutini, le persone che avevano già votato si ripartivano tra un 59% di Sì, un 38% di No e un 3% non precisati. Tra quelli che non avevano ancora votato, il tasso dei No rimane stabile (37%), ma l'elevato tasso di indecisi (14%) spiega l'apparente calo dei votanti per il Sì (49%).
E sull'insieme dei votanti (che hanno spedito la propria scheda o che non l'hanno ancora fatto), il Sì vince con il 56% e il No resta al 37%, con un numero di indecisi non molto alto (7%).

Il 13 ottobre, l'Australian Bureau of Statistics aveva già ricevuto il 67,5% delle schede di voto, mentre il sondaggio Newspoll stimava un tasso di partecipazione del 65% due giorni più tardi. Non rimanevano a metà ottobre, quindi, secondo Newspoll, che il 32,5% degli elettori che non avevano ancora preso parte al referendum. In altre parole, sempre secondo i calcoli di Newspoll, il No non può matematicamente vincere ameno di ottenere i tre quarti (74%) dei voti non ancora spediti.

Sondaggio parziale, ma ben chiaro. 🙂 © Newspoll /The Australian

Non voteranno tutti, ma l'ampiezza del tasso di partecipazione merita una nota. Da aggiungere al 65% delle persone che hanno già votato, Newspoll stima che un 19% andrà «sicuramente» a votare e che un 6% andrà «probabilmente» a farlo. Questo lascia presagire un tasso di partecipazione di almeno l'84% con un potenziale ipotetico del 90% (risultato enorme per una semplice consultazione popolare).

Il tasso di partecipazione varia notevolmente in base alle fasce d'età.
Solamente il 57% delle persone tra i 18-64 anni e il 63% di quelli tra 35-49 anni avevano già spedito il proprio voto a metà ottobre, ma con intenzioni di voto per il Sì rispettivamente del 66% e del 56%.
Proporzionalmente più numerosi a votare e meno favorevoli al Sì rispetto ai più giovani, le persone più anziane non hanno , tuttavia, creato un reale problema al fronte del Sì, almeno secondo i dati delle intenzioni di voto. Mentre il 71% delle persone di 50-64 anni hanno votato, tale fascia d'età affida il 52% di intenzioni di voto a favore del Sì ( e il 6% di indecisi non riuscirebbe ad invertire la tendenza). Tre quarti (74%) dei +65 anni hanno già votato e il Sì non ottiene che il 44% delle loro intenzioni di voto, ma il tasso di indecisi (7%) è suscettibile di far inclinare verso uno dei due campi.

Metodologia. Sondaggio realizzato tra il 12 e il 15 ottobre 2017 da Newspoll su un campione di 1 583 persone con diritto di voto. Campione nazionale, urbano e rurale, adeguato in proporzione alla distribuzione socio-demografica reale. Margine di errore ±2,5 punti.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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