Per Xavier Jugelé, eroe della vita quotidiana

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Per Xavier Jugelé, eroe della vita quotidiana

(Blogmensgo, blog gay del 2 maggio 2017) Era gay, militava attivamente per le libertà e i diritti LGBT, proteggeva la popolazione nella sua uniforme da poliziotto, è stato assassinato a 37 anni da uno squilibrato. A rischio di sembrare cinico, si ammetterà che Xavier Jugelé non è stato ucciso a ragione della propria omosessualità, del suo attivismo o del del fatto che era in coppia con un altro uomo, e la sua morte riguarda altro. Quindi un argomento di cui il blog gay di MensGo non ha l'abitudine di parlare. Ma ne parleremo adesso. Ecco perché.

E' stato dopo il suo assassinio sull'avenue degli Champs-Élysées a Parigi, che i media hanno per la prima volta evocato il nome di Xavier Jugelé. Il giovane poliziotto di 37 anni, abbiamo appreso dopo, era gay, attivista LGBT, in coppia con Étienne Cardiles. Amava la vita, adorava il suo mestiere e aveva come unico difetto quello di idolatrare Céline Dion. Per coincidenza, una loggia massonica stava valutando la sua candidatura per diventare massone il giorno stesso del suo omicidio.

Tappeto rosso per il defunto… e per il suo compagno

Le cose avrebbero potuto essere diverse. Discorsi ministeriale e presidenziale, cerimonia d'onore, inumazione ufficiale, decorazione a titolo postumo. Tranne che per il fatto che il discorso ufficiale è stato tenuto, davanti a microfoni e telecamere, davanti a poliziotti e gendarmi sull'attenti, davanti ad una folla di celebrità e di anonimi, davanti a piccoli e grandi della politica, davanti al Capo dello Stato, davanti a milioni di telespettatori, in diretta, da Étienne Cardiles. Il suo compagno, adesso vedovo.


L’omaggio di Étienne Cardiles al suo defunto compagno, Xavier Jugelé.

Questo ha cambiato tutto. Ed è diventato un fatto di cronaca.

Il sostegno altamente visibile del governo

Étienne Cardiles avrebbe potuto tranquillamente essere accantonato in un ruolo di secondo piano, di comparsa, quasi un fantoccio. Ma non è stato così, anzi. Il compagno del defunto ha quasi «rubato la scena» alle stelle della politica e dei media. Con il loro tacito accordo e forse anche con il loro sostegno.

Questa potrebbe essere l'ultima – e tardiva – azione friendly presidenziale condotta da François Hollande. Il suo mandato è iniziato nel 2012 con l'apertura del matrimonio alle coppie omosessuali e si chiude nel 2017 con l'orazione funebre e l'omaggio postumo di un gay al suo compagno morto servendo il proprio Paese.

Al culmine dell'evento

Étienne Cardiles ha saputo catturare l'attenzione dei media. Ha fatto un'allusione indiretta alla strage del Bataclan («Voi non avrete il mio odio!») mantenendo dignità, rimanendo misurato nelle sue frasi e portando una capacità di convincimento che nessuno ha cercato di contraddire, né di minimizzare.

Il suo discorso di addio a Xavier Jugelé è stato uno dei più belli e uno dei più commoventi che mi sia mai capitato di ascoltare. Basta, per capirlo, osservare con attenzione i poliziotti o io gendarmi (non cambia molto, per me, di quale uniforme si tratti) sullo sfondo e vederli cercare di trattenere un singhiozzo o una lacrima.

E' diventato un fatto di cronaca perché la gerarchia politica e quella delle forze dell'ordine hanno accettato – e anche voluto – che fosse così.

Qui sotto, qualche immagine dei funerali di Xavier Jugelé, il 25 aprile 2017. Circa 300 persone hanno sfidato la pioggia per rendere omaggio al giovane poliziotto morto in servizio.

Non una sola voce discordante tra i grandi della politica. Anche gli omofobi più noti si sono astenuti da qualsiasi frase inadatta. Alcuni imbecilli hanno creduto di fare bene a proferire insulti sui social, ma il Ministro degli Interni ha immediatamente fatto sapere che sarebbero stati presi provvedimenti contro tali stupidi.

Dignità e quasi consenso politico

Nessuno dei candidati alla carica suprema ha tentato – contrariamente alle proprie abitudini su altre notizie – di strumentalizzare a proprio favore il lutto nazionale e l'omaggio solenne reso ad un poliziotto gay.

La candidata Marine Le Pen è rimasta in disparte, nonostante la sua debole stima per il matrimonio tra persone dello stesso sesso. E' ironico che l'omaggio più significativo sia arrivato dal candidato Emmanuel Macron, che i pettegolezzi avevano cercato di far passare per un omosessuale che viveva una relazione segreta con un uomo in vista.

Anche tale pettegolezzo «contro» Macron era diventato un fatto di cronaca. «Un'accusa» di omosessualità avrebbe smantellato qualsiasi candidato alla più alta carica dello Stato, fino a qualche decennio fa. Oggi, il pettegolezzo, non ha causato che qualche alzata di spalle. Da notare, anche, che la mamma del piccolo Emmanuel era decisamente preoccupata da questo pettegolezzo, a riprova che la strada verso mentalità più aperte è ancora lunga – e difficile.

Anche tra le fila della Manif pour tous, riconvertite a gruppuscolo politico sotto il nome di Sens commun, è brillato il silenzio. Silenzio comune.

Anche la manifestazione omofoba aveva creduto di potersi ergere a fatto di società. Ma il verdetto delle urne le ha ridato la dimensione che merita come fatto di cronaca: una dimensione fugace come un peto – un peto non elegante anche se rumoroso.

Sens commun ha decisamente sostenuto un candidato decisamente non friendly la cui candidatura si è schiantata contro il muro del buon senso repubblicano. L'ex-candidato è in stato di coma vegetativo politico. E anche il gruppuscolo che l'ha sostenuto è in stato di morte politica – non di morte cerebrale, perché questo presupporrebbe un cervello la cui esistenza rimane da provare.

Un 17 Maggio non come gli altri

Xavier Jugelé è stato assassinato meno di un mese prima della Giornata internazionale della lotta contro l'omofobia, vale a dire meno di un mese prima del 17 maggio. In Francia, la stampa scritta evoca volentieri l'argomento, i media televisivi ne parlano attraverso uno o due reportage e alcuni canali TV dall'audience più o meno scarso (in particolare Numéro 23) approfittano dell'occasione per adattare la programmazione del giorno. Questo è tutto.

Quest'anno, è differente. Il canale pubblico France 2 evocherà l'omosessualità – e l'omofobia – lungo tutta la giornata, sconvolgendo la programmazione, culminando con uno speciale in prima serata. Prima il film Baisers cachés di Didier Bivel (con l'attore Patrick Timsit, che ha dimostrato un vero talento da attivista durante la promozione del film), seguito da un dibattito in seconda serata. Ed infine, Les Invisibles, documentario pluripremiato di Sébastien Lifshitz.

L’omofobia deriva da fatti diversi. La sua presa in carico in prima serata sul maggiore canale televisivo del servizio pubblico francese, non è un fatto di cronaca, ma di società.

Questo articolo troppo lungo, può essere tranquillamente riassunto in tre parole, che indirizzo a Xavier Jugelé:

Addio e grazie!

Matrimonio gay postumo per Xavier Jugelé

Il 30 maggio 2017, quindi a titolo postumo, il poliziotto Xavier Jugelé ha sposato il compagno Étienne Cardiles, con il quale era già unito in PACS. Il matrimonio è stato celebrato dal sindaco del XIVe arrondissement di Parigi, alla presenza di Anne Hidalgo, sindaco di Parigi, e di François Hollande, ex presidente della Repubblica.

Emmanuel Macron non era presente, ma è stato lui a firmare il decreto presidenziale che ha autorizzato il matrimonio di Xavier con Étienne. Prima, il nuovo Capo dello Stato aveva invitato Étienne al palazzo dell'Eliseo per la cerimonia con cui ha assunto l'incarico.

E' presente un video del matrimonio postumo, ma non è visibile dall'Italia.

E' la prima volta, per quanto ne so, che un matrimonio LGBT viene pronunciato a titolo postumo in Francia. E' consuetudine, in casi eccezionali, che un vedovo o una vedova ottengano il riconoscimento di uno status specifico, ad esempio un matrimonio (articolo 171 del codice civile), una naturalizzazione o ancora un legame di filiazione per un bambino che deve nascere, già nato o non ancora concepito.

Vantaggi di questo tipo non sono consentiti in Francia se non nel caso in cui il defunto ha trovato la morte nell'esercizio di una funzione di servizio pubblico (polizia, gendarmeria, pompieri, giudici, militari), in un caso di forza maggiore assoluta (attentato, guerra, catastrofe naturale, presa di ostaggi) o se si dà prova di un eroismo fuori dal comune.

Il matrimonio gay in Francia non è legale che dal 2013 ed è solamente da quel momento che un matrimonio LGBT è suscettibile di essere pronunciato a titolo postumo. Gay o eterosessuale, il defunto deve aver manifestato senza alcuna ambiguità l'intenzione di matrimonio e il sopravvissuto è tenuto a fornirne le prove.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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