Australia: nessun referendum sul matrimonio gay

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Australia: nessun referendum sul matrimonio gay

(Blogmensgo, blog gay del 13 ottobre 2016) Il comitato elettorale del Partito laburista australiano ha scelto, il 10 ottobre 2016, di porre il veto al progetto di referendum sul matrimonio gay presentato al Parlamento federale dal Primo ministro Malcolm Turnbull. Il capo dell'opposizione laburista, Bill Shorten, considera che la tenuta di un referendum federale rischi di stimolare l'omofobia avendo effetti devastanti sulla comunità LGBT dell'Australia. Ma il Primo ministro, per il momento, rifiuta di ritirare il progetto di referendum e mantiene come data l'11 febbraio 2017.

Bill Shorten. Il leader laburista vuole approvare il matrimonio gay al più presto in Australia, ma senza referendum. ©alp.org.au

Bill Shorten. Il leader laburista vuole approvare il matrimonio gay al più presto in Australia, ma senza referendum. ©alp.org.au

Il progetto di referendum sarà senza dubbio convalidato dalla Camera dei deputati (dove la coalizione al potere dispone della maggioranza assoluta), ma senza alcuna possibilità di essere approvato dal Senato senza i voti dell'opposizione laburista e ecologista (anche i Verdi militano contro questo referendum).

La decisione di veto da parte dei laburisti è stata presa all'unanimità. I Labor australiani temono la nocività di un referendum, come nel precedente caso di maggio 2015 in Irlanda (nostro articolo). Inoltre, un referendum presenta agli occhi dei laburisti il grande inconveniente di essere molto costoso per i contribuenti, ossia circa 175 milioni di dollari australiani (119 milioni di euro).

Piuttosto che un referendum, i laburisti pensano di sottoporre la legalizzazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso ad un voto parlamentare. Malcolm Turnbull non ha ancora fatto sapere se, in caso di bocciatura del referendum da parte del Senato, accetterebbe una legalizzazione per via parlamentare. Per giustificare la sua volontà di imporre un referendum, sostiene che non esista modo più rapido per legalizzare il matrimonio gay.

Il Primo ministro è davanti ad un dilemma politico. Molti ministri minacciano di ritirare il sostegno al governo se non viene organizzato un referendum. E molti deputati conservatori di primo piano minacciano di votare contro un eventuale progetto di legge sul matrimonio gay se il governo rinuncia al referendum e sottopone il testo direttamente al voto dei parlamentari.

Subito prima che i laburisti si pronunciassero sul progetto di referendum, il governo ha depositato numerosi emendamenti all'attuale legge sul matrimonio. Questi emendamenti stipulano che il matrimonio unisce «due persone» (e non più «un uomo e una donna»), che i matrimoni gay e lesbici contratti all'estero hanno valore legale e che ogni persona può rifiutarsi di celebrare un matrimonio omosessuale. La manovra non è riuscita ad impedire il veto laburista.

Commento. Bisogna essere felici del fatto che no  ci sia un referendum? Sì e no. Sì, perché la deriva di argomentazioni omofobe rischia di avere conseguenze disastrose, addirittura irreversibili. No, perché le prossime elezioni parlamentari non avranno luogo che nel 2019.

La legalizzazione del matrimonio gay in Australia rischia di avere almeno tre anni supplementari. A meno che il Primo ministro si assuma il rischio di far approvare il matrimonio omosessuale con un doppio voto dei deputati e dei senatori.

In ogni caso, la questione del matrimonio tra persone dello stesso sesso ha suscitato un doppio voltafaccia politico dei due principali leader politici attuali.

Malcolm Turnbull è, oggi, il capo del governo e del Partito liberale (che, nonostante il nome è una formazione di destra). Tony Abbott, il suo predecessore alla testa del governo e del Partito liberale, si era rifiutato di legalizzare il matrimonio gay con qualsiasi mezzo, nonostante la sorella fosse una lesbica militante. Quanto a lui, Turnbull, aveva promesso di aprire all'approvazione del matrimonio omosessuale se fosse stato lui a dirigere il Paese. Invece ha moltiplicato le manovre dilatorie per rifugiarsi su un'opzione molto discutibile e molto contestata come quella di un referendum.

Bill Shorten ed alcuni laburisti erano inizialmente favorevoli alla tenuta di un referendum, in nome della trasparenza delle proposte e del suffragio universale. Ma dopo aver discusso a lungo con le famiglie LGBT, i laburisti in generale e Shorten in particolare hanno preferito l'idea di un voto parlamentare senza grandi dibattiti.

Bill Shorten, d'altra parte, ha fatto della legalizzazione del matrimonio gay una delle sue principali promesse elettorali: se eletto alla guida del Paese, aveva promesso di far approvare il matrimonio tra persone dello stesso sesso entro i primi cento giorni.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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