Prima unione civile gay a Roma

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Prima unione civile gay a Roma

(Blogmensgo, blog gay del 22 settembre 2016) Tre mesi dopo l'entrata in vigore delle unioni civili, la neo sindaca di Roma ha celebrato, il 17 settembre 2016, la prima «unione civile omosessuale» della capitale. Virginia Raggi ha unito Luca de Sario, 30 anni, e Francisco Raffaele Villarusso, 43 anni. Non di nascosto, ma sotto la luce dei riflettori e in modo assolutamente ufficiale, anche se la sua formazione politica (M5S) non aveva sostenuto l'instaurazione dei PACS.

I due neo uniti contavano di sposarsi in Spagna nel momento in cui le unioni civili gay sono state approvate in Italia. Hanno quindi deciso di unirsi in Italia, che non riconosce ancora come tali i matrimoni gay e lesbici contratti all'estero.

Qui sotto, un breve reportage in italiano sulla prima unione civile gay di Roma:

Il PACS omosessuale in Italia introduce diversi diritti comparabili a quelli del matrimonio, in particolare di natura giuridica (diritto di utilizzare il cognome del congiunto o un doppio cognome, diritto di visita in ospedale), diplomatica (permesso di soggiorno accordato al coniuge straniero) o fiscale (reversibilità della pensione in caso di decesso).

In compenso, l'unione civile italiana non include il diritto all'adozione dei figli di un congiunto da parte del coniuge.

Qui sotto, lo stesso reportage di Euronews, ma in inglese:

Un'altra grande differenza, a discapito delle coppie omosessuali unite in confronto alle coppie eterosessuali sposate, riguarda il nome di famiglia dei coniugi.
Se la signorina Bianchi sposa il signor Verdi, può farsi chiamare signora Bianchi-Verdi senza altre formalità che l'aggiunta sui documenti del nome del marito.
Se la signorina Bianchi si unisce civilmente con la signorina Rossi, può farsi chiamare Bianchi-Rossi (o Rossi-Bianchi), ma qui iniziano i problemi.
Quando una donna sposata aggiunge il cognome del marito al proprio, può mantenere il proprio. Quando una donna unita civilmente aggiunge il cognome della compagna al proprio, o quando un uomo unito civilmente aggiunge il cognome del compagno al proprio, le due donne e i due uomini sono tutti  e quattro costretti a cambiare il proprio cognome.

Qui sotto, lo stesso reportage, ma in francese:

Adesso, in Italia, il cambio di cognome corrisponde necessariamente ad un cambio di persona giuridica, quindi all'obbligo di emetter nuovi – non basta completare con una semplice menzione – documenti ufficiali di ciascuno dei due coniugi, come se i precedenti documenti ufficiali non fossero mai esistiti. Stessa cosa per la tessera sanitaria o il codice fiscale. Nuovi codici fiscali, quindi l'obbligo di rifare domanda per tutte le documentazioni e per i diritti acquisiti.
A questo punto i coniugi che non possiedono più il cognome che avevano in precedenza sono obbligati a provare di essere gli intestatari del contratto di affitto o dell'atto di proprietà del proprio appartamento o del conto corrente bancario o ancora di essere i beneficiari di un prestito che hanno loro stessi contratto.

E questa volta, sorpresa sorpresa, ecco il reportage in tedesco. Grazie a chi? Grazie ad Euronews!

Questo trattamento differenziato – e palesemente discriminatorio – non è stato introdotto dalla legge 76/2016 relativa alle unioni civili, ma dal suo decreto applicativo del 23 luglio 2016.

Le associazioni LGBT italiane reclamano con urgenza una modifica al decreto. Tanto più che questo decreto trascrive i matrimoni gay e lesbici legalmente contratto all'estero come rilevanti automaticamente, in Italia, con un regime di comunità dei beni.

E per finire, il reportage di Euronews in spagnolo:

Circa due anni fa, l'ex sindaco di Roma aveva sposato 16 coppie gay e lesbiche. In pompa magna in Campidoglio, davanti ai media, ma all'epoca senza alcun valore legale, come gli ricordarono immediatamente il ministro degli Interni e la prefettura (nostro articolo).

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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