Senegal: un inquilino sfrattato per presunta omosessualità (editoriale)

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Senegal: un inquilino sfrattato per presunta omosessualità (editoriale)

(Blogmensgo, blog gay del 25 marzo 2016) In Senegal, un inquilino può essere sfrattato per il solo motivo che gli altri affittuari lo sospettino di omosessualità. Booba (nome di fantasia) ha appena subito questa triste esperienza.

La storia – vera – risale alla metà del febbraio 2016 ed è avvenuta nei Parcelles Assainies, uno dei 19 comuni di Dakar, capitale senegalese.

Qui è dove vive Booba, in un appartamento in affitto, da più di un anno. Paga puntualmente l'affitto e talvolta riceve degli amici.

Ma gli altri coinquilini «sospettano» che sia omosessuale e lo hanno «denunciato» al proprietario, Coulibaly (nome di fantasia), che non risiede sul posto.

Una giraffa: «I senegalesi dovrebbero guardare un po' più in alto.»

Una giraffa: «I senegalesi dovrebbero guardare un po' più in alto.»

Coulibaly ha convocato Booba e lo ha minacciato di sfratto immediato. Motivo: i suoi vicini non vogliono abitare «nello stesso appartamento di un noto omosessuale». Booba rifiuta di lasciare l'appartamento e segnala al proprietario che i coinquilini non hanno nessuna prova a sostegno di ciò che dicono.

A fine febbraio, quando Booba va a pagare l'affitto al proprietario, questi rifiuta di prendere i soldi e gli intima di lasciare l'appartamento con effetto immediato. Booba si rifiuta. Un ufficiale giudiziario, incaricato dal proprietario, gli consegna un ordine di espulsione.

Booba allora consulta un avvocato. I due uomini, recandosi in tribunale, incrociano il proprietario di casa che informa l'avvocato che Booba verrà sfrattato per omosessualità. A questo punto, l'avvocato si ritira e abbandona Booba da solo in tribunale. A Booba viene assegnato uno sfratto senza prova di delitto, malversazione o sbagliata condotta e senza nessuna possibilità di ricordo.

La storia di Booba è, purtroppo, divenuta banale in Senegal. In questo Paese, una volta tollerante, la semplice presunzione di omosessualità può trasformare chiunque in criminale. Un gay deve assolutamente tacere e nascondere la propria omosessualità, o non troverà alloggio, lavoro, aiuto. In nome della morale e della religione naturalmente. E a dispetto delle leggi e dei trattati internazionali che il Senegal ha firmato, naturalmente.

In modo assolutamente impunito, la classe politica e i giornalisti trattano pubblicamente gay e lesbiche in modo altrettanto ignobile quanto il trattamento che i neri ricevevano dai colonialisti un secolo fa.

I media senegalesi si dividono da una parte in organi di stampa «seri», abbastanza professionali, e dall'altra parte da organi di stampa «populisti», vicini al governo. Oggi, quando si tratta di parlare di gay, di lesbiche o dell'omosessualità, tale scissione è quasi scomparsa. I peggiori insulti, gli argomenti più vili sono diventati la regola anziché l'eccezione.

In compenso, non una sola parola contro i giovani senegalesi che si prostituiscono ostentatamente sulla Petite-Côte (una meta balneare alla moda) con le vecchie ninfomani francesi. In Senegal, si chiude un occhio sul turismo sessuale – che porta tanta valuta straniera.

Come ami una tale esplosione di invettive e di odio, nei media senegalesi, nei confronti dell'omosessualità? In una lunga intervista, il giornalista Tidiane Kassé (da non confondere con l'omonimo scrittore) mette in luce la mancanza di conoscenze obiettive dei giornalisti a proposito dell'omosessualità e degli omosessuali. Tale ignoranza è terreno fertile per parole malvagie, spiega:

«Si è spesso accusato i giornalisti di infiammare la questione, ma bisogna constatare che se i giornalisti esprimono commenti personali è perché l'informazione concernente l'omosessualità non è accessibile. Per documentare gli articoli, spesso i giornalisti devono basarsi su commenti che riflettono tali sentimento, credenze, valori.»
(Tidiane Kassé, giornalista a Wal Fadjri)

Ricordiamo che su 33 Paesi africani analizzati, il Senegal si piazza ultimo in materia di tolleranza nei confronti degli omosessuali. Solamente il 3% dei senegalesi si è detto favorevole o non vede problemi ad avere un vicino di casa omosessuale.

Ho soggiornato in Senegal quattro volte per motivi lavorativi. Posso attestare che una relativa tolleranza era presente tempo fa. Diciamo prima degli anni 2000. Era sufficiente rimanere «discreti» per non avere problemi.

In effetti, perché stigmatizzare gli omosessuali? Semplicemente perché sono capri espiatori designati. Attirano l'attenzione altrove. Quando si vuole distogliere l'attenzione dai veri problemi, allora si accendono dei focolai e si accusano i capri espiatori di essere piromani. Nell'Africa dell'ovest, i capri espiatori saranno – a discrezione dell'attualità o della fantasia – i libanesi, i cinesi, i francesi ed i bianchi in generale, ma anche gli atei, i massoni e i gay.

Come mai la stigmatizzazione dei gay ha trasformato il suolo senegalese in terreno fertile per l'omofobia? Si potrà notare che sotto le presidenze successive di Abdoulaye Wade e di Macky Sall, il numero e l'imponenza degli affari della corruzione implicanti politici ed i loro entourage hanno spiccato un balzo. Di qui la necessità, ancora più di prima, di trovare dei capri espiatori per deviare l'attenzione.

Traduzione da un editoriale Philca (e Claude-André) di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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