Samra Habib illustra la coesistenza di identità queer e musulmane

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Loading...

Samra Habib illustra la coesistenza di identità queer e musulmane

(Blogmensgo, blog gay del 2 febbraio 2016) La fotografa Samra Habib mostra che – e come – l’islam e la non-eterosessualità possono coabitare. Iniziato nel maggio 2014, il suo progetto fotografico intitolato Just Me and Allah prosegue ancora oggi a ritmo sostenuto.

L’omosessualità, la bisessualità, le identità transessuali o intersessuali sono compatibili con il Cristianesimo e con l'Islam? Dopo le esplosioni omofobe registrate in questi ultimi giorni in Senegal (derive mediatiche e proposte di legge miranti a reprimere l'omosessualità) e in Italia (manifestazioni contro la futura istituzione delle unioni civili), è facile dubitarne.

Ma questo non impedisce alla fotografa Samra Habib di investigare sulla congiunzione – talvolta una relativa tolleranza, talvolta uno scontro frontale – tra un'identità musulmana ed un'identità queer. Una doppia identità che è anche la stessa della fotografa anglofona.

La biblioteca memoriale Canadian Lesbian and Gay Archives (CLGA) ha ospitato diverse volte il lavoro di Samra Habib attraverso esposizioni temporanee. Ad esempio a metà 2014, per un lavoro intitolato Queer and Muslim: Finding Peace Within Islam (Queer e musulmani, trovare pace nell'Islam). Una parte dei suoi lavori sono adesso integrati nella collezione permanente CLGA.

Qui sotto, Samira e Rahim, intervistati da Samra Habib (prima o dopo la sessione fotografica):

Just Me and Allah è parte di questo tema ed è allo stesso modo un punto di partenza ed un prolungamento. Samira, presente nel video qui sopra, è una delle prime persone intervistate per questo progetto. Spiega, in particolare nell'estratto qua sotto, che l'Islam «non è una religione monolitica e che si iscrive in molte culture e in molte lingue». La percezione dell'omosessualità, aggiunge, varia secondo il sesso degli omosessuali (gay o lesbiche), ma anche secondo l'obbedienza dei musulmani (noi indoviniamo che i sufiti sono più tolleranti dei salafiti).

Il progetto combina testi e fotografie, dal maggio 2014 e per ogni persona un'intervista più o meno lunga e una o più foto. In rari casi – ne ho contati solo due – i soggetti sono stati fotografati in modo da non essere riconoscibili. Alcuni elementi video completano le interviste, come quelle illustrate in questo articolo.

Il ritmo di messa online è talvolta rapido, come nel gennaio 2016 (l'ultimo testo che ho letto è dell'altro ieri), e talvolta con lunghe settimane di interruzione. Anche se è un'ex giornalista di moda, Samra Habib non cerca di rendere glamour i suoi modelli attraverso Just Me and Allah. Contano solo l'autenticità e la naturalezza delle pose, che possono essere quasi qualificate non-pose.

Avrete capito, è più importante il testo (sempre in inglese). Gli intervistati restituiscono dei «tranches de vie» e delle prospettive di un vissuto che differisce considerevolmente da un Paese all'altro. Nei Paesi musulmani, la persona queer (la parola è scelta come generica di tutto ciò che non si riconosce nello stampo eteronormativo) è stigmatizzata per il fatto di essere queer o di sembrare queer. Nei Paesi occidentali come il Canada, dove l'omosessualità non è più un tabù, il fatto di essere di confessione musulmana sembra più di disturbo rispetto ad essere o sembrare queer.

La maggior parte delle testimonianze raccolte da Samra Habib suggeriscono delle tendenze e dei punti comuni frequenti. Molte di queste testimonianze evocano l'isolamento e il rigetto delle persone queer, ma anche la scoperta – grazie a internet in generale, ai social network e ai forum in particolare – di tutta una dimensione comunitaria in grado di spezzare questo isolamento.

I punti comuni sono anche la risultante del luogo dove abitano le persone intervistate, in particolare Toronto, Berlino e New York, dove la fotografa si è stabilita.

Ho notato che numerose foto sono state scattate davanti a delle porte o in delle sale. Due luoghi che evocano il passaggio da un luogo ad un altro, che si tratti di un cammino interiore o di una migrazione geografica – verso una maggiore accettazione rispettivamente per sé stessi o per altri.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

Nessun commento ancora

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This Blog will give regular Commentators DoFollow Status. Implemented from IT Blögg