David Bowie (1947-2016). A star is dead

1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars (No Ratings Yet)
Loading...

David Bowie (1947-2016). A star is dead

(Blogmensgo, blog gay del 15 gennaio 2016) Era autore, compositore, interprete, attore e produttore, ma soprattutto innovatore all'avanguardia rispetto a tutti. David Bowie è morto di cancro, il 10 gennaio 2016, a 69 anni.

Due giorni prima di spegnersi, David Bowie ha posato per l'eternità col suo grande sorriso davanti all'obbiettivo di Jimmy King. Festeggiava il suo sessantanovesimo compleanno che sapeva essere l'ultimo.

David Bowie se la ride della vita (e della morte). ©DavidBowie.com / Jimmy King.

David Bowie se la ride della vita (e della morte). ©DavidBowie.com / Jimmy King.

Tutto è stato detto sul cantante britannico, dal colore colori dei suoi occhi all'importanza della sua discografia nella storia della musica.

Per me, era soprattutto un intellettuale in grado di anticipare tendenze e movimenti futuri. Arrivando troppo in anticipo sul mercato, vendeva conseguentemente meno album degli artisti meno dotati che si rifacevano a lui.

David Bowie ha marchiato, in particolare negli anni '70, il modo in cui il pubblico percepiva l'omosessualità – o, in caso, la bisessualità – e l'identità di genere. Di quel fisico androgino che impediva ai cretini di affibbiargli un'etichetta e inscatolarlo, Bowie ne ha fatto il trampolino di lancio scenico per la sua eteronomia allucinata e allucinante, Ziggy Stardust.

Nello stesso periodo – nel 1972, secondo Wikipedia – Bowie rivelava la sua bisessualità. Con termini maldestri, che ha cercato di correggere in seguito:

“It’s true—I am a bisexual. But I can’t deny that I’ve used that fact very well. I suppose it’s the best thing that ever happened to me.”
(E' vero – sono bisessuale. Ma non posso negare di essermene servito. Credo che sia la cosa migliore che mi sia successa.)

I pettegolezzi che gli attribuivano una relazione omosessuale con Mick Jagger. Veri o falsi? Chi se ne frega…

Come ricordo musicale e soprattutto per il testo, ho scelto la canzone «Boys Keep Swinging» (album Lodger). E in versione live piuttosto che in uno di quegli orribili videoclip dove si accendeva una sigaretta prima di cantare in playback.

La storia ricorderà il gennaio 2016 per la perdita per cancro di due autori di 69 anni: uno francese, Michel Delpech, e l'altro inglese, David Bowie. Due simboli degli anni '70 che, durante gli anni, hanno attraversato deserti popolati di paradisi artificiali e di sostanze più o meno illecite.

E poiché parliamo di musica, non riesco a non evocare… Michel Sardou. O, più esattamente, la sua canzone «Je vole», anche questa emblematica degli anni '70.

Questa canzone racconta la fuga – fuga? suicidio? – di un adolescente che abbandona la propria casa. Un giovane gay, Jonathan Belvis, ha messo online, il 9 gennaio 2016, una ripresa decisamente commovente sulla sua pagina Facebook. Jonathan spiega di essere anche lui scappato di casa per vivere la propria vita sentimentale, nonostante l'amore per i propri genitori. Tale ripresa mi è stata segnalata da Claude-André, che ne ha fatto il proprio colpo di fulmine della settimana, del mese o dell'anno 2016.

Gran bella voce (parlo di Jonathan, non di Claude-André), nonostante qualche difetto qua e là. In ogni caso, il video di Jonathan di questa canzone – che considero come uno dei peggiori orrori del repertorio francese – è infinitamente migliore e più emozionante della versione di Louane nell'affliggente film La famille Bélier di Éric Lartigau.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

Nessun commento ancora

Lascia un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

This Blog will give regular Commentators DoFollow Status. Implemented from IT Blögg