La CEDU condanna l’Italia per il non riconoscimento delle unioni gay

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La CEDU condanna l’Italia per il non riconoscimento delle unioni gay

(Blogmensgo, blog gay del 23 luglio 2015) La Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDU) ha condannato l'Italia per il mancato rispetto della vita familiare e privata, con una sentenza del 21 luglio 2015. La giustizia le rimprovera di non aver legalizzato né il matrimonio, né i PACS omosessuali, introducendo una diseguaglianza di trattamento ai danni delle coppie gay e lesbiche.

La CEDU condanna le leggi retrograde in un edificio futuristico. ©Outlandos [ym] (CC BY-NC-ND 2.0)

La CEDU condanna le leggi retrograde in un edificio futuristico. ©Outlandos [ym] (CC BY-NC-ND 2.0)

La condanna dell'Italia è stata pronunciata all'unanimità dai sette giudici. Se i giudici sono d'accordo sui testi di diritto applicabili a tale condanna, divergono – lo vedremo qui di seguito – sulle motivazioni degli stessi testi.

Il caso «Oliari e altri contro l'Italia» (sentenza | comunicato) deriva dalla citazione all'Italia da parte di tre coppie omosessuali. Che non possono né sposarsi, né unirsi in PACS, subendo soprattutto la discriminazione (fiscale, sociale, ecc.) legata a questa doppia impossibilità.

I magistrati sottolineano che su 47 Stati membri della CEDU, non meno di 24 Stati hanno legalizzato il matrimonio o il PACS omosessuale, qualunque ne sia la denominazione o lo statuto reale. L'Italia rimane l'unico grande Stato dell'Europa occidentale a non aver legalizzato alcuna forma di unione civile, che si tratti di un matrimonio, di un PACS, di una convivenza registrata o di uno statuto speciale.

«Un'unione civile o una convivenza registrata costituirebbero il mezzo più appropriato perché fosse legalmente riconosciuta la relazione delle coppie dello stesso sesso come i querelanti.»
Sentenza della CEDU, 21 luglio 2015.

La sentenza precisa che la CEDU non impone in nessun modo di legalizzare il matrimonio gay, in Italia o altrove, quando esiste un dispositivo che apporti significativi diritti e vantaggi alle coppie omosessuali che beneficiano di tale dispositivo.

L’Italia è stata condannata per violazione dell'articolo 8 della CEDU relativo alla protezione della vita familiare. I giudici hanno ricordato che una coppia omosessuale che convive corrisponde alla nozione di «vita familiare» se la coppia è stabile.
Una tale coppia ha, di conseguenza, il diritto, come ogni altra coppia, di beneficiare delle sicurezze che apportano i diritti e i vantaggi conferiti dall'amministrazione alle coppie sposate, unite in OPACS o conviventi.

Su tale punto in particolare, tra dei sette giudici hanno emesso un parere discordante. Certo, riconoscono che l'Italia avrebbe dovuto accordare un riconoscimento giuridico alle coppie omosessuali stabili, con tutti i diritti ed i vantaggi derivanti. Secondo i tre giudici, questo obbligo di riconoscimento non deriva dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, ma da diverse giurisdizioni italiane – in particolare la Corte costituzionale – che concordano in tale senso.

Condannata a risarcire il danno, l'Italia dovrà inoltre versare 5.000 euro a ciascuno dei sei querelanti per danni morali, più 4.000 euro ai due querelanti principali, più un totale di 10.000 euro agli altri quattro.

Il Primo ministro italiano, Matteo Renzi, ha promesso di depositare entro la fine del 2015 un progetto di legge sulle unioni civili. Alcuni senatori – in particolare quelli dell'opposizione – hanno bloccato un testo simile depositando migliaia di emendamenti.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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