Morto Eric Ollivier, ex segretario di Mauriac

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Morto Eric Ollivier, ex segretario di Mauriac

(Blogmensgo, blog gay del 5 febbraio 2015) Si è spento, il 30 gennaio 2015, Eric Ollivier, segretario particolare di François Mauriac negli anni '40 e di cui avevamo già parlato su BlogMensGo.fr in occasione della biografia scritta da Jean-Luc Barré nel 2009, la prima biografia che dava all'omosessualità un posto centrale nella vita dello scrittore francese.

Una biografia restituisce la dimensione gay di Mauriac

E' sicuro, non (ri)leggeremo più Mauriac allo stesso modo. © Fayard.

E' sicuro, non (ri)leggeremo più Mauriac allo stesso modo. © Fayard.

Jean-Luc Barré ha consacrato a François Mauriac un'opera di 676 pagine intitolata François Mauriac, biographie intime (1885-1940) (primo tomo di una monumentale biografia). Dove l'autore rivela un ruolo dell'omosessualità molto più consistente nella vita del giornalista e romanziere francese rispetto a quello che non hanno voluto ammettere le precedenti biografie. Recita la recensione: «Mostrando come la tentazione omosessuale non abbia mai cessato di essere uno dei doni maggiori della sensibilità dello scrittore, Jean-Luc Barré evidenzia innanzi tutto che il suo universo romanzesco, come le sue battaglie polemiche, la sua solidarietà costante con i refrattari e gli umiliati, si debbano alla coscienza della sua singolarità intima.» Questo è quello che penso anche io, ho sempre preferito il polemico giornalista all'acclamato scrittore.

Morto Éric Ollivier, ex segretario di Mauriac

François Mauriac ha assunto per poco più di un anno, dal 1946 al 1948, un segretario particolare chiamato Yves du Parc. Il giovane uomo in seguito, con lo pseudonimo di Éric Ollivier, ha avuto una lunga carriera come giornalista e scrittore che è terminata con il suo decesso, venerdì 30 gennaio 2015, dopo una lunga lotta contro il cancro.

Éric Ollivier era conosciuto per la sua bellezza fuori dal comune, per le sue scappatelle in Saint-Germain-des-Prés nel dopoguerra e per il suo talento di seduttore. Era un ottimo seduttore sia di donne che di uomini. Tra questi ultimi, cercava soprattutto – come Montherlant, che citava spesso e più volentieri di Mauriac – la compagnia degli adolescenti.

Una tranche d’età che fu la sua durante gli anni della Seconda Guerra. «Per lo spettacolo, la guerra ha fatto di noi dei bambini grandi», scriveva nel 1980 in un'autobiografia romanzata (il cui titolo – Le temps me dure un peu – annuncia il calvario del lettore di fronte al ventre ipertrofico dell'autore). E' in questi difficili anni che l'autore, nato nel 1927, passa dall'infanzia all'adolescenza e poi all'età adulta. Nonostante la guerra e le privazioni, si è scolpito un copro da adulto e da rubacuori. «Qualche citazione di Montherlant ha aiutato la metamorfosi», precisa.

A trent'anni, l'omosessualità di François Mauriac era accuratamente nascosta, se non negata. Il microcosmo di Parigi e di Bordeaux non ignorava niente, ma, come per François Mitterrand e sua figlia nascosta Mazarine, nessuno diceva niente alla luce del sole. Quando ieri ho preso in mano Le temps me dure un peu dalla libreria in cui ha riposato per più di tre decenni, il libro si è aperto alle pagine 98-99 dove c'è scritto:

«Ho appena ritrovato una lettera di Mauriac vecchia di trent'anni: “Venivo da voi per godere della vostra giovane follia, come dello sguardo di un cucciolo… quando non sarete più questo ragazzo un po' bizzarro e un po' folle, ma un uomo anziano e maturo…”»

Si immagina a cosa corrispondano i punti di sospensione che ha inserito Éric Ollivier. L’evocazione di questo ricordo era anche, all'epoca, un modo delicato di rivelare François Mauriac senza darlo a vedere. La biografia di Mauriac di Jean-Luc Barré ha completato il lavoro togliendo ogni ambiguità.

Non sono sicuro che Ollivier scriverebbe oggi, se fosse ancora vivo, questo paragrafo che ho estratto dallo stesso libro:

«Il gusto profondo che ho per i ragazzi, mi è sempre sembrato inconciliabile con una vita familiare. Per una moralità elementare. (Io sono amorale, ma ho un codice.) Mi si dirà che i miei simili sono degli eccellenti padri di famiglia. Generalmente le loro mogli sono molto indaffarate, e loro possono allontanarsi. Ma io non mi accontento di queste ipocrisie. Implicherebbe una dissimulazione (poiché io non amo gli scandali) che non avrei potuto praticare in casa mia. Non amo mentire ai miei cari. Già mi vedrei dire a mia moglie: stasera non rientro, devo vedere un ballerino. O attendere che i miei figli arrivassero all'età adulta per annunciargli: adesso siete grandi, ora posso lasciare vostra madre per andare da un negro. Coti queste ipotesi perché mi sono ispirate da fatti reali. Non sarei riuscito a vivere con una maschera per vivere in pace. Non per proselitismo, ma perché mi piacciono le situazioni nette. E poi, essendo così incline alla gelosia, sarei stato ferito dagli amori dei miei figli, giunti all'età che mi piace. O li avrei coinvolti, entrando così a far parte di una categoria di malati che non sarei riuscito a sopportare. […] Devo troppo alla mia passione per la giovinezza, per pentirmi di non aver scelto il gioco dei compromessi.»

I tempi sono molto cambiati in tre decenni. Quale gay oggi si descriverebbe come soggetto ad una «mediazione»?

Oggi, un uomo non è mai stato così libero di dire che ama un uomo ed evocare la propria sessualità non è più un reato. Ieri non bisognava discostarsi di un capello dalla norma eterosessuale. E ora l'omosessualità diventa poco a poco una norma dalla quale non c'è più bisogno di discostarsi. Ma la semplice evocazione di una «passione per la giovinezza» oggi equivarrebbe ad un biglietto di sola andata per la prigione.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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