La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condanna l’Italia

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La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo condanna l’Italia

(Blogmensgo, blog gay del 29 gennaio 2015) La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha condannato l'Italia, con una sentenza del 27 gennaio 2015, per non aver dato precedenza «all'interesse superiore di un bambino nato da maternità surrogata all'estero». L’Italia ha rifiutato di emettere un certificato di nascita ed un certificato di parentela, per il fatto che la GPA è illegale in Italia e che il bambino è nato da una madre portatrice all'estero.

Una Corte EDU molto timorosa, nonostante le apparenze.

Una Corte EDU molto timorosa, nonostante le apparenze.

Dopo essere stato respinto dalla Corte di cassazione italiana (cfr. il nostro articolo del 14 novembre 2014), i genitori adottivi del bambino – nato a Mosca quattro anni fa – hanno portato la questione davanti alla Corte EDU (domanda n° 25358/12) che gli ha dato ragione a titolo parziale e provvisorio (sentenza n° 028/2015).

La decisione diverrà definitiva se nessuna delle parti farà appello nei tre mesi seguenti al pronunciamento del giudice.

La Corte EDU condanna l'Italia...

La Corte EDU ha giudicato che l'interesse ed il benessere del bambino sono più importanti sia dell'illegalità della GPA in Italia, che dell'assenza di legame biologico col bambino (i due genitori adottivi sono sterili), che del breve periodo in cui il bambino è vissuto con i genitori adottivi (la giustizia italiana aveva infatti loro ritirato la custodia).

Solamente «un caso di immediato pericolo» per il bambino avrebbe potuto giustificarne l'allontanamento dai genitori adottivi, ha stimato la corte.

La doppia decisione è stata presa in base all'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Tale articolo riguarda il diritto al rispetto della vita privata e familiare.

Condannata a a pagare un risarcimento, l'Italia dovrà quindi versare 20 000 € ai ricorrenti «per i danni morali».

… ma la condanna è solo parziale

In compenso, la Corte EDU ha rifiutato le domande presentate dalla coppia a nome del bambino, stimando «che non sono legittimati ad agire per suo conto».

La corte si è anche rifiutata di pronunciarsi sull'illegalità della GPA in Italia: «l’applicazione del diritto italiano da parte dei giudici nazionali […] non è arbitrario e le misure prese si appoggiano su disposizioni di diritto interno», precisa la Corte EDU nella sua decisione, ma indicando che due dei sette giudici hanno fatto valere un'opinione in parte divergente.

Infine, la Corte EDU si è rifiutata di ordinare la restituzione del bamb9ino ai genitori adottivi, anche se loro se ne sono occupati perfettamente nei sei mesi in cui ha vissuto con loro. Il bambino non sarà restituito perché ha «sicuramente sviluppato dei legami affettivi con la famiglia ospitante presso la quale vive dal 2013».

Riassunto dei fatti

I coniugi G.C. (nato nel 1955) e D.P. (nata nel 1967), che vivono a Colletorto (Italia), hanno cercato mote volte senza successo di avere un bambino tramite fecondazione in vitro.

Essendo vietata la GPA dalla legge italiana, si sono rivolti alla società russa Rosjurconsulting che gli ha permesso di trovare una madre portatrice i Russia, dove il bambino è nato il 27 febbraio 2011.

Dopo diverse peripezie, la coppia non è riuscita a far iscrivere il bambino sui registri di stato civile italiano. I genitori adottivi non hanno potuto ottenere un certificato di paternità, per il motivo che in Italia la GPA è illegale, ed il bambino gli è stato sottratto con l'accusa che l'adozione fosse fraudolenta.
(Per i dettagli, rileggete il nostro articolo.)

Commento. La Corte EDU ha salvato la faccia condannando l'Italia al risarcimento.

Ma la Corte EDU ha anche perso un'occasione, non riuscendo a pronunciarsi in modo chiaro sul divieto della GPA in Italia. In un caso simile a proposito della GPA in Francia (cfr. il nostro articlolo del 4 luglio 2014), la Corte EDU si era ben guardata dallo statuare sul divieto della GPA.

Soprattutto, il divieto della GPA è stato utilizzato per spezzare brutalmente dei legami affettivi e familiari già formati.
(La questione è stata identica nel caso di una coppia omosessuale, quindi poco importa che si tratti di una coppia eterosessuale.)

La Corte EDU rafforza, alla fine, l'Italia nella sua brutalità amministrativa vietando ai genitori adottivi di allevare il bambino e presumendo (senza cercare di verificarlo) che il bambino sia amato dalla famiglia da cui è in affido… che non lo sarà, forse, per sempre.

In breve, il giudizio di Salomone, senza la saggezza di Salomone.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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