La Corte suprema degli Stati Uniti si pronuncerà sul matrimonio gay

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La Corte suprema degli Stati Uniti si pronuncerà sul matrimonio gay

(Blogmensgo, blog gay del 21 gennaio 2015) La Corte suprema degli Stati Uniti ha accettato, il 16 gennaio, do pronunciarsi prossimamente sulla costituzionalità o sull'incostituzionalità del matrimonio tra persone dello stesso sesso. La più alta giurisdizione americana ha finalmente scelto di occuparsi del caso dopo un primo momento, in cui si era astenuta dal mostrare le proprie intenzioni. La questione dovrebbe essere esaminata nell'aprile del 2015 e la sentenza è attesa per giugno 2015.

Riassunto cronologico

Il rinvio alla Corte suprema riguarda il divieto del matrimonio omosessuale in quattro Stati (Kentucky, Michigan, Ohio e Tennessee) ed il non-riconoscimento da parte di questi quattro Stati delle unioni legalmente contratte altrove.

Almeno quattro Stati interessati

Come indicato nel nostro articolo del 16 gennaio 2015, il rinvio alla Corte suprema deriva da una sentenza della 6a corte d'appello federale che confermava la legalità del divieto del matrimonio omosessuale in questi stessi quattro Stati (cfr. il nostro articolo del 12 novembre 2014).

Le coppie omosessuali sconfitte, hanno quindi portato la questione davanti alla Corte federale suprema. Avevano anche la possibilità di fare appello alla 6a corte d'appello federale, poiché questa si era pronunciata in forma ristretta (con due voti contro uno).

La fine di un'epoca

La decisione presa lo scorso novembre dalla corte d'appello interrompeva una serie giudiziaria favorevole al matrimonio gay che durava da sei mesi (cfr. il nostro articolo del 26 giugno 2013). Dal giugno 2013, quando i giudici della Corte suprema avevano in parte ritoccato la legge federale del 1996 sul matrimonio, più conosciuta con l'acronimo americano Doma (Defense of Marriage Act).

La legge Doma, aveva stimato la Corte federale suprema, era incostituzionale per le sue disposizioni che non trattavano le coppie omosessuali sposate alla stessa maniera delle coppie eterosessuali sposate. Alla stessa maniera, vale a dire rispettando il principio di uguale trattamento nei confronti di tutti i cittadini.

Ma la sentenza del 26 giugno 2013 si applicava esclusivamente ai diritti ed ai vantaggi di natura federale. In altre parole, due gay sposati nel Massachusetts (dove il matrimonio gay è legale) ma residenti nel North Dakota beneficiavano di tutti i vantaggi riservati alle coppie sposate da parte del governo federale, anche se non erano riconosciuti come una coppia sposata dal North Dakota, dove il matrimonio rimane esclusivamente l'unione di un uomo ed una donna.

Quello stesso 26 giugno, la Corte federale suprema aveva sostenuto che ci fosse un errore procedurale per rifiutarsi di pronunciarsi sull'invalidazione della Proposizione 8 in California. La Proposizione 8 corrisponde al referendum del 2008 che aveva abolito il matrimonio tra persone dello stesso sesso.

Calendario fitto

La Corte federale suprema ha optato in questa nuova questione per un calendario ristretto. I querelanti hanno tempo fino al 27 febbraio 2015 per presentare le proprie deposizioni, poi i quattro Stati avranno fino al 27 marzo per fare lo stesso. Le ultime deposizioni sono attese per il 17 aprile ed un contradditorio dibattito di due ore e mezza si terrà a fine aprile.

Le delibera potrebbe arrivare a fine giugno o al massimo a inizio luglio 2015.

Elementi apprezzabili

La più alta corte americana deve ascoltare tutte le parti in causa e riflettere sulle rispettive argomentazioni. Il dibattito si focalizzerà sul 14o emendamento della Costituzione americana. Questo emendamento stabilisce «l'uguale protezione delle leggi» per l'insieme dei cittadini (sezione 1). In altre parole, lo Stato può negare la protezione delle leggi ad una categoria di individui, in questo caso le coppie omosessuali?

In mancanza di criteri obiettivi specifici, la Corte suprema stabilisce in ultima istanza sulla legalità di un trattamento differenziato per alcune categorie di individui. I giudici della corte suprema, solitamente basano le proprie conclusioni in confronto a due questioni fondamentali: questo trattamento differenziato ha un «fondamento razionale» ? e corrisponde ad un «obiettivo legittimo dello Stato»?

Questa doppia questione si porrà tanto per l'autorizzazione del matrimonio omosessuale in uno Stato che per il riconoscimento da parte di uno Stato di tale matrimonio legalmente contratto altrove.

I possibili scenari

Il verdetto finale dipenderà senza dubbio dal modo in cui i nove giudici sceglieranno di porsi la questione essenziale. Ci sono due maniere di leggere il 14o emendamento. Questo emendamento autorizza uno Stato a non includere le coppie omosessuali nel diritto al matrimonio? Oppure questo stesso emendamento obbliga uno Stato a non fare differenza tra coppie omosessuali e coppie eterosessuali nei confronti del matrimonio?

Questo andrebbe a modificare lo statuto del matrimonio omosessuale: si tratta di una semplice possibilità oppure di un diritto fondamentale?

1. Rifiuto di pronunciarsi

La Corte suprema può sottrarsi ad un giudizio in un senso o nell'altro, invocando un qualunque pretesto. Ad esempio un vizio nella procedura, un'irricevibilità o un'eccezione di  non competenza.

  • Nel primo caso, un dossier incompleto o non conforme, o un elemento della procedura che vada annullato.
  • Nel secondo caso, un'irricevibilità poiché la questione non riguarderebbe il 14o emendamento, o per qualsiasi altro motivo simile.
  • Nel terzo caso, i giudici rimanderebbero le parti davanti alla 6a corte d'appello federale in formazione plenaria.

Nessuno dei tre casi qui sopra delineati sembra verosimile. La corte suprema, senza dubbio, non cercherà scappatoie, contrariamente all'episodio della Proposizione 8 nel giugno 2013.

Un quarto scenario non sarebbe escluso: il rinvio della questione, nel caso in cui alcuni dei nove saggi venissero a mancare o non fossero più in grado di deliberare. Ma, dato che tre supplenti sono già previsti, dovrebbe esserci un concorso di circostanze funeste che non osiamo neanche immaginare.

2. Sentenza a minima

La più alta corte può, in teoria, limitarsi a stabilire sulle sole questioni che le vengono sottoposte. In altre parole, con una portata limitata al territorio dei quattro Stati in questione: Kentucky, Michigan, Ohio e Tennessee.

I nove giudici possono, sempre in teoria, disgiungere le quattro questioni. Quindi pronunciarsi Stato per Stato, o ancora tema per tema (matrimonio omosessuale da una parte, riconoscimento del matrimonio omosessuale dall'altra).
Ma perché disgiungere le sentenze dopo averle raggruppate? Gli osservatori americani sono ben consapevoli che le quattro questioni sono state raggruppate sotto la denominazione del processo nell'Ohio (caso Obergefell v. Hodges).

Ma se la sentenza fosse sfavorevole alla comunità LGBT, come evitare di intenderla alla portata della decina di Stati che continuano a vietare il matrimonio gay e lesbico?

E se la sentenza della Corte federale suprema fosse favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso, come non intenderla allargabile a tutti gli Stati Uniti? E', tra l'altro, molto più plausibile che l'amministrazione Obama ne trarrebbe una testimonianza a favore del matrimonio gay.

Oggi, il matrimonio omosessuale è legale in 36 Stati, costituendo il 70% della popolazione americana, quindi un'estensione all'intero Paese non farebbe altro che confermare uno stato di fatto, piuttosto che provocare una vera e propria rivoluzione sociale.

3. Sentenza universale

Se la sentenza della Corte suprema venisse applicata all'insieme del territorio nazionale ed obbligasse numerosi Stati a modificare la propria costituzione o la propria legislazione, in un senso o nell'altro, allora, il suo impatto sulla campagna per l'elezione presidenziale di novembre 2016 sarebbe maggiore.

I repubblicani avrebbero molto da perdere se tutti gli Stati istituissero il matrimonio gay. Ed i democratici – in svantaggio, poiché Obama non può candidarsi per un terzo mandato – avrebbero ancora più da perderci se non ottenessero una decisione favorevole ad una comunità LGBT che risiede soprattutto negli Stati a dominanza democratica.

Se la Corte suprema non si defila ed emana la propria sentenza nel corso del 2015, avrà preso, non importa in che senso, una decisione storica. Ma l'equilibrio della giustizia federale può arrivare sia in un senso che nell'altro. Da qui la grande attenzione che i media e il pubblico americano dedicheranno nei prossimi mesi al giudice Anthony M. Kennedy. Tra i nove grandi saggi, lui è generalmente considerato come quello più indeciso e potrebbe esprimersi, in qualsiasi momento e senza preavviso, in un senso o nell'altro.

Una cosa è sicura, i nove giudici saranno tutti – e in particolare Kennedy – sottoposti ad un fuoco di argomentazioni, appelli, testimonianze, consigli ed incitazioni provenienti da entrambi i campi di battaglia.
Ma i nove saggi, interessati soprattutto a dare l'ultima parola al diritto, non possono esserne spaventati – almeno in linea di principio.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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