Quando si riparla del «gene dell’omosessualità»

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Quando si riparla del «gene dell’omosessualità»

(Blogmensgo, blog gay del 27 novembre 2014) Dopo le conclusioni pubblicate il 17 novembre 2014 su Psychological Medicine, un nuovo studio americano avrebbe messo in luce l'influenza di due cromosomi sullo sviluppo dell'orientamento sessuale maschile.

I fratelli Konrad and Franz Eberhard (Johann Anton Ramboux, 1822). ©Nga.gov.

I fratelli Konrad and Franz Eberhard (Johann Anton Ramboux, 1822). ©Nga.gov.

Un team di ricercatori americani, coordinati da Alan R. Sanders (dipartimento di psicologia e scienze comportamentali  presso l’istituto di ricerca della NorthShore University HealthSystem) e J. Michael Bailey (dipartimento di psicologia, Northwestern University), ha identificato due cromosomi direttamente correlati all'omosessualità maschile: il centromero del cromosoma 8 ed il cromosoma Xq28 (elemento del cromosoma 23, quello che differenzia l'uomo e la donna).

Questi due elementi erano già in parte stati identificati in studi precedenti (in particolare quello condotto da Dean Hamer nel 1993) evidenziando le differenze tra monozigoti (gemelli identici) e dizigoti (gemelli fraterni) in termini di orientamento omosessuale, ma su campioni molto ristretti.

Il campione di questo studio pubblicato nel 2014 è molto più significativo. I ricercatori hanno lavorato su 409 fratelli di uomini gay, ossia 908 individui appartenenti a 384 famiglie diverse (un'altra fonte parla di 818 individui, tutti gay).

La sintesi dello studio si limita a suggerire un'influenza dei cromosomi 8 e X nello sviluppo dell'omosessualità maschile, senza analizzare le varianti legate allo sviluppo personale del soggetto.

Commento. Difficile farsi un'opinione precisa su uno studio quando gli autori non ne hanno diffuso che qualche parte. La parte essenziale dello studio è accessibile solamente agli abbonati della rivista scientifica.

Notiamo prima di tutto che l'idea di un «gene gay» o di un «gene dell'omosessualità» è stato suggerito dai giornalisti e da pubblicazioni più generiche. E non dagli stessi ricercatori, il cui studio si intitola Genome-wide scan demonstrates significant linkage for male sexual orientation (L'analisi del genoma mostra un legame significativo per l'orientamento sessuale maschile).

La mancanza di precisazioni metodologiche, ci da il diritto di domandarci se i metodi di ricerca siano impeccabili ed i risultati riproducibili. Il tempo ci dirà.

Ne approfittiamo per ribadire che la simultaneità non è causalità. Non è perché x % degli uomini sono biondi che il questo colore di capelli genera l'omosessualità. In altre parole, non è perché un uomo possiede tale cromosoma disposto in tale maniera che sarà gay. E lo sviluppo della sua potenziale omosessualità dipende da fattori - soprattutto ambientali e culturali - che lo studio non ha considerato, né quantificato. La statistica misurata dai ricercatori non è che una statistica in un momento dato, essa stessa tributaria dei metodi utilizzati per produrla.

Altra perplessità: dalle conclusioni parziali rese pubbliche, si ignora se il campione fosse composto esclusivamente da gay o se includesse anche dei bisessuali. La proporzione esatta dei fratelli non gemelli, dei gemelli omozigoti e dei fratelli dizigoti forse condiziona anche i risultati - e la validità - dello studio.
I ricercatori non hanno studiato il caso dell'omosessualità femminile, cosa che diminuisce ancora più la portata delle conclusioni.

Sembra anche, secondo la rivista Science, che i ricercatori abbiano utilizzato un metodo d'analisi del DNA piuttosto antiquato. L ragione risiederebbe nel fatto che tra l'inizio dello studio e la pubblicazione dei risultati siano passati non meno di nove anni. Cosa che, ancora una volta, relativizza la portata dei risultati.

Ultimo ostacolo all'ipotesi di una «ereditarietà dell'omosessualità», la nozione stessa di ereditarietà presuppone una trasmissione tra generazioni. Da una generazione all'altra, ma anche su più generazioni. E su questo, nessuno studio scientifico si è ancora arrischiato.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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