La Francia condannata a riconoscere la paternità dei figli nati da madre surrogata

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La Francia condannata a riconoscere la paternità dei figli nati da madre surrogata

(Blogmensgo, blog gay del 4 luglio 2014) Con una doppia sentenza del 26 giugno 2014, la Corte europea dei diritti dell'uomo (CEDH) ha giudicato all'unanimità illegale il divieto imposto dalla Francia ad un genitore di stabilire un legame di paternità con i figli nati da maternità surrogata (GPA) legale all'estero. Ma il giudice non si è pronunciato sul divieto della GPA in Francia.

CEDH: sentenza del 26 giugno in francese | in inglese

La Francia rifiutava a due coppie eterosessuali, i Mennesson e i Labassee, il riconoscimento da parte dello stato civile rispettivamente delle loro gemelle (oggi adolescenti) e della loro figlia, nate tutte e tre negli Stati Uniti da una madre portatrice americana. La giustizia francese ammette la legalità della GPA negli Stati Uniti ma rifiutava di riconoscere un legame di paternità con il padre biologico.
Tale posizione francese vieta ipso facto la nazi0onalità francese ai bambini concepiti tramite GPA all'estero, anche quando la giustizia americana ha legalmente constatato e accordato il legame di parentela tra i quattro genitori ed i loro rispettivi bambini.
La Corte di cassazione, in una sentenza del 6 aprile 2011, aveva stabilito che la GPA è legale, certo, negli Stati Uniti, ma che le convenzioni per la GPA concluse con delle coppie francesi sono illecite.

I sette giudici europei hanno emanato un verdetto che dona in gran parte ragione alle due coppie di denuncianti. In base all'articolo 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo (diritto al rispetto della vita privata e familiare), la giuria ha stabilito all'unanimità che la Francia ha violato l'articolo 8 «trattandosi del diritto dei bambini al rispetto della loro vita privata», e non «trattandosi del diritto dei richiedenti al rispetto della loro vita familiare».

Ma sulla questione della GPA, la valutazione della giuria ha una sottigliezza che guarda lontano. Riassumendo, ogni Stato può liberamente legiferare sulla GPA, ma ogni sua decisione deve allo stesso tempo fare prima di tutto l'interesse del bambino ed in secondo luogo non provocare uno squilibrio troppo evidente «tra gli interessi dello Stato e quelli degli individui direttamente in causa».

Per quanto riguarda il rispetto della vita familiare, la corte stima che i richiedenti non dovranno affrontare conseguenze insormontabili. Tuttavia, l'attuale impossibilità per i loro bambini di ottenere la nazionalità francese li priva di un elemento di identità filiale e gli nega lo status di eredi, costringendoli a pagare una tassa per la successione. La situazione è comunque meno conforme all'interesse del bambino, secondo la CEDH, poiché uno dei genitori è il padre del bambino.

Quindi, «Lo Stato francese è andato oltre a ciò che gli era permesso» rifiutando un legame di parentela con il padre biologico.

La sentenza della CEDH condanna la Francia a pagare le spese processuali e la obbliga a versare 5 000 euro a ciascuno dei tre figli per danni morali. La Francia ha tre mesi di tempo per fare ricorso alla Camera superiore della CEDH.

Commento. La sentenza della CEDH è di una sottigliezza vicino al raziocinio. La geometria di tale sentenza è troppo variabile - e non risolve niente.
Conferma il diritto della Francia di vietare la GPA, ma gli ordina di «legalizzare» il frutto di questa GPA. Un po' come se, in un altro campo, la Francia vietasse il doping, ma dovesse approvare le performance ottenute grazie a sostanze dopanti venute dall'estero (il paragone è un po' scadente, certo, ma mostra le lacune del diritto e di una sentenza europea piuttosto timida).

Anche se i richiedenti sono delle coppie eterosessuali, le coppie omosessuali potranno almeno farsi valere di questa sentenza per il riconoscimento del legame di paternità con i loro figli nati all'estero da una madre surrogata.

La Francia è quindi abilitata a riconoscere la paternità di tali bambini e nello stesso tempo vietare la GPA sul proprio territorio. Come fanno già una decina di altri Paesi europei, tra cui la Svizzera ed il Belgio. Che ipocrisia!

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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