Un kit-stampa LGBT per i giornalisti francofoni

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Un kit-stampa LGBT per i giornalisti francofoni

(Blogmensgo, blog gay del 2 luglio 2014) L’Associazione dei giornalisti LGBT (AJL) ha pubblicato, il 23 giugno 2014, una guida pratica per i giornalisti. Il titolo, «Informer sans discriminer» [Informare senza discriminare], ne riassume il contenuto: aiutare i giornalisti a fare il loro lavoro correttamente quando trattano tematiche LGBT.

AJL: sito | pagina Facebook | kit-stampa (HTML | PDF)

I sette capitoli smantellano i meccanismi degli errori giornalistici più frequenti, che si tratti di errori dovuti all'ignoranza, stereotipi dovuti a pigrizia intellettuale, deformazioni dovute all'abitudine (o al conformismo) o di affermazioni il cui carattere inaccettabile non sempre è percepito come tale.

28 pagine – di buon senso – contro le cattive abitudini giornalistiche. ©Ajlgbt.info.

28 pagine – di buon senso – contro le cattive abitudini giornalistiche. ©Ajlgbt.info.

Per quanto possibile, la brochure evoca ciò che non è appropriato, perché non è appropriato e come porre rimedio. I casi evocati e le rettifiche suggerite si applicano alle quattro lettere della sigla LGBT (lesbiche, gay, bisessuali e trans) considerati in modo individuale o più collettivo. Senza dimenticare questioni altrettanto cruciale che trattano le informazioni su Hiv/AIDS o le conoscenze giuridiche minime per comprendere alcune situazioni con cognizione di causa.

E frasi come «confessare la propria omosessualità» e «famiglia normale» non hanno più posto sulla bocca o sulla penna dei giornalisti.
Il concetto di «normalità» è discriminatorio, come il fatto di segnalare sistematicamente l'origine etnica di un delinquente, salvo si tratti di un «francese normale». In altre parole, la menzione dell'orientamento sessuale, come quella dell'origine etnica, non si impongono a meno che non siano in collegamento diretto (o causale) con l'evento (o la persona) alla quale si rapportano.
Un'ammissione di omosessualità, più disprezzabile di un'ammissione di impotenza, introduce allo stesso tempo una gerarchia di valori che solo un omofobo può approvare ed una denigrazione che solo giornalisti malintenzionati possono coscientemente praticare.

I clichés più tenaci vanno nei casi migliori dal mito (la famosa «lobby gay»), ed in quelli peggiori alla chimera (la fumosa «teoria del gender»), quando non si tratta di errori o di approssimazioni storiche, genetiche, scientifiche, sociologiche, ecc. : il matrimonio risale alla notte dei tempi (quando non era chiaro, poiché era buio, mio caro Watson), l’omosessualità sarebbe contro-natura, le relazioni eterosessuali sarebbero conformi all'ordine naturale, ci si sposa per avere dei bambini, le coppie senza figli sono nemiche del genere umani - ed altre sciocchezze sventolate dalle «lobby omofobe» (utilizziamo la stessa retorica insulsa al fine si smantellarne il meccanismo) e compiacentemente riportate da numerosi media e giornalisti.

Il kit-stampa elenca numerose espressioni e clichés da bandire. Ma anche circonlocuzioni, perifrasi ed eufemismi che, dettate da conformismo, volontà di non scioccare, paura di chiamare le cose con il proprio nome, gusto per l'allusione o per il private joke, lavorano meno per l'informazione che per la deformazione o la discriminazione. Un gay diventa così un imitatore di Charlus, una lesbiche viene trasformata in una discepola di Saffo, ecc.

Più destrutturanti ancora sono le confusioni dubbie, quando non direttamente disgustose. Dopo aver letto la brochure dell’AJL, i giornalisti degni di questo nome non potranno più confondere coming out e l’outing. Capiranno anche che mettere la procreazione medicalmente assistita (PMA) e la gestazione per conto terzi (GPA) nella stessa cesta, assimilare gli omosessuali a dei pervertiti o a dei pedofili, tutto ciò è sinonimo di indegnità giornalistica.

L’AJL spiega inoltre, attraverso un'intervista dell'avvocato Léa Forestier, alcuni elementi del diritto francese da conoscere quando si maneggiano parole e concetti relativi all'omosessualità, ma anche all'omofobia. Fare outing ad un gay o accusare qualcuno di omofobia è passibile di un processo e di sanzioni penali.
(Peccato che la parte giuridica non abbia esplicitato alcuni concetti-chiave relativi al matrimonio, all'adozione e alla filiazione. In questi domini come in altri, molti giornalisti raccontano più o meno qualsiasi cosa quando non si limitano a riportare un'Ansa - raramente si prendono il tempo di riflettere sull'inutilità delle proprie osservazioni.)

L’AJL è nata nel 2013, nel momento più forte del dibattito sull'apertura del matrimonio alle coppie dello stesso sesso in Francia. L'associazione ha pubblicato Informer sans discriminer qualche giorno prima del Gay Pride di Parigi – la cui denominazione ufficiale è Marche des fiertés lesbiennes, gaies, bi et trans – in modo da dare maggior diffusione al proprio kit-stampa e di prevenire errori, omissioni, osservazioni e frasi inaccettabili.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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