Quando gli Stati Uniti accettano (un po’) meglio la transidentità

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Quando gli Stati Uniti accettano (un po’) meglio la transidentità

(Blogmensgo, blog gay del 13 marzo 2014) Quattro cliniche americane si sono specializzate nella questione del genere e della sessualità infantile ed adolescenziale. Accolgono persone transessuali, transgender, intersessuali, ermafroditi, ecc., vale a dire persone per cui l'adeguamento al genere biologico pone questioni o pone problemi.

Un caso non fa regola e mi limiterò a menzionare, senza soffermarmi troppo sull'argomento, l’eccellente inchiesta che la giornalista Natacha Tatu ha consacrato all'accettazione (o meno) ed all'accoglienza clinica dei bambini e degli adolescenti in rapporto ai loro attributi sessuali di nascita.

L’inchiesta mostra come quattro ospedali accolgono tali persone negli Stati Uniti. Questi quattro ospedali condividono alcune caratteristiche: sono pionieri in materia, ascoltano senza giudicare, accolgono e accompagnano senza cercare di curare o «guarire» i loro «pazienti», soprattutto, non li considerano come dei «malati», propongono approcci multidisciplinari, fanno discorsi aperti, tolleranti, spesso militanti - e sono convinti che il loro mercato sia finanziariamente redditizio.

C'era il punto G. Adesso c'è il «Dottor G». E' il soprannome del dr. Robert Garofalo, che ha creato nel Lurie Children’s Hospital un servizio dedicato in particolare ai bambini e agli adolescenti che percepiscono un'incoerenza tra il proprio sesso biologico ed il modo di percepirsi. Questo particolare servizio accoglie 75 pazienti la cui età va dai 3 anni all'adolescenza.

Servizio molto particolare, anche, per la personalità del direttore Rob Garofalo che si esprime qui sotto:

Un'accoglienza necessaria, tale è grande la sofferenza dei bambini a volte nella loro vita intrinseca, spesso nel rapporto con i genitori (che soffrono a loro volta) e quasi sempre nelle relazioni con il mondo esterno. Quest'ultimo è pronto a giudicare, nel migliore dei casi con un sorriso divertito, nel peggiore con una condanna senza appello.

Più sono i soggetti che se ne interessano, più diventa complicato. Come una squadra sportiva nazionale conta tanti allenatori quanti sono gli abitanti della nazione, ogni persona nei paraggi si sente autorizzata a dare dei consigli più o meno idioti o destabilizzanti. La persona comune considera come anormale chiunque non rientri nella casistica del suo ragionamento binario - tranne in Francia, dove si ragiona in modo ternario, poiché la nozione sessista di Mademoiselle si aggiunge al binomio Monsieur e Madame.

Diventa ancora più complicato quando le persone, credendo di fare bene o di dire bene, mischiano un po' tutti i concetti: omosessualità, bisessualità, transessualità, malattia mentale, ossessione sessuale, quando non addirittura pedofilia e zoofilia (ho molti esempi nel mio ambiente di lavoro).

La confusione può avere conseguenze drammatiche quando dei ciarlatani, con il pretesto di essere medici, psichiatri o psicanalisti, si sentono in dovere di diagnosticare malattie dove non ce ne sono - e di «guarirle» con trattamenti il cui principio attivo e solo quello monetario.

Come risultato, frequente è il mal essere tra giovani, che non riescono a dare un nome al proprio «caso», a vivere una relazione più armoniosa con il proprio corpo e con il mondo circostante. La giovinezza è sinonimo di esagerazione, ed essa stessa è generatrice di comportamenti a rischio, di depressione e di suicidi in proporzioni molto maggiori rispetto alla media statistica.

Alcuni di questi comportamenti a rischio si traducono in un aumento della frequenza di esposizione ad HIV/AIDS. E' quello che il «Dottor G.», specialista nella lotta all'AIDS, ha visto succedere a molte persone transgender contaminate da HIV.

Il reportage di Natacha Tatu è commovente, anche scioccante. Preferisco che lo leggiate, piuttosto che riportarvi gli esempi citati. La giornalista conclude con una nota di ottimismo citando la recente iniziativa di Facebook a favore della diversità di denominazioni.

Natacha Tatu afferma che gli americani sono molto più aperti dei francesi sulle questioni legate alla «disforia di genere» (precedentemente chiamata «disturbo dell'identità sessuale» e considerata una malattia). Sono piuttosto scettico su questo punto, anche se iniziative come quella di Facebook o come la presentazione del video del «Dottor G» sono rarissime da questa parte dell'Atlantico.

Gli Stati Uniti, un eldorado per le persone trans? Possiamo considerare il Paese di Barack Obama come più aperto ai cambiamenti ed alla diversità di genere (cfr. il nostro articolo sulla California e la transidentità). Il Paese di George Bush è anche più intriso di moralismo stretto e di religiosità da due soldi (o due neuroni). Ammettiamo che gli Stati Uniti siano due volte più aperti di Paesi come la Francia o l'Italia. Sarebbe come dire che quando la Francia accumula mille difficoltà nei confronti delle persone trans, ne restano la metà negli Stati Uniti, vale a dire cinquecento. Come diceva Einstein, tutto è relativo.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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