L’India mantiene l’omosessualità come crimine

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L’India mantiene l’omosessualità come crimine

(Blogmensgo, blog gay del 16 dicembre 2013) La Corte federale suprema indiana ha stabilito, l'11 dicembre 2013, che l'omosessualità resterà un crimine fino a quando la legislatura non deciderà in altro modo. La giurisdizione suprema ha così bloccato, dopo 20 mesi dalla delibera, la sentenza della Corte suprema di Delhi che affermava che la criminalizzazione dell'omosessualità è parzialmente incostituzionale.

Su tale decisione, guardate il reportage della TNN (immagine non eccellente, suono impeccabile)

(o cliccando qui.)

Il 2 luglio 2009, la corte suprema di Delhi aveva giudicato parzialmente incostituzionale la sezione n° 377 del codice penale, promulgata nel 1860 dal governo coloniale britannico, che faceva dell'omosessualità un crimine punibile con 10 anni di prigione. La sentenza del 2009 non si applicava che al territorio della capitale federale. Su tale argomento, potete leggere l'articolo di BlogMensGo.fr del 2 luglio 2009 sulla depenalizzazione dell'omosessualità in India.

La sentenza dell'11 dicembre 2013 conferma la costituzionalità della sezione n° 377 che in verità non è più applicata. La giurisdizione di Delhi nel 2009 ha oltrepassato le proprie prerogative, secondo l'istanza giudiziaria suprema. «Spetta al legislatore [il Parlamento federale] il compito di pronunciarsi sull'eventuale revoca della sezione n° 377 del codice penale indiano», precisa la sentenza della Corte suprema. Le elezioni generali della primavera 2014 potrebbero modificare la rappresentanza parlamentare, quindi influire sulla legge, in un senso o nell'altro.

La decisione della Corte suprema ha riacceso un discorso omofobo che si era calmato dal 2009. Inoltre, secondo un sondaggio della GFK condotto durante l'estate 2013, tre indiani su cinque considerano l'omosessualità una malattia, e il 70% degli indiani - soprattutto nelle zone rurali - sono ostili alla sua legalizzazione.

E' giuridicamente possibile sottoporre una richiesta di revisione alla Corte suprema. La Naz Foundation (sito | blog), all'origine della lotta alla sezione n° 377, sta studiando la fattibilità di tale ipotesi.

La Naz Foundation milita, in particolare, per la lotta ad HIV/AIDS, in un Paese che conta 2,5 milioni di sieropositivi.

Commento. La sentenza della Corte suprema rischia di mandare all'aria anni di lavoro. E non solamente nella lotta ad HIV/AIDS (leggete questo articolo sulla lotta all'AIDS in India grazie alla letteratura).

Tra la sentenza del 2009 e quella del 2013, la comunità omosessuale indiana ha compiuto un formidabile sforzo per essere accettata da tutti. Dei media LGBT ed anche un sito di incontri gay hanno visto la luce in India. Meglio ancora, come spiegavamo l'anno scorso, i Gay Pride in India sono diventati allo stesso tempo più numerosi, più visibili e meglio in grado di far capire che gli indiani omosessuali sono tanto normali quanto gli indiani eterosessuali, poiché l'omosessualità è altrettanto conforme alla natura dell'eterosessualità.

Ma con la sentenza della Corte suprema, è il futuro della comunità intera ad adombrarsi. Non è chiaro se il futuro possa essere sinonimo di rapido progresso. La storia mostra, in compenso, quanto il ritorno all'oscurantismo possa essere brutale ed improvviso.

Un dettaglio di non poca importanza. L'india non criminalizza di nuovo l'omosessualità, poiché in realtà non l'aveva mai depenalizzata. La sentenza dell'alta corte di Delhi non era applicabile che nel territorio della capitale federale Nuova Delhi. La depenalizzazione, limitata nel tempo e nello spazio, ha tuttavia suscitato una moratoria de facto a livello federale poiché una parte del governo era favorevole.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

0 Risposta

  1. […] giorno precedente dalla Corte federale suprema indiana (cfr. il nostro articolo di ieri sull’omosessualità illegale in India). La differenza consiste nel fatto che l’India proibisce ogni atto omosessuale, mentre […]

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