Francia: Consiglio costituzionale, nessuna obiezione di coscienza per i sindaci omofobi

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Francia: Consiglio costituzionale, nessuna obiezione di coscienza per i sindaci omofobi

(Blogmensgo, blog gay del 23 ottobre 2013) il Consiglio costituzionale francese ha giudicato «conforme alla Costituzione», il 18 ottobre 2013, «la disposizione di legge del 17 maggio 2013»che apre il matrimonio alle coppie dello stesso sesso. Così facendo, il custode della Costituzione nega la validità di «un'obiezione di coscienza» come motivo di non celebrazione di un matrimonio da parte di un ufficiale di stato civile.

Consiglio costituzionale: decisione del 18 ottobre 2013 | comunicato stampa

Video del dibattito

Sette sindaci avevano fatto trasmettere dal Consiglio di Stato una questione prioritaria di costituzionalità (QPC). Gli eletti contestavano, in particolare, la costituzionalità degli articoli 34-1, 74 e 165 del codice civile e dell'articolo L. 2122-18 del codice generale degli enti locali, sulla base del fatto che nessuno di questi testi autorizzi il beneficio di una «obiezione di coscienza» agli ufficiali di stato civile, ai sindaci ed ai loro sottoposti che vogliano «astenersi dal celebrare un matrimonio tra persone dello stesso sesso».

Il Consiglio costituzionale spiega ai richiedenti che «l'esercizio delle funzioni che sono loro affidate dalla legge per la celebrazione del matrimonio» mira ad «assicurare l'applicazione della legge attraverso i propri agenti e [a] garantire il buon funzionamento e la neutralità del servizio pubblico dello stato civile». La legge del 17 maggio non ha, quindi, in nessun modo «attentato alla loro libertà di coscienza», stima la suprema corte francese.

In conseguenza di ciò, il Consiglio costituzionale ha rigettato la questione prioritaria di costituzionalità. Ai contestatari non resta che un ultimo appello: la corte europea di giustizia - alla quale faranno appello prima che il Consiglio costituzionale abbia ratificato la propria decisione.

Commento. Lasciamo stare il fatto che il rigetto del QPC era una conclusione scontata. Anche se è soprattutto la circolare del 13 giugno (che enuncia delle sanzioni per gli ufficiali di stato civile che rifiuteranno di celebrare in ragione dell'orientamento sessuale della coppia da sposare) che gli eletti intendevano contestare.

Suggerirei a chiunque ama la letteratura di leggere questo post che lo scrittore e traduttore francese Claro ha dedicato alla questione poco prima che il Consiglio costituzionale rendesse nota la propria decisione.

Il post di Claro si intitola «Omofobia e obiezione di coscienza». «C'era già questa cosa dubbiosa chiamata reato di ingiuria. Ormai siamo al delirio di obiezione di coscienza», riassume Claro,dopo aver esaminato tutti gli aggettivi applicabili all'attitudine degli eletti francesi che rifiutano di celebrare matrimoni omosessuali.

Potremmo completare il testo do Claro con uno di quei ragionamenti ab absurdo tanto amati dai giuristi.
Immaginiamo che un sindaco francese invochi l'obiezione di coscienza per rifiutare di sposare un uomo bianco ed una donna nera, oppure una donna bianco ed un uomo nero. Come chiameremmo tale eletto? Lo chiameremmo razzista, e aggiungeremmo ovviamente.
Supponiamo che un sindaco francese invochi l'obiezione di coscienza per rifiutare di sposare un uomo ed un uomo, oppure una donna ed una donna. Come chiameremmo tale eletto? io lo chiamerei omofobo, e aggiungerei ovviamente.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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