La Corte Suprema degli Stati Uniti verso il matrimonio gay

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La Corte Suprema degli Stati Uniti verso il matrimonio gay

(Blogmensgo, 5 luglio 2013) In occasione di due casi differenti, il 26 giugno 2013, la Corte federale suprema degli Stati Uniti ha preso due decisioni favorevoli ai sostenitori del matrimonio gay. In entrambi i casi, con cinque voti favorevoli e quattro contrari.

Non ancora la legalizzazione del matrimonio gay a livello federale, ma il riconoscimento dei diritti federali. ©Supremecourt.gov.

Non ancora la legalizzazione del matrimonio gay a livello federale, ma il riconoscimento dei diritti federali. ©Supremecourt.gov.

Riassunto dei due casi: Blogmensgo (14 dicembre 2012) | New York Times (26 giugno 2013)

 

Legge Doma in parte incostituzionale

Il primo caso concerne la sezione 3 della legge federale del 1996 sul matrimonio (Defence of Marriage Act), soprannominato legge Doma.
I giudici della corte suprema hanno convenuto che tale legge contravviene al quinto emendamento della Costituzione che prevede eguale libertà delle persone (decisione in PDF) 77 pagine). La ricorrente, Edith Windsor, era legalmente sposata in Canada, ma ha dovuto pagare, alla morte di sua moglie, una tassa di successione esorbitante applicabile alle persone senza legami familiari.

Tale decisione implica l'obbligo per il governo federale di riconoscere il matrimonio tra persone dello stesso sesso giudicato legale negli Stati dove è stato celebrato. Le coppie omosessuali così sposate devono, di conseguenza, beneficiare delle 1 100 leggi e vantaggi federali accordati alle coppie eterosessuali sposate.

La decisione dei nove saggi non si applica quindi nel solo Stato di New York, dove risiede la richiedente, ma nella dozzina di Stati dove il matrimonio gay è già legale.

I cinque voti favorevoli emanati da Anthony Kennedy (redattore della decisione), e dai giudici Stephen Breyer, Ruth Bader Ginsburg, Elena Kagan, Sonia Sotomayor, più a destra dei quattro giudici che hanno votato contro.

 

Verso una nuova legalizzazione del matrimonio gay in California

Il secondo caso mirava a far vietare l'invalidazione del referendum 2008 (Proposition 8) che aveva a sua volta bloccato il matrimonio omosessuale in California.
I giudici hanno stimato, questa volta, di non poter ritornare sull'invalidazione della Proposition 8 (decisione in PDF, 35 pagine).

Le forze in campo chiedevano, secondo la sentenza della Corte Suprema (pagina 5): ai saggi, i contrari al matrimonio gay domandavano se la clausola federale di eguale protezione del quattordicesimo emendamento della Costituzione «vieta allo Stato della California di definire il matrimonio come l'unione di un uomo ed una donna»; ai saggi, i sostenitori del matrimonio gay domandavano se la California può legalmente invertire, con un referendum (la Proposition 8) i diritti che precedentemente aveva accordato alle coppie omosessuali di sposarsi.

La decisione della Corte Suprema è stata motivata in questo modo: «Non abbiamo mai avuto l'occasione di confermare l'interesse per un gruppo particolare per difendere la costituzionalità della legge di uno Stato quando i rappresentanti di questo Stato hanno scelto di non farlo [difendere questa costituzionalità, ndr]. Ci rifiutiamo di farlo adesso per la prima volta.»

Per tale caso, i cinque voti favorevoli sono stati espressi da John Roberts (redattore della decisione) e dai giudici Breyer, Ginsburg, Kagan et Scalia.

Commento. La Corte federale suprema sta correggendo una doppia anomalia.
Primo, il fatto che lo Stato federale rifiuti di ammettere la legalità del matrimonio gay pronunciato in alcuni Stati dell'Unione.
Secundo, il fatto che alcuni individui possano aver creduto, attraverso un referendum, di ostacolare la Giustizia di uno Stato, sostituendosi al pubblico ministero.

Contrariamente a quello che si potrebbe credere, mi sembra che la seconda decisione (sulla Proposition 8) proceda in base ad una volontà conservatrice e non progressista. Si noterà che è stata sostenuta da due giudici notoriamente conservatori, John Roberts et Antonin Scalia.

Inoltre, i saggi hanno giudicato questa stessa sentenza sulla forma piuttosto che sulla sostanza: non si sono pronunciati sull'argomento, né a favore, né contro.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

0 Risposta

  1. […] giorni dopo il verdetto storico della corte federale suprema degli Stati Uniti (cfr. il nostro articolo del 5 luglio 2013), The Knot – leader dell’industria del matrimonio negli Stati Uniti – ed il magazine […]

  2. […] autorità fiscali è la conseguenza indiretta della recente sentenza della corte Suprema (cfr. il nostro articolo del 5 luglio 2013) che accusa di incostituzionalità la sezione 3 della legge federale del 1996 sul matrimonio […]

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