In Francia, anziani e sieropositivi: nessuna cura contro l’HIV

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In Francia, anziani e sieropositivi: nessuna cura contro l’HIV

(Blogmensgo,30 aprile 2013) Secondo due studi sui sieropositivi di più di 60 anni, presentati il 19 aprile 2013, gli anziani costituiscono in Francia il 10% dei sieropositivi che ricevono cure specifiche per HIV/AIDS. Ma lo studio dell'associazione Aides e quello della direzione generale della Sanità (DGS) del ministero della Sanità non sempre coincidono.

La DGS ha intervistato 54 persone sieropositive di 60 anni o più. Aides (breve panoramica qui) ha intervistato 52 sieropositivi di almeno 50 anni.

Lo studio della DGS insiste sulla qualità e sull'esaustività delle cure ricevute. I pazienti di 60 anni o più hanno certamente un reddito medio superiore ai loro cadetti per il fatto che sono stati contaminati dopo i 30 anni, quindi, dopo un periodo di lavoro inizialmente senza malattia grave. Ma anche loro hanno diritto alle cure gratuite, per il principio francese della malattia a lungo termine (ALD) che fornisce supporto al 100% senza dover pagare per l'assistenza. L'associazione Aides stima, da parte sua, che un paziente su cinque è poco o per niente soddisfatto del suo percorso sanitario, per mancanza di dialogo, ascolto o di qualità di monitoraggio.

Invecchiamento precoce

Aides, sottolinea il fatto che una tale patologia implica un invecchiamento precoce: «Le patologie legate all'invecchiamento compaiono a partire da 50 anni, mentre la media è di 65 anni per la popolazione in generale», spiega l'associazione. Le persone intervistate da Aides sottolineano i problemi della fatica e le le ripercussioni sulla vita quotidiana. Al contrario, la DGS ha la tendenza ad affermare uno stato di salute migliore di quello reale, attribuendo gli effetti dell'HIV dovuti solamente all'età.

Gli autotest, meglio di niente

Approfittiamo di questo articolo per segnalare, con l'arrivo in Francia degli «autotest di screening da infezione da HIV», nei cui confronti i più sono concordi nel dare un consenso minimo: sì agli autotest, poiché sono in grado di rafforzare il rilevamento e quindi di segnalare le infezioni da HIV prima che non siano evidenti; ma sono autotest unicamente a titolo complementare; vale a dire che un autotest, anche se a risultato negativo, non è in grado di rimpiazzare uno screening classico completo.
Il Conseil national du sida (CNS, cfr. la posizione ufficiale aggiornata a marzo 2013) ed il Ministero della Sanità, ma anche Aides e Act Up-Paris stimano, in effetti, che oggi gli autotest siano suscettibili di raggiungere un pubblico fino ad adesso inaccessibile o reticente alle campagne di informazione e di prevenzione tradizionali.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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