Fare coming out aiuta ad eliminare lo stress

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Fare coming out aiuta ad eliminare lo stress

(Blogmensgo, 6 febbraio 2013) Alcuni ricercatori del Centro per gli studi sullo stress umano (CESH) di Montréal hanno evidenziato una relazione diretta, presso omosessuali e bisessuali, tra lo stress ed il fatto di nascondere il proprio orientamento. In uno studio pubblicato il 29 gennaio 2013 sulla rivista Psychosomatic Medicine, tirano le conclusioni di uno studio realizzato su un campione di 87 persone di cui 41 eterosessuali e 46 omosessuali o bisessuali.

Ascoltami! Fai coming out! ©Photoxpress.com/Hunta.

Ascoltami! Fai coming out! ©Photoxpress.com/Hunta.

L’équipe del CESH (organo affiliato all’università di Montréal) diretto da Robert-Paul Juster e associato all’ospedale Louis-H. Lafontaine, si è accorta che gay, lesbiche e bisessuali che vivono la loro omosessualità o la loro bisessualità apertamente sembrano essere meno stressati delle persone che la nascondono. Il coming out «può essere benefico per la salute quando la politica sociale è tollerante e facilita il processo di comunicazione», precisa, tuttavia, Robert-Paul Juster. Tali sono le conclusioni del suo «Studio psiconeuroendocrino sullo stress e l'orientamento sessuale».

Gli 87 partecipanti avevano mediamente 25 anni. I 41 eterosessuali sono serviti da campione di controllo. Dei 46 omosessuali e bisessuali, all'incirca due terzi erano dichiarati ed un terzo non aveva fatto coming out.

Tutti sono poi stati sottoposti a questionari, prelievi ed analisi. I ricercatori hanno misurato i valori di una ventina di marcatori, ad iniziare dal cortisolo (uno degli ormoni dello stress), adrenalina, pressione sanguigna, insulina, zuccheri e colesterolo.

Ne è emerso che il carico allostatico (livello di stress, ansia e depressione tendenzialmente cronici) varia in funzione dei gruppi studiati. «Contrariamente alle nostre previsioni, spiega Juster, gli uomini gay e bisessuali presentano dei sintomi depressivi e dei livelli di carico allostatico inferiori a quelli degli uomini eterosessuali. Le lesbiche, i gay ed i bisessuali che hanno fatto il loro coming out con familiari ed amici presentano livelli meno elevati di sintomi psichiatrici e di cortisolo rispetto a coloro che nascondono il proprio orientamento.»

La variabilità dei risultati si spiega sia dal livello di accettazione sociale dell'omosessualità, sia dalle strategie di adattamento dei soggetti omosessuali nei confronti della stigmatizzazione sociale.

Robert-Paul Juster stima che l'esiguità del campione non invalidi i risultati del suo studio. Ed afferma che studi con un campione molto più ampio si limiterebbero generalmente a dei questionari ed ad indagini molto superficiali.

Commento. Statisticamente, la cosa più importante non è la dimensione del campione preso in esame, ma la sua rappresentatività. L’équipe di Robert-Paul Juster avrà senza dubbio privilegiato un approccio clinico a quello statistico.

L’altra obiezione principale che mi viene in mente è che i test ed i prelievi per le analisi sono stati effettuati più volte, ma sempre nel corso di una sola giornata. E' un po' poco.
Juster saprà bene che a proposito di glicemia (poiché la lista dei marcatori include numerosi elementi biochimici che possono indicare un diabete di tipo 1 o 2), la semplice misurazione degli zuccheri a digiuno non ha valore se non è supportata dall'emoglobina glicata (su tre mesi), e da almeno due rilevazioni della glicemia a digiuno similari.

Se ci fosse stato un più ampio campione statistico, questi risultati avrebbero fatto dello studio condotto da Robert-Paul Juster un atto pionieristico suscettibile di un notevole impatto scientifico.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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