Francia: bambini e fasce tricolore al servizio dell’omofobia

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Francia: bambini e fasce tricolore al servizio dell’omofobia

L’omofobia, l'ottavo vizio capitale. ©yXeLLe ~@rtBrut~.

(Blogmensgo, 22 novembre 2012) Decine di migliaia di persone, forse cento mila secondo alcune fonti, hanno sfilato nelle città di Francia il weekend del 17 e 18 novembre 2012 per richiedere l'abbandono del progetto di legge sul «matrimonio per tutti». Inutile raccontare i dettagli della manifestazione, ne ha parlato tutta la stampa. Mi limiterò ad una domanda, due note, due letture e due citazioni.

Omofobia senza omofobi?

Tutti questi bravi militanti che hanno sfilato giurano, con la mano sul cuore, di non essere omofobi. Affermano che l'omosessualità non è uguale all'eterosessualità, ma non sono omofobi.

La questione merita di essere posta. Sono omofobi? La risposta è no. No, non sono omofobi. Così come non erano razzisti gli Afrikaners che sfilavano contro l'abbandono dell'apartheid. Così come non sono razzisti i tifosi del Paris-Saint-Germain che lanciano banane ai giocatori dalla pelle nera. Così come non erano misogini gli uomini che manifestavano contro l'idea di estendere il diritto di voto alle donne.

 

Bambini strumentalizzati e fasce tricolore della vergogna

I media hanno abbondantemente mostrato le manifestazioni per-niente-omofobe e cortesemente capito i rancori di questa Francia-non-marcia. Questi stessi media, troppo occupati a sorvegliare il loro senso della misura e dell'etica, hanno omesso di mettere l'accento su due componenti di rilievo delle manifestazioni.

 

In nome dei bambini

Il famoso «argomento» dei bambini è semplice: un bambino, quindi un padre e una madre. Semplice come il ragionamento di un bambino. Quindi semplicistico.

Così hanno portato i loro bambini. Bambini capaci di comprendere questa «logica» a matrice binaria, ma incapaci di comprendere perché questa logica è falsa. Ed ancora più inadatti a comprendere, i bambini, che sono stati manipolati, inquadrati, strumentalizzati, messi al servizio di una logica di odio e non di amore.

Hanno portato i loro bambini per il weekend. In settimana questi genitori coraggiosi inveiscono contro l'utilizzo abusivo dei bambini nelle pubblicità alla televisione, alla radio, sulla stampa. Ma poiché è «per la buona causa» e poiché essi soli ne sono responsabili, allora bisogna portare i bambini. Quegli stessi bambini che la Chiesa cattolica battezza prima ancora che sappiano parlare, senza chiedere il loro parere, senza preoccuparsi di quello che pensano e di quello a cui credono. Semplicismo di merda. Genitori di merda. Omofobia di merda.

 

Delle fasce contro il matrimonio gay

In testa al corteo degli eletti. Riconoscibili dalla loro fascia tricolore. Eletti dal buon popolo, che si battono contro il matrimonio omosessuale, che rifiuteranno di sposare froci e lesbicacce perché quelle persone non sono veramente delle persone, sono delle sotto-persone buone per votare, per pagare le tasse e per tacere.

Quello che mi sciocca, sono le fasce. Le fasce tricolore attestano che questi bravi eletti rappresentano le cittadine ed i cittadini, fossero anche froci o lesbiche, che li hanno eletti. Questi eletti sono andati a Parigi «in rappresentanza» che della propria regione, che del proprio dipartimento, chi della propria città, chi del proprio paese. A spese dei contribuenti nella maggior parte dei casi.

Con l'avvallo dei propri elettori? Anche. Per alcuni, l'operazione sarà sinonimo di pesca (elettorale) miracolosa. Spero che gli altri si prendano la mazzata elettorale che meritano.

 

Leggete Virginie Despentes e Marc Jahjah

Le manifestazioni del per-niente-omofobi avranno almeno un doppio effetto positivo. Quello di far riscoprire Virginie Despentes (non proprio il mio genere letterario, ma ne apprezzo la personalità) e quello di far scoprire Marc Jahjah, giovane dottorando sconosciuto al grande pubblico. Attraverso due testi tanto appassionanti quanto chilometrici.

 

Despentes, ben recuperata

Virginie Despentes ha pubblicato un articolo sul sito web di Têtu. Il 12 novembre 2012, quindi prima delle manifestazioni dello scorso weekend. E' comunque perfetto.

L'articolo della scrittrice, che convive con una donna da otto anni, intendeva rispondere alle affermazioni del vecchio ministro socialista Lionel Jospin, che si diceva poco favorevole al matrimonio omosessuale. Il testo di Virginie Despentes ha ricevuto più di 300 000 visite in una settimana. Esatto, trecentomila visite!

Inutile riassumere un testo così "irriassumibile". Diciamo che la filippica di Virginie attacca Lionel là dove lui nasconde la sua essenza di non-omofobo. Con frasi scioccanti («da quando non succhio più il cazzo»), ma anche e soprattutto con vere argomentazioni conto la banalizzazione di un discorso che, nascondendosi sotto il manto del buon senso e del dibattito cittadino, non è nient'altro che un appello alla discriminazione. Anche se Jospin non è altro che un ricordo della politica, la parola di Virginie Despentes ha un valore universale nello stigmatizzare la stupidità ordinaria.

 

Le annotazioni di Marc Jahjah sull'omofobia

« Gli omosessuali, la filiazione e la morte ». Il titolo di questo articolo è estremamente fuorviante. Poiché Marc Jahjah vi rintraccia la genesi non dell'omosessualità, ma dell'omofobia. O, più esattamente, della retorica omofoba.

Mi permetto di riprodurre l'incipit del lungo testo: «I recenti dibattiti (legittimi, ma per la maggior parte nauseabondi) sull'omosessualità ed il matrimonio "per tutti" avranno (almeno...) permesso di mettere alla luce un immaginario collettivo ed una paura originale che affiorano in una serie di confusioni e di termini confusi, che dovrebbero rivelare il "vero dibattito". Siamo quindi passati dal matrimonio all'adozione, dall'adozione alla filiazione, dalla filiazione alla riproduzione, dalla riproduzione alla sopravvivenza (della specie).»

Il resto è dello stesso livello: brillantissimo. Marc Jahjah è allo stesso tempo antropologo, etnologo, sociologo e filologo, monitorando un discorso ed il suo sottofondo ideologico per meglio illustrarne i contorni e la sostanza. Un'Odissea acculturante ed implicitamente furba, una prosa erudita e scaltra. Il testo di un universitario che sembra tutto tranne che un professore barboso.

Per quelli che non leggeranno Marc Jahjah, riassumiamo dicendo che questo giovane poliglotta prepara una tesi sull'annotazione delle letture in generale, nell'universo digitale in particolare. Il suo blo SoBookOnline è online da due anni. Recentemente ha aperto una pagina Facebook dove espone una parte della sua vecchia ricerca sulle tematiche legate al mondo digitale, in particolare la lettura e l'annotazione.

 

[Aggiornamento del 20 novembre 2012. Leggete anche questa formidabile intervista dell'antropologo Maurice Godelier. Nessun dubbio che la proporzione degli omofobi si sarebbe spettacolarmente abbassata se ognuno avesse letto questo testo prima di aprire bocca. ;)  ]

 

Due citazioni contro l'omofobia

Oscar Wilde e Marcel Proust erano froci e comunque degli scrittori immensi, con buona pace per i per-niente-omofobi. Avevano commentato gli eventi dello scorso weekend? Impossibile. La prova è qui sotto.

 

Cosa ne avrebbe detto Oscar Wilde?

Nessun dubbio che il grande scrittore irlandese sarebbe andato a caccia dei per-niente-omofobi che si battono contro il matrimonio gay.

« The unspeakable in pursuit of the unexpectant. »

(Citazione apocrifa di Oscar Wilde in forma di gioco di parole intraducibile, forgiata dopo la sua formula «The unspeakable in pursuit of the uneatable» [l’indicibile alla ricerca dell'immangiabile] denunciando la caccia.)

 

Proust contro l'omofobia

Ne Le côté de Guermantes, Marcel Proust scrive:

« De très bons esprits ont cru qu’une république ne pourrait avoir de diplomatie et d’alliances, et que la classe paysanne ne supporterait pas la séparation de l’Église et de l’État. »

[Alcune grandi menti hanno creduto che una repubblica non potrebbe avere diplomazia e alleanze, e che la classe contadina non avrebbe sopportato la separazione tra Chiesa e Stato]

Basta rimpiazzare da una parte la diplomazia e le alleanze con il matrimonio gay e le adozioni omogenitoriali, dall'altra parte la classe contadina con la classe operaia (a cui piacciono i ragionamenti semplicistici) per avere un riassunto dello scorso weekend... e dei mesi a venire.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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