Quattro Stati americani invitano i propri elettori a pronunciarsi sul matrimonio gay

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Quattro Stati americani invitano i propri elettori a pronunciarsi sul matrimonio gay

La Casa Bianca sarebbe un posto carino per festeggiare... un matrimonio gay. ©White House / Lawrence Jackson.

(Blogmensgo, 20 settembre 2012) Ogni quattro anni, nel momento in cui eleggono o rieleggono il presidente, gli Americani partecipano ad una moltitudine di referendum il cui soggetto varia da uno Stato all'altro. Le presidenziali del 6 novembre 2012 non verranno meno alla regola. Non meno di quattro referendum si concentreranno sul matrimonio omosessuale: nel Maine, Maryland, Minnesota e Washington DC. Storicamente le possibilità di vittoria sono molto scarse - a meno che gli scrutini del 2012 si presentino sotto migliori auspici.

Il matrimonio gay, oggi, è legale nella capitale Washington e in sei Stati: Connecticut, Iowa, Massachusetts, New Hampshire, New York, Vermont. In compenso, negli Stati di Washington e del Maryland, la legalizzazione (già adottata per via parlamentare) o l'invalidazione del matrimonio tra persone dello stesso sesso è sospesa fino alla scelta definitiva degli elettori del prossimo 6 novembre.

Solamente l'Arizona ha già votato in favore del matrimonio gay in occasione di un referendum, nel 2006, per poi fare marcia indietro per via referendaria due anni dopo. Gli altri trentatré referendum organizzati fino ad oggi sul territorio americano hanno tutti bloccato il matrimonio gay.

La differenza principale con gli scrutini precedenti è che la popolazione sembra evolversi verso una migliore - o meno peggiore - accettazione dell'omosessualità e del matrimonio gay. Lo Stato del Maine (il più politicamente a sinistra dei quattro Stati interessati) e quello di Washington (il meno religioso dei quattro) sono tra i più progressisti in materia. La causa LGBT sembra piuttosto ben avviata nel Maryland e, forse, anche nel Minnesota.

Altra differenza notevole, la maggiore "professionalità" delle associazioni militanti a favore del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Ma la "professionalità" di argomentazioni è progredita anche nel campo avverso. La campagna degli oppositori al matrimonio gay è coordinata, secondo l'eccellente articolo di The Economist, da un unico uomo: Frank Schubert, l’uomo la cui abile campagna di comunicazione ha rovesciato i pronostici facendo passare in California, quattro anni fa, la Proposizione 8 ostile al matrimonio gay.

Nel 2008, Schubert aveva diffuso uno spot in cui una ragazzina diceva a sua mamma che era contenta di aver imparato a scuola che poteva sposare una principessa. Nel 2012, l'effetto sorpresa di una tale "argomento" sarebbe meno scioccante.

Nel 2008, i partigiani del matrimonio gay privilegiavano l'uguaglianza di diritti civili, argomento oscuro alla maggior parte degli elettori. Questa volta, Zach Silk, che dirige la campagna del collettivo Washington United for Marriage (WUM), pone l'accento sul concetto di amore. WUM parte già da un'ottima posizione, come abbiamo visto dal nostro articolo del 2 agosto 2012: la sua raccolta fondi supera largamente quella degli oppositori al matrimonio gay. In altre parole, i sostenitori del matrimonio omosessuale dispongono di mezzi finanziari più consistenti per finanziare i loro sforzi di comunicazione.

Commento. Barack Obama è più credibile che Mitt Romney per la difesa dei diritti LGBT? Bisognerebbe essere veramente in malafede per sostenere il contrario.

Il tema del matrimonio gay si inserirà, prima o poi, in modo evidente nella campagna per l'elezione presidenziale? La risposta è già nella domanda.

Il matrimonio gay sarà presentato come tale dai suoi difensori? Sarebbe un errore strategico. Perché quando si tratta di argomenti delicati (omosessualità, aborto, pena di morte), lo stato reale dell'opinione pubblica, nel momento di mettere la scheda nell'urna, è senza dubbio meno progressista di quello che suggeriscono i sondaggi. Gli avversari di tale causa lo sanno bene ed è per questo motivo che promuovono sistematicamente dei referendum.

La strategia migliore consiste nel dire "Non abbiate paura" come fecero Giovanni Paolo II e poi Benedetto XVI trentaquattro anni più tardi. E sdrammatizzare. Meglio dire che si combatte per la parità di diritti, per il matrimonio per tutti, per il diritto all'amore, piuttosto che per il matrimonio gay e lesbico, il matrimonio tra persone dello stesso sesso ed il diritto degli omosessuali di sposarsi. Aspettare a tirare di nuovo fuori la fraseologia classica dopo aver vinto il referendum.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

0 Risposta

  1. […] conta. Gli svizzeri l’hanno capito; gli americani l’hanno capito ieri, 6 novembre (cfr. il nostro articolo del 20 settembre 2012) e speriamo che il parlamento francese lo capisca entro il […]

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