L’omofobia costa cara all’economia mondiale

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L’omofobia costa cara all’economia mondiale

La sede dell'OCDE a La Muette. ©OCDE/DR.

(Blogmensgo, 4 giugno 2012) Qualche giorno fa si è tenuta, nella sede parigina dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCDE) una conferenza sul costo dell'omofobia. La conferenza del 30 maggio è stata organizzata insieme al Comité Idaho ed al suo presidente Louis-Georges Tin, in collaborazione con due associazioni dell'OCDE.

L’obiettivo della conferenza è stato quello di quantificare il costo dell'omofobia, per spiegare ai dirigenti politici ed ai leaders economici l'importanza di lottare contro questo flagello. Il costo umano dell'omofobia non è quantificabile, è il economico e finanziario che è stato alcentro del dibattito.

E' ancora quasi impossibile quantificare con esattezza il costo dell'omofobia. Tuttavia se ne conoscono alcuni effetti negativi, da cui derivano potenziali danni.

L’omofobia ha come conseguenza diretta, stigmatizzando i gay, di impedire o di vanificare gli sforzi di prevenzione e di lotta contro Hiv/AIDS, rafforzando così la pandemia tra le popolazioni, diminuendone ipso facto la produttività e aumentando il carico dei bilanci sanitari.

Sul posto di lavoro, la stigmatizzazione di gay e lesbiche frustra il loro potenziale e la loro creatività, quindi il loro valore lavorativo e la produttività dell'azienda.

E da te, al lavoro, è prevista la pausa-coccole? ©OCDE/Michael Dean.

Louis-Georges Tin ha voluto fare una buona impressione, invitando due oratori molto particolari: un dirigente di Randstad ed un deputato nepalese gay, Sunil B. Pant. Sarebbe a dire da una parte i rappresentanti di un'impresa di lavorointerinale e, dall'altra, i rappresentanti di un paese un tempo molto omofobo, il Nepal, che oggi si basa su un forte sviluppo del turismo strizzando l'occhio alla comunità LGBT.

Non esiste alcuna statistica ufficiale sull'orientamento sessuale in Francia. Thierry Laurent e Ferhat Mihoubi, professori di economia all'università di Évry, hanno tuttavia pubblicato nel maggio 2011 uno studio sulla discriminazione salariale a danno di gay e lesbiche (consultabile in PDF).

In confronto agli eterosessuali, i gay francesi guadagnano il 5,5% in meno nel settore pubblico ed il 6,2% in quello privato. In compenso, le lesbiche guadagnano quanto le donne eterosessuali nel settore pubblico ed il 2% in meno in quello privato, perchè sarebbero considerate più produttive.

Commento. I gay guadagnano meno delle lesbiche, che guadagnano meno delle donne eterosessuali? Senza dubbio, quasi tutti ci perdono.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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