Il BFI London Film Festival 2017 promette una programmazione LGBT allettante

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Il BFI London Film Festival 2017 promette una programmazione LGBT allettante

(Blogmensgo, blog gay del 12 settembre 2017) La 61a edizione del Festival del Cinema di Londra, o BFI London Film Festival 2017 si svolgerà dal 4 a l 15 ottobre 2017 in 14 differenti location della capitale britannica. Gli organizzatori hanno appena rilasciato il programma, annunciando un'importante programmazione LGBT.

Il Festival del Cinema di Londra (LFF) non deve essere confuso col London LGBT Film Festival, alias BFI Flare, anche questo organizzato dal British Film Institute (BFI), ma la cui 31a edizione si è svolta nel marzo 2017.

Qui sotto, il trailer del BFI LFF (4-15 ottobre 2017).

La programmazione LGBT del London Film Festival 2017 è decisamente aumentata, in corrispondenza del cinquantenario della depenalizzazione parziale dell'omosessualità in Inghilterra e nei Paesi del Galles, nel 1967. Ma le organizzazioni non precisano il numero esatto di lungometraggi o cortometraggi LGBT programmati per il festival cinematografico di ottobre 2017.

La menzione di una componente LGBT affianca l'annuncio di una programmazione più o meno specifica sulle diverse minoranze visibili (Neri, donne, disabili) e invisibili (gay, lesbiche, immigrati). Non so se vedere in questo un atto di militanza, un conformismo dalle buone intenzioni o una forma più o meno velata di stigmatizzazione.

In ogni caso e data l'estrema compattezza dell'agenda in programma, mi limiterò, qui sotto, a menzionare quattro titoli più o meno emblematici.

Prima di iniziare, segnaliamo che la programmazione di ottobre propone anche una presentazione speciale del festival BFI Flare accompagnata dalla proiezione del film A Fantastic Woman, dove il regista Sebastián Lelio racconta di una persona trans di fronte alla morte della persona amata.

Il BFI London Film Festival 2017 raggruppa una parte dei 242 lungometraggi e 128 cortometraggi – provenienti da 67 Paesi – in una mezza dozzina di sezioni tematiche. La sezione amore (Love) propone anche almeno due film a tematica LGBT.

In Close-Knit, Naoko Ogigami dipinge il ritratto di una donna trans nella quale la giovane nipote del suo compagno ravviva dei sentimenti materni.

Per farsene un'idea, ho volutamente scelto qui sotto il trailer del film in giapponese senza sottotitoli.

Sempre nella sezione Love e questa volta in prima mondiale, Carlos Marques-Marcet racconta in Anchor and Hope l’irruzione di un impenitente latin lover (David Verdaguer) nel piccolo appartamento di una coppia di lesbiche, Eva (Oona Chaplin) e Kat (Natalia Tena). Qui, si scopre che Eva, quasi quarantenne, desidera fortemente un bambino.
In mancanza del trailer, non posso che pubblicare l'unica foto ufficiale disponibile al momento – e che, per me, suggerisce una commedia decisamente divertente.

Anchor and Hope, di Carlos Marques-Marcet: una commedia folle come nella foto? ©BFI

Un'altra sezione del festival sotto l'etichetta Mayor of London (città di Londra). E' il caso di Call Me By Your Name, lungometraggio di Luca Guadagnino già presentato nel 2017 alla Berlinale e ai festival di Sundance (Stati Uniti) e Sydney (Australia). E' la storia di un talentuoso musicista di 17 anni, Elio (Timothée Chalamet), che incontra durante le vacanze estive un affascinante professore di 24 anni, Oliver (Armie Hammer).

Qui sotto, il trailer di Call Me By Your Name – dove si nota che Elio sembra avere meno di 17 anni e Oliver molti di più di 24, ma poco importa perché il colpo di fulmine avviene subito prima della fine delle vacanze…

Il titolo più noto dei quattro lungometraggi di cui parlo qui è anche il solo a concorrere nella competizione ufficiale principale. Si tratta di 120 battements par minute (o 120 BPM, in italiano come in francese), film dove il regista e co-sceneggiatore Robin Campillo evoca la grande epoca dell'Act-Up Paris, vale a dire la militanza e gli avvenimenti degli anni '90 sullo sfondo dell'AIDS e di una storia d'amore impossibile poiché l'AIDS uccideva ancora in massa in quel periodo nei Paesi ricchi – Hervé Guibert, Jacques Demy, Miles Davis, Anthony Perkins, Cyril Collard, Arthur Ashe e molti altri ne furono le vittime più note.

Qui sotto, il trailer – in francese – di 120 battements par minute:

Già solo il trailer – un modello nel suo genere – fa venire voglia di vedere il film di Campillo. Se si aggiunge la bravura degli attori principali (compresa l'attrice Adèle Haenel, che è la compagna della regista Céline Sciamma) e i Bronski Beat come colonna sonora, è possibile capire il successo di pubblico del film e le critiche positive che ha ricevuto, compreso il gran premio della giuria a Cannes.

Ma la reazione dei media francesi è stata meno unanime di quello che sembra. A meno che non sbagli, nessun media di destra ha evocato il film ed il contesto che mette in scena. Le riviste che hanno messo il film in copertina sono notoriamente di sinistra, come Les Inrockuptibles, nel cui numero del 23 agosto 2017 lancia un grido d'amore per il cinema.

Il 23 agosto 2017, gli Inrockuptibles (qui sopra).

Anche Le magazine du Monde, supplemento di un quotidiano oggi come oggi sempre più di centro che di sinistra, gli ha dedicato la copertina.

Su Le magazine du Monde, del 12 agosto 2017.

Quindi saremmo tentati di credere che i francesi hanno infine preso coscienza della realtà e degli impegni dell'AIDS, della stigmatizzazione che subiscono i sieropositivi, della necessità dell'uguaglianza di diritti, e anche della bellezza di ogni amore, che sia omosessuale o eterosessuale?

La risposta è così negativa!

I fari puntati su 120 BPM nono sono in grado di nascondere il silenzio di numerosi media. E poiché parlavamo degli Inrockuptibles, nel numero del 16 agosto 2017 dedicato al «ritorno letterario» – altro fenomeno molto francese – è contenuta un'inchiesta sulla vita delle persone LGBT nell'ambito carcerario. La quotidianità di lesbiche e gay è un incubo, con i froci abusivamente associati ai pedofili, e quindi delinquenti sessuali. Per le persone trans, l'incubo si trasforma sovente in un calvario senza fine. I detenuti chiudono gli occhi, l'amministrazione chiude gli occhi. il grande pubblico vuole ancora più severità. E se hai la sfortuna di essere anche sieropositivo, è ancora peggio. Perché in carcere, un discorso semplicistico tende a rimpiazzare un ragionamento più sofisticato. Se sei sieropositivo, sei un frocio, quindi un pedofilo, quindi un delinquente sessuale, quindi ti picchiamo per insegnarti cos'è la vita.

Come si materializza la discriminazione delle persone LGBT nell'ambito carcerario? Chiudendo gli occhi o praticando una violenza selettiva, come abbiamo visto qui sopra. Il personale carcerario non è avaro di omissioni o errori volontari. Dimenticherà di segnalare la possibilità di pericolo per una persona (automutilazioni, violenze ripetute, ecc.) o un documento riservato sarà visibile a tutti. L'inchiesta di Inrocks racconta anche il caso di un detenuto la cui cartella medica è stata erroneamente «dimenticata» su un tavolo, alla vista di tutti, dove nella prima pagina del dossier era scritto in rosso  e a caratteri cubitali visibili da metri di distanza: HIV – tre lettere che hanno significato per il sieropositivo a cui è stato fatto outing, un calvario di mesi e mesi.

Vale a dire che servono ancora film come 120 BPM per far capire alle persone tutto il male che fanno credendo di fare del bene.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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