Orlando, un anno dopo

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Orlando, un anno dopo

(Blogmensgo, blog gay del 21 giugno 2017) Al Pulse NightClub di Orlando, il 12 giugno 2016, un uomo armato ha ucciso 49 persone – appartenenti quasi tutte alla comunità LGBT – e ha fatto 58 feriti. Un anno dopo, Orlando e il mondo intero se ne sono ricordati. Ma i ricordi, talvolta, si sviluppano in modo inquietante.

Alcuni sopravvissuti al massacro si sono dati appuntamento per un memoriale improvvisato al Pulse (il locale notturno gay non ha mai riaperto dopo la tragedia), per una cerimonia alla quale hanno assistito le famiglie delle vittime. Almeno un uomo era senza dubbio assente: il padre di un giovane uomo ucciso dall'assassino che, un anno dopo, ancora rifiuta di recuperare il corpo del figlio per il fatto che era gay.

Qui sotto la lunga cerimonia dei discorsi (1 ora e 30 minuti), vicino alla piccola tribune:

Un po' più lontano, in serata, alcune migliaia di persone si sono raggruppate in memoria delle vittime della sparatoria. E' stata una delle tante manifestazioni nella contea di Orlando.

Il governatore della Florida aveva decretato il 12 giugno Orlando United Day e l'hashtag #OrlandoUnitedDay è fiorito sui social per l'occasione.

Innumerevoli altre cerimonie di ricordo hanno segnato la giornata del 12 giugno 2017, negli Stati Uniti e nel mondo intero. Anche in luoghi abitualmente poco friendly.

Così come 49 rintocchi di campana dovevano suonare dalla vicina chiesa il 12 giugno alle ore 12 in punto. Un rintocco per ognuno dei 49 morti. Ignoro se sia avvenuto.

Anche il presidente Donald Trump ha inviato un tweet con l'hashtag #OrlandoUnitedDay, ed una foto delle 49 vittime. Un tweet senza errori di ortografia o sintassi, quindi preparato da qualcun altro.

Queste apparenti contraddizioni attestano non una reale empatia, ma l'espressione di un pregiudizio implicito: numerosi voci che hanno salutato la memoria delle vittime, ma occultando volutamente la dimensione omofoba del massacro di Orlando per trasformarlo nell'ultimo atto di un terrorista solitario. In altre parole, abbracciare per meglio pugnalare.

L’altra tendenza nauseabonda che è emersa durante le commemorazioni, ed in particolare sui social (leggete, ad esempio, i commenti al video qui sopra), è un forte prurito complottista. Un po' come dopo lo «sbarco sulla luna» (20 luglio 1969) o dopo la distruzione delle torri del World Trade Center (11 settembre 2001).

I complottisti affermano che Neil Armstrong si sia accontentato di camminare in uno studio cinematografico e che le due torri non siano cadute per un attentato terroristico, ma a seguito di una demolizione voluta.

La differenza rispetto ad Orlando è che le teorie complottiste che negano la realtà del massacro sono chiaramente omofobe: sarebbe la «lobby gay» avrebbe inventato la strage per compiacere la stessa «lobby gay».

Ahimè! Dopo 365 giorni, 49 morti e 58 feriti, l'omofobia rimane più viva che mai. Long is the road…

Terminiamo con una nota di speranza (?). Le commemorazioni del 12 giugno in un reportage della CBS qui sotto. Al di là del tono giornalistico volutamente neutro, ho notato una relativa empatia nel trattare l'argomento. E soprattutto, ho notato la frequenza di due parole: l’amore (love) e la vita (life). Si tratta della vita rubata alle vittime, certo, ma anche del fatto che la vita continua – e in una continuazione fatta di amore.

Per un racconto più dettagliato degli eventi del 15 giugno 2016, leggete il nostro articolo dal titolo We Are Orlando.

Traduzione da un articolo originale di Philca di MensGo.Fr.

Giorgio / MensGo

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